Quello che gli economisti hanno scoperto e Trump non ha mai detto ai suoi elettori
Nel 2018 Donald Trump ha dichiarato guerra commerciale alla Cina. Dazi su dazi, minacce su minacce, tweet su tweet. L'obiettivo dichiarato era semplice: proteggere i lavoratori americani, far pagare alla Cina il costo della sua "slealtà commerciale", riportare le fabbriche in America.
Quattro anni dopo, un gruppo di economisti del National Bureau of Economic Research, il più autorevole istituto di ricerca economica americano, ha pubblicato uno studio che risponde alla domanda che tutti avrebbero dovuto fare prima: chi ha pagato davvero il conto?
La risposta è scomoda. E vale la pena leggerla con calma.
CHE COSA SONO I DAZI, IN PAROLE SEMPLICI
Un dazio è una tassa che si paga quando si importa qualcosa dall'estero. Se importi scarpe dalla Cina e c'è un dazio del 25%, paghi il prezzo delle scarpe più il 25% allo Stato americano.
La domanda chiave è: chi assorbe questo costo aggiuntivo? Ci sono due possibilità. O il produttore cinese abbassa il prezzo delle sue scarpe per compensare il dazio e restare competitivo, e in quel caso è la Cina a pagare. Oppure il prezzo rimane invariato e il dazio si scarica sull'importatore americano, e in quel caso sono gli americani a pagare.
Trump sosteneva la prima versione. La Cina avrebbe pagato. Gli americani avrebbero guadagnato.
COSA DICONO I DATI
Lo studio di Fajgelbaum e Khandelwal (NBER Working Paper n. 29315, 2021) ha analizzato i dati reali. Cosa è successo davvero ai prezzi dopo l'introduzione dei dazi?
Il risultato è netto: i prezzi cinesi non sono scesi. I produttori cinesi non hanno abbassato i loro prezzi per compensare i dazi americani. Di conseguenza, il costo dei dazi si è scaricato integralmente sugli importatori americani, cioè sulle aziende e sui consumatori degli Stati Uniti.
In gergo tecnico si chiama "pass-through completo". Significa che ogni centesimo di dazio è diventato un centesimo in più pagato dagli americani. Non dalla Cina.
Con dazi medi del 22%, gli importatori americani hanno subito una perdita complessiva pari allo 0,58% del PIL americano. Sono circa 130 miliardi di dollari all'anno trasferiti dalle tasche degli americani alle casse del governo americano, non dalla Cina all'America, come Trump prometteva.
MA ALLORA I DAZI NON SERVONO A NIENTE?
Non esattamente. I dazi hanno prodotto del gettito fiscale per il governo americano. E hanno protetto alcune industrie americane dalla concorrenza cinese: la siderurgia, per esempio, ha beneficiato dei dazi sull'acciaio.
Ma qui arriva il secondo colpo di scena.
Lo studio di Flaaen e Pierce (2019) ha analizzato l'occupazione manifatturiera americana dopo i dazi. Risultato: sì, alcune aziende protette dalla concorrenza cinese hanno assunto qualche lavoratore in più. Ma molte altre aziende americane, quelle che usano componenti e materie prime importate dalla Cina, hanno visto aumentare i loro costi di produzione. E hanno licenziato.
Il saldo finale? L'occupazione manifatturiera americana non è aumentata. I posti di lavoro creati dalla protezione tariffaria sono stati più che annullati dai posti di lavoro persi a causa dei maggiori costi degli input.
Trump aveva promesso di riportare le fabbriche in America. Le fabbriche non sono tornate.
LA RAPPRESAGLIA CINESE E CHI HA PAGATO
La Cina non è rimasta a guardare. Ha risposto con dazi sulle esportazioni americane: circa 100 miliardi di dollari di prodotti americani colpiti, con tariffe medie salite al 20,8%.
E qui c'è un dettaglio politicamente esplosivo, documentato dallo studio di Blanchard e colleghi: la Cina ha scelto con cura cosa colpire. Il 27% dei dazi cinesi ha riguardato prodotti agricoli americani, soia, mais, carne di maiale. Prodotti tipici degli Stati rurali del Midwest e delle Pianure, storicamente repubblicani, storicamente elettori di Trump.
Le contee americane più esposte ai dazi di ritorsione cinesi hanno registrato un calo dell'occupazione dello 0,75 punti percentuali rispetto alle contee meno esposte. E alle elezioni congressuali del 2018, nelle stesse contee, il sostegno ai candidati repubblicani è diminuito.
La Cina, in altre parole, ha risposto colpendo esattamente gli elettori di Trump. E ci ha azzeccato.
QUANTO HA PERSO CIASCUNO
Gli economisti hanno calcolato la perdita complessiva di benessere, cioè quanto è diminuito il reddito reale di ciascun paese a causa della guerra commerciale.
Per gli Stati Uniti: tra lo 0,04% e lo 0,17% del PIL, a seconda dei modelli utilizzati. Non una cifra enorme in termini assoluti, ma significativa se si considera che era evitabile.
Per la Cina: circa lo 0,29% del PIL. La Cina ha pagato un po' di più in termini relativi.
Ma c'è un dato che i modelli economici tradizionali faticano a spiegare: i mercati azionari americani hanno reagito agli annunci dei dazi con cali cumulativi del 12,9% nelle finestre di tre giorni intorno agli eventi chiave. Un crollo molto più grande di quello che i modelli prevedevano. Il che suggerisce che gli investitori, quelli che mettono i soldi veri, si aspettavano conseguenze molto peggiori di quelle poi misurate dagli economisti con i modelli statici. Questa discrepanza non è ancora stata spiegata in modo soddisfacente.
LA LEZIONE CHE VALE ANCHE OGGI
La guerra dei dazi USA,Cina è stata presentata come una battaglia per i lavoratori americani contro l'ingiustizia cinese. I dati raccontano una storia diversa: una tassa nascosta pagata dai consumatori americani, nessun guadagno netto di occupazione, e una rappresaglia cinese mirata a colpire proprio gli elettori che avevano creduto alle promesse.
Questo non significa che il commercio internazionale sia sempre giusto o che non esistano pratiche scorrette da parte della Cina. Significa che i dazi, così come sono stati usati, non erano lo strumento giusto per affrontarle. Erano uno strumento semplice da spiegare in un tweet e difficile da difendere con i dati.
Vale la pena ricordarlo oggi, nel 2025,2026, mentre il dibattito sui dazi torna di moda in mezzo mondo.
Olindo Cervi, che non ha la Bocconi ma legge i working paper del NBER
Fonte: Fajgelbaum P.D., Khandelwal A.K. (2021). "The Economic Impacts of the US,China Trade War". NBER Working Paper No. 29315.
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