domenica 17 maggio 2026

IL SIGNOR ERNESTO E LA SCOPERTA DELL'ACQUA CALDA: LA SPESA PUBBLICA FA BENE SE È PRODUTTIVA

 Ovvero: il nostro signor Ernesto economista da tastiera reinventa Keynes senza saperlo, e poi lo insulta

Veniamo al dunque. 

Un altro sapientone si affaccia su X.com con grafici, acronimi in maiuscolo e la certezza di chi ha appena scoperto la penicillina. 

Riassumendo e togliendo i grafici il nostro amico afferma :

Perchè é importante il rapporto Produttività Totale dei Fattori su Spesa Pubblica(curva rossa asse sx)?

La TFP misura quanto efficientemente si usano lavoro e capitale.


La spesa pubblica incide su questa efficienza perché:

Incrementa il capitale pubblico: infrastrutture e beni pubblici complementari a quelli privati (es. una buona rete stradale fa aumentare la produttività delle imprese).

MIGLIORA IL CAPITALE UMANO(NOI): più istruzione e ricerca → lavoratori e imprese più innovativi.

Cosa succede in Italia?

La composizione della spesa è sbilanciata: troppa spesa corrente, assorbita dalla pubblica amministrazione specialmente, e poca spesa in investimenti produttivi e R&S.

Questo concetto é malcompreso(o volutamente ignorato).

L' economia neomelodica vuole un'impresa al servizio dello stato quando la mission é esattamente contraria.

Lo Stato deve essere, tramite i suoi SERVITORI, al SERVIZIO dell'impresa privata che ne sopporta il costo ricevendo di ritorno ausilio fondamentale per ammortizzarlo.

Chi dovrebbe spiegarvi quanto sopra, chi vi forma ad esempio, sovente é parte del problema.

Fa politica e manca ai suoi doveri grazie a privilegi anacronistici (non é sul mercato, non subisce concorrenza, é impermeabile al ciclo economico).

Prima o poi questo argomento andrà affrontato seriamente.

Leggere sciocchezze come questa (é un mio parere ovviamente) non é più tollerabile.

La politica nelle Università non é più tollerabile.

L'istruzione pubblica é un servizio fondamentale e la politica la sta distruggendo.

Vediamo di rispondere al nostr amico Signor Ernesto.

Stavolta il tema è la TFP (Total Factor Productivity) e il suo rapporto con la spesa pubblica. 

Argomento serio, trattato nel modo più confuso possibile.

Andiamo per punti, con la pazienza che la cosa merita.

LA GRANDE SCOPERTA: LA SPESA PUBBLICA PRODUTTIVA FA BENE

Il nostro amico ci spiega, con toni da rivelazione apocalittica, che la spesa pubblica in infrastrutture e istruzione aumenta la produttività. 

Le strade buone fanno bene alle imprese. 

L'istruzione produce lavoratori più capaci. 

La ricerca genera innovazione.

Benissimo. Vero al 100%.

Peccato che questa cosa la sapesse già Keynes nel 1936 e la sapeva Abba Lerner negli anni Quaranta e la sa chiunque abbia mai aperto un manuale di economia pubblica.

Persino la Banca Mondiale, che non è esattamente un covo di comunisti, pubblica da decenni studi che dimostrano come gli investimenti pubblici in infrastrutture abbiano moltiplicatori superiori a 1,5 — cioè ogni euro speso genera più di un euro di PIL.

Quindi la "scoperta" del nostro amico è che bisogna spendere bene i soldi pubblici invece di spenderli male.

Grazie. 

Illuminante. 

Riformuliamo: dobbiamo fare le cose buone invece delle cose cattive. 

Questo è il contributo alla teoria economica.

IL PARAGRAFO CAPOLAVORO: LO STATO AL SERVIZIO DELL'IMPRESA

Poi arriva il momento clou. Cito testualmente, perché nessuna parafrasi renderebbe giustizia alla cosa:

"Lo Stato deve essere, tramite i suoi SERVITORI, al SERVIZIO dell'impresa privata che ne sopporta il costo ricevendo di ritorno ausilio fondamentale per ammortizzarlo."

Fermiamoci qui un momento.

Lo Stato che emette la moneta, che definisce i diritti di proprietà, che garantisce i contratti,  che forma i lavoratori, che costruisce le strade su cui girano i camion delle imprese private  sarebbe un SERVITORE dell'impresa privata.

L'impresa privata "sopporta il costo" dello Stato.

Pagando le tasse, si intende.

Noi ragionieri (non economisti) ci facciamo sempre qualche domanda e ci chiediamo da dove vengono i soldi con cui le imprese pagano le tasse. 

