Piccole riflessioni sul nostro mondo
Blog di discussione su argomenti di economia e finanza
domenica 22 marzo 2026
Come Pechino Smentisce il Mercato e Applica i principi della MMT
La Cina è il più grande importatore di petrolio al mondo.
Il greggio internazionale supera i 100 dollari al barile, i conflitti in Medio Oriente infiammano i
mercati, eppure, in Cina, il prezzo della benzina rimane ancorato a circa 7 yuan al litro (meno di 1
euro).
Meno della metà rispetto all’Italia.
Come è possibile visto che la Cina non è produttore ma importatore di petrolio esattamente come
l’Italia ?
Per l’economia ortodossa, questo è un paradosso. Per la MMT , è la conferma di una regola ferrea:
il monopolista nell’emissione della moneta, se vuole, decide il livello dei prezzi di qualsiasi bene.
L’analisi del mercato energetico cinese offre un caso di studio da manuale su come uno Stato
sovrano possa scollegare i prezzi interni dalle forze brutali del mercato globale, utilizzando la leva
fiscale e il controllo della valuta per garantire la stabilità sociale.
Ecco i meccanismi che lo dimostrano.
1. La "Scatola Nera" dei Prezzi: Il Controllo Amministrativo
In Europa, il prezzo alla pompa è il termometro quasi istantaneo della geopolitica.
In Cina, è una decisione politica.
Il prezzo della benzina non è determinato dalla domanda e offerta, ma dalla Commissione
Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (NDRC) , il massimo organo di pianificazione economica.
Il meccanismo è rivelatore:
- Si calcola una media dei prezzi internazionali su 10 giorni lavorativi.
- Il prezzo viene aggiornato con un ritardo di due settimane.
Questo ritardo non è un difetto tecnico, ma una dichiarazione di intenti: si impedisce alla
speculazione finanziaria e alle crisi di breve durata di intaccare il potere d'acquisto dei cittadini.
2. Il Muro dei 130 Dollari: Quando lo Stato si "Scollega"
Qui arriviamo al cuore della dimostrazione della MMT. La Cina ha fissato un limite massimo
psicologico e normativo: 130 dollari al barile.
Se il prezzo internazionale supera questa soglia, Pechino aziona il freno d'emergenza.
Il paese si "disconnette" dal mercato globale.
Le tre grandi compagnie statali (China National Petroleum Corporation (CNPC), Sinopec, China
National Offshore Oil Corporation (CNOOC) ricevono l'ordine di mantenere il prezzo interno
artificialmente basso, operando in perdita.
Nel 2008, quando il petrolio volò a 147 dollari, Sinopec perse quasi 7 miliardi di dollari in sei mesi.
In qualsiasi altra logica di mercato, sarebbe stata la bancarotta.
In Cina, quelle perdite furono assorbite e compensate dallo Stato.
Perché? Perché l’obiettivo non è il profitto aziendale, ma la stabilità sociale.
Un aumento della benzina significa inflazione sui trasporti, sui beni di prima necessità e
malcontento popolare.
Lo Stato emittente moneta può scegliere di assorbire lo shock al posto dei cittadini.
3. La "Zona Grigia" e le Raffinerie Indipendenti
La MMT sottolinea come lo Stato crei le condizioni affinché l'economia reale si adatti ai suoi
dettami. In Cina, accanto ai colossi statali, esiste un ecosistema di raffinerie indipendenti
(soprattutto nello Shandong) che operano in un mercato iper-competitivo.
Queste raffinerie non dipendono dai contratti statali, ma si approvvigionano sul mercato "spot".
E dove trovano la materia prima per sopravvivere? Nei paesi sanzionati dagli Stati Uniti: Iran,
Venezuela e Russia.
Acquistando greggio a prezzi di favore (in violazione delle sanzioni occidentali), queste entità
private contribuiscono a mantenere basso il costo di approvvigionamento complessivo del sistema
paese, operando in una zona grigia che Pechino tollera finché utile.
È un altro modo per aggirare i prezzi imposti dal mercato finanziario globale.
4. Contratti a Lungo Termine e Scorte Strategiche
La Cina non gioca d'azzardo sul mercato spot.
Circa due terzi del suo greggio arriva tramite contratti pluriennali (20-30 anni) stipulati direttamente
con i produttori.
Questo significa che la stragrande maggioranza del petrolio che entra in Cina ha un prezzo politico
e concordato, non soggetto alle oscillazioni giornaliere del Brent o del WTI.
E se tutto dovesse fallire? Le scorte strategiche. Pechino punta a immagazzinare 1,3 miliardi di
barili entro il 2026, sufficienti a coprire 4-5 mesi di importazioni. Questo non è solo un cuscinetto
energetico, è un arsenale finanziario: la possibilità di immettere greggio sul mercato interno per
calmierare i prezzi, dimostrando che la merce non scarseggia.
Conclusione: Il Petrolio e la Sovranità Monetaria
La Cina spende miliardi in sussidi alle sue compagnie petrolifere. In un'ottica di austerity o di
finanza pubblica classica, questo sarebbe un buco insostenibile.
