Ovvero: come confondere la spesa pubblica lorda con la spesa pubblica netta, e farne un video da 1.714 like.
Il Professor Michele Boldrin, economista, fondatore del partito ORA! e instancabile fustigatore dello spreco pubblico, ha diffuso un video in cui ci spiega con tono da chi ha appena smascherato una truffa colossale che l'Italia ha speso 450 miliardi di euro e non si vede nessuna differenza. Quindi la spesa pubblica non serve a niente. Quindi lo Stato è uno spreco. Quindi tagliamo tutto.
Potete vedere il Professore in azione qui: 450 MILIARDI di euro e non è cambiato nulla!
1.714 like. Bene.
Peccato che il ragionamento abbia un piccolo problema. Un problemino tecnico. Una cosuccia da niente che si chiama avanzo primario.
IL TRUCCO CHE IL PROFESSORE NON CONOSCE
Quando lo Stato italiano spende 450 miliardi, non li butta tutti nell'economia come se piovesse. Se raccoglie più di quanto spende, al netto degli interessi sul debito, si dice che lo Stato fa avanzo primario. L'Italia fa avanzo primario da trent'anni. Trent'anni di fila. Siamo stati campioni europei e mondiali di austerità fiscale.
Tradotto in italiano semplice: lo Stato prende 100 dai cittadini con le tasse e ne ridà 95 sotto forma di servizi, stipendi, pensioni, investimenti. I 5 che avanzano li usa per pagare gli interessi ai creditori del debito pubblico — banche, fondi, investitori istituzionali.
Quindi la domanda giusta non è "abbiamo speso 450 miliardi e non si vede niente?". La domanda giusta è: quanti soldi ha tolto lo Stato dall'economia mentre li spendeva?
Se togli 460 miliardi di tasse e ne rimetti 450, il saldo netto per l'economia privata è meno 10 miliardi. Hai tolto più di quanto hai dato. L'economia si contrae. E poi ti chiedi perché non si vede la differenza.
È come svuotare il mare con un secchio e riempirlo con mezzo secchio, e poi stupirsi che il livello dell'acqua scenda.
I NUMERI CHE IL PROFESSORE NON CITA
Dal 1992 al 2022 l'Italia ha accumulato avanzi primari per oltre 900 miliardi di euro. Novecentomiliardi. Tolti dall'economia, sottratti alla domanda aggregata, drenati dal settore privato per essere trasferiti ai creditori del debito pubblico.
In quello stesso periodo, il PIL italiano in termini reali è cresciuto meno di qualsiasi altro paese dell'eurozona. La produttività è rimasta ferma. I salari reali sono diminuiti — unico paese nell'OCSE con i salari reali più bassi nel 2022 rispetto al 1990. La disoccupazione giovanile ha toccato il 40% durante la crisi del 2012-2014.
Coincidenza? No. Conseguenza diretta di trent'anni di politica fiscale restrittiva spacciata per "responsabilità".
LA CONTABILITÀ NAZIONALE CHE SMONTA TUTTO
C'è una identità contabile. Non è un'opinione ma un'identità matematica che si chiama equazione dei saldi settoriali, elaborata dall'economista Wynne Godley negli anni Settanta.
Dice così: Saldo settore privato + Saldo settore pubblico + Saldo estero = 0.
In parole povere: se lo Stato è in surplus, cioè incassa più di quanto spende, il settore privato deve essere in deficit. Sono i due lati della stessa medaglia. Ogni euro di avanzo primario dello Stato è un euro in meno nelle tasche delle famiglie e delle imprese italiane. Non è ideologia, ma è matematica. È la stessa logica con cui funziona un bilancio familiare.
QUEI 450 MILIARDI DOVE SONO ANDATI?
Buona parte è andata in servizi reali. Sanità, istruzione, pensioni, forze dell'ordine, infrastrutture nella spesa che si vede: gli ospedali ci sono, le scuole ci sono, le strade ci sono. Fanno schifo ma ci sono.
Ma una parte significativa di quella spesa è stata finanziata togliendo i soldi dai contribuenti con una pressione fiscale tra le più alte d'Europa mentre un'altra parte, circa 70-100 miliardi l'anno di soli interessi sul debito, è uscita dall'economia italiana per finire nelle tasche dei creditori finanziari (banche, assicurazioni, fondi d'investimento e oligarchi italiani).
Quindi il Professore dovrebbe riformulare la domanda così: "L'Italia ha speso 450 miliardi, ma ne ha anche tolti 460 di tasse, e ne ha regalati 75 di interessi alle banche. Avete visto qualche differenza?" La risposta sarebbe: sì, certo in peggio.
LA DOMANDA CHE NESSUNO FA MAI
Cosa sarebbe successo se l'Italia, invece di fare avanzo primario per trent'anni, avesse fatto deficit primario investendo la differenza in istruzione, ricerca, infrastrutture, transizione energetica?
Guardate la Corea del Sud nel 1960: paese distrutto dalla guerra, PIL pro capite da fame, nessuna industria. Lo Stato ha investito massicciamente, ha guidato lo sviluppo industriale, ha finanziato l'istruzione pubblica universale. Oggi la Corea del Sud ha un PIL pro capite superiore all'Italia.
Guardate gli Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta: deficit federali, investimenti pubblici massicci in autostrade, università, ricerca militare che ha generato internet, GPS, i microprocessori. La più grande crescita economica della storia americana.
In Italia invece abbiamo fatto avanzo primario, tagliato la spesa, privatizzato, liberalizzato e il Professore si chiede perché non si vede la differenza.
La differenza si vede, caro Professore. Si vede nei giovani che emigrano, nei salari fermi da trent'anni, nelle università sottofinanziate, nelle infrastrutture che crollano e si vede nella sanità pubblica allo sfascio.
Quella è la differenza.
Ed è esattamente quella che ci si doveva aspettare da trent'anni di politica fiscale restrittiva applicata con disciplina encomiabile e risultati eccellenti per un disegno economico assolutamente criminale.
Olindo Cervi — che non ha la Bocconi ma sa distinguere la spesa lorda dalla spesa netta
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