Dai ricavi. 

E i ricavi da dove vengono? 

Dai clienti. 

I clienti con che cosa pagano? 

Con i loro redditi.

I redditi da dove vengono?

Dal lavoro. 

La forza lavoro da chi è formata? 

Dallo Stato, con l'istruzione pubblica che il nostro amico stesso ha appena elogiato.

Quindi il settore privato nel suo complesso non può pagare più tasse di quanti soldi lo Stato ha immesso nell'economia attraverso la spesa pubblica e il deficit. 

È una identità contabile, non un'opinione. 

Se lo Stato spende 100 e raccoglie 90 di tasse, il settore privato nel suo complesso ha guadagnato 10. Se lo Stato spende 100 e raccoglie 110, il settore privato nel suo complesso ha perso 10. 

È aritmetica delle partite doppie e non è ideologia.

LA CONTRADDIZIONE GLORIOSA

Il capolavoro del tweet sta nella contraddizione interna che il suo autore non sembra notare.

Da un lato: la spesa pubblica in istruzione, infrastrutture e ricerca è fondamentale per la produttività. Bisogna farla perchè è essenziale.

Dall'altro: lo Stato è un servitore dell'impresa privata, i dipendenti pubblici sono "servitori" con "privilegi anacronistici", la politica nelle università "non è più tollerabile", l'istruzione pubblica va difesa ma chi la gestisce va criticato.

Quindi: vogliamo più investimenti pubblici in istruzione e ricerca, ma chi lavora nelle università ha privilegi anacronistici e fa politica invece di lavorare. 

Vogliamo più capitale pubblico, ma lo Stato è un servitore dell'impresa. 

Vogliamo spesa produttiva, ma la spesa corrente, quella che paga gli stipendi dei ricercatori, dei professori, degli ingegneri e delle infrastrutture è il problema.

Come si fa a investire in istruzione senza pagare gli insegnanti? Come si costruisce un'infrastruttura senza pagare i tecnici pubblici che la progettano e la sorvegliano? Come si fa ricerca senza finanziare i ricercatori?

Mistero.

COSA DICE LA MMT

La MMT è d'accordo che la composizione della spesa pubblica conta. 

Anzi, è uno dei suoi punti centrali: lo Stato non dovrebbe preoccuparsi del deficit in astratto, ma di cosa compra con quel deficit. 

La spesa in istruzione, ricerca e infrastrutture crea capacità produttiva reale, riduce i colli di bottiglia, aumenta la produttività di lungo periodo. 

La spesa in sussidi a settori improduttivi, spesa assistenziale senza accompagnamento al lavoro, spesa militare fine a sé stessa portano molto meno utile.

Fin qui siamo d'accordo con il nostro amico. 

Ma la MMT aggiunge qualcosa di fondamentale che la sua analisi ignora completamente: uno Stato che emette la propria moneta non è vincolato finanziariamente. 

Non ha bisogno di "trovare i soldi" prima di spendere. Il vincolo è reale e basato su risorse, lavoro, capacità produttiva e non finanziario.

Questo significa che il problema dell'Italia non è che "non ci sono soldi per investire". 

I soldi li crea la Banca Centrale Europea su richiesta. 

Il problema è politico: la scelta di non investire, di tagliare la spesa produttiva per rispettare parametri europei pensati in funzione di interessi finanziari, non dell'economia reale.

Il nostro amico ha identificato il sintomo (spesa pubblica mal composta) ma ha sbagliato completamente la diagnosi: non è colpa dei professori universitari di sinistra. È colpa di trent'anni di austerità che hanno tagliato proprio quella spesa produttiva che lui ora giustamente rimpiange.

LA CONCLUSIONE

Ricapitolando: il nostro amico ha scoperto che bisogna spendere bene i soldi pubblici. Giusto. Ha scoperto che le infrastrutture e l'istruzione aumentano la produttività. Giusto. Ha scoperto che in Italia si spende male. Giusto.

Poi ha concluso che lo Stato deve essere un servitore dell'impresa privata, che i professori universitari sono il problema, e che chi non è "sul mercato" non ha diritto di parlare di economia.

Il problema è che questa conclusione contraddice le premesse. 

Per avere buone infrastrutture, buona istruzione e buona ricerca serve uno Stato forte, ben finanziato, con dipendenti pubblici competenti e ben pagati — non servitori in livrea che chiedono il permesso all'impresa privata prima di aprire una scuola.

Ma questa cosa, evidentemente, non è ancora tollerabile.

Olindo Cervi — che non ha la Bocconi ma almeno non si contraddice nello stesso tweet

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