Ma secondo la logica della Modern Monetary Theory, uno Stato sovrano che emette la propria
valuta non è vincolato dal "reddito" come una famiglia.
L'esempio cinese dimostra che:
1. Il prezzo è una variabile politica, non una fatalità naturale.
2. Lo Stato può imporre perdite alle proprie aziende (e poi ripianarle) se questo serve all'obiettivo
macroeconomico della stabilità.
3. Il controllo delle risorse primarie (energia, cibo) è il fondamento per il controllo dell'inflazione e
della pace sociale.
Come teorizzò il filosofo cinese Guan Zhong nel 720 a.C., lo Stato deve controllare i beni primari.
Ventisette secoli dopo, Pechino applica la stessa lezione con gli strumenti della finanza moderna.
Se la moneta è un monopolio di Stato, allora anche il prezzo del petrolio lo è.
Il caso cinese lo dimostra: quando il mercato urla, a Pechino rispondono abbassando la voce... e il
prezzo della benzina.
QUALCHE CONSIDERAZIONE SULLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE
Mi sono permesso di fare qualche considerazione sull'articolo di Francesca
Mezzadri apparso su “Odissea” martedì 16 dicembre scorso dal titolo “Il treno
dei bambini”
https://libertariam.blogspot.com/2025/12/il-treno-dei-bambini-di-francesca.html.
Noi economisti siamo fortemente disprezzati causa le teorie neoliberiste che hanno distrutto completamente due continenti, ma le assicuro che tanti di noi
sono ancora persone umane che pensano al bene comune e non al ladrocinio e alla propaganda tanto di moda al giorno d’oggi.
Da economista, oltre ad apprezzare il valore storico-culturale del suo articolo, vorrei complimentarmi per aver
involontariamente (o forse no) messo in luce un caso di studio esemplare di
fallimento del mercato delle idee e di inefficienza nell’allocazione dei diritti
di proprietà intellettuale. La sua analisi, infatti, può essere letta come un
brillante report sull’asimmetria informativa e sull’esternalità negativa in un
settore cruciale: quello della produzione e distribuzione della memoria
collettiva. Le fornisco una mia lettura: 1.- Fallimento del Mercato e Asimmetrie
di Potere Il suo articolo documenta un classico caso di “market for lemons”
(articolo scritto da George Akerlof premio Nobel per l’economia), adattato al
mercato editoriale. Asimmetria Informativa Il lettore (consumatore) non può
facilmente distinguere, nel prodotto finale (il romanzo di successo), la
“qualità” derivante dal lavoro di ricerca originale (di Rinaldi, Cappiello,
Piva) da quella della rielaborazione narrativa. L’informazione sulla provenienza
delle fonti è nascosta o opaca. Spiazzamento del Bene di Qualità Il prodotto
“low-cost” in termini di investimento in ricerca (il romanzo che si appropria di
narrazioni già elaborate) cattura la maggior parte del profitto e
dell’attenzione, rischiando di spiazzare dal mercato i produttori del bene
originale (la ricerca storica di prima mano), che ha costi più alti e rendimenti
economici più bassi. Questo crea un incentivo perverso a investire in promozione
più che in ricerca. 2.- Diritti di Proprietà Intellettuale e Beni Pubblici La
memoria storica documentata è un bene pubblico nel senso economico: è non-rivale
(molti possono usarla contemporaneamente) e, in questo caso, non-escludibile
(non si può impedire a un autore di fiction di attingervi). Non si tratta della
sovra-utilizzazione tipica dei beni comuni, ma del problema opposto: la
sotto-ricompensa per i creatori originari. I ricercatori investono risorse
(tempo, denaro, capitale umano) per creare un bene (la narrazione documentata)
che poi diventa un input a costo quasi zero per un altro agente (l’autore di
fiction) che ne cattura la maggior parte del valore di mercato. Questo
disallinea incentivi e può portare a una sotto-produzione futura di ricerca
storica originale. 3.- Esternalità Negative e Fallimento della Coordinazione
Esternalità Negativa sulla Ricerca: L’atto di non citare le fonti genera una
esternalità negativa diretta sui ricercatori: il loro lavoro viene svalutato
economicamente e simbolicamente, e il loro capitale reputazionale non viene
“capitalizzato”. Il mercato, da solo, non internalizza questo costo. Per i
singoli ricercatori, il costo di far valere i propri diritti morali
(attribuzione) e di negoziare un compenso (se dovuto) è proibitivo rispetto ai
benefici attesi. Questo rende inefficiente la soluzione privata e giustifica la
necessità di una norma sociale forte (l’etica della citazione) che il suo
articolo contribuisce a rafforzare. 4.- Investimento in Capitale Sociale e
Sovranità della Memoria Il suo lavoro tocca un punto cruciale di economia
politica: chi controlla e monetizza la narrazione della memoria collettiva? Il
“lavoro di ricerca povero” descritto è un investimento in capitale sociale e
culturale che produce un bene fondamentale