domenica 31 maggio 2026

Meloni, Draghi e il Catechismo dell'Avanzo Primario: Ovvero Come Affamarsi con Stile Europeista

Sul Sole 24 Ore di oggi campeggia uno di quegli articoli che ti fanno venire voglia di incorniciare il monitor e appenderlo al muro come monumento all'ortodossia economica. L'autore — con tono da preside che richiama la scolaresca all'ordine — spiega alla premier Meloni come si fa a essere dei bravi europei. Il problema è che la premier, a differenza di quanto scrive il professore, è già bravissima. Fin troppo. Ma andiamo con ordine.
Punto 1: "Niente debito europeo comune, per carità"
Il pezzo attacca subito con una perla: bisogna *contrastare il ricorso al debito europeo* per finanziare difesa, transizione ecologica, energia. 
Fermi tutti.
L'Unione Europea, che non emette moneta propria a livello federale, che non ha un Tesoro federale, che lascia ogni Stato membro a fare i conti con spread e mercati, dovrebbe affrontare sfide geopolitiche da migliaia di miliardi senza fare debito comune. 
Con cosa, scusi?
Con le bustine dello zucchero avanzate dai summit di Bruxelles?
Dal punto di vista MMT la questione è persino più radicale: il problema dell'Eurozona non è che fa troppo debito, è che ha costruito un sistema monetario in cui nessuno può fare il lavoro che uno Stato sovrano fa normalmente, cioè spendere moneta netta nell'economia quando serve. 
L'unica risposta sensata alla trappola dell'euro sarebbe più debito comune, non meno.
Ma questa è eresia, si capisce.
Meglio l'austerità espansiva che prima o poi espande da qualche parte

Punto 2: "Le regole le votate voi, quindi non lamentatevi"

Secondo il professore, Meloni non può lamentarsi delle regole europee perché quelle regole le approvano i governi nazionali in Consiglio.
Tecnicamente corretto.
Politicamente esilarante.
È come dire a un detenuto: "Sei tu che hai firmato la confessione, quindi non ti lamentare della cella."
Il Fiscal Compact, il Patto di Stabilità, le regole sul deficit al 3%, il pareggio di bilancio addirittura infilato in Costituzione. Tutto votato, tutto firmato, tutto benedetto da governi italiani di ogni colore.
Compreso quello guidato da Mario Draghi, nume tutelare dell'attuale esecutivo Meloni, che di quelle regole è stato tra i più fedeli custodi.
La vera domanda non è : chi ha votato le regole, ma perché nessuno mette in discussione regole che impongono austerità strutturale a economie che non crescono.
La risposta è semplice: perché chi le ha scritte lavora nell'interesse dei creditori, non dei cittadini. Ma anche questo è eresia. Andiamo avanti.
Punto 3:
Il Capolavoro Logico Voto all'unanimità sì, lentezza no.
Qui l'articolo  vette di involontaria comicità che nessun satirico potrebbe eguagliare.
Da un lato il professore difende giustamente la critica alla lentezza decisionale europea. 
Dall'altro ricorda che Meloni difende strenuamente il voto all'unanimità in Consiglio.
Ora, per chi non lo sapesse: il voto all'unanimità significa che *qualunque* dei 27 stati membri può bloccare qualunque decisione.
È il sistema più lento del mondo civilizzato. È come organizzare una gara di Formula 1 e pretendere che tutte le macchine arrivino insieme.
Meloni quindi vuole un'Europa veloce ma con il freno a mano tirato da 27 mani diverse.
L'articolo lo fa notare, correttamente, e fin qui siamo d'accordo.
Il problema è che la soluzione implicita, più integrazione, più cessione di sovranità, più maggioranza qualificata, viene proposta conservando intatto il framework di austerità. 
Quindi: più velocità nel decidere tagli. Più efficienza nell'imporre il pareggio di bilancio. Più rapidità nello smantellare lo stato sociale.
Grazie, ma preferiamo la lentezza.
Punto 4: È ora di avere un dibattito informato
L'articolo è un classico del genere: non è ora di avere un dibattito informato, quindi responsabile, sull'Europa?
Sì. Assolutamente sì.
Iniziamo.
Un dibattito informato dovrebbe partire da un fatto che né l'articolo né la premier né il governo né l'opposizione né praticamente nessun editorialista mainstream sembra disposto ad ammettere:
l'Eurozona è strutturalmente deflazionistica.
Ha eliminato la sovranità monetaria degli stati membri senza costruire una federazione fiscale.
Ha imposto il pareggio di bilancio come virtù cardinale nel momento esatto in cui la domanda aggregata crollava.
Ha trasformato la moneta,che nella visione MMT è uno strumento pubblico di gestione dell'economia reale, in un cappio gestito da una banca centrale che per statuto non può finanziare gli stati.
Il risultato? Vent'anni di crescita anemica, infrastrutture degradate, sanità sottofinanziata, giovani esportati come merce, e un ceto medio che si è progressivamente impoverito mentre ci spiegavano che il rigore era necessario.
Conclusione: Meloni e il Professore, Due Facce della Stessa Moneta (che Non Emettono)
La cosa più istruttiva di tutta questa vicenda è che Meloni e il suo critico accademico, pur litigando, condividono la stessa premessa fondamentale: che i soldi dello stato siano una risorsa scarsa che bisogna guadagnare prima di spendere.
Meloni la usa per fare sovranismo da palcoscenico mentre esegue pedissequamente i compiti a casa di Bruxelles.
Il professore la usa per spiegarle che li sta eseguendo male.
Nessuno dei due si chiede se i compiti a casa abbiano senso.
Nel frattempo l'Italia fa avanzo primario, cioè incassa più di quanto spende, al netto degli interessi, da più di trent'anni.
Toglie cioè moneta netta dal sistema privato in modo strutturale.
E ogni anno ci meravigliamo che non cresciamo.
È come svuotare la vasca e poi chiedersi perché non si riesce a nuotare.
Ma questo, si capisce, non è un dibattito informato. 
È solo l'eresia MMT.

Olindo Cervi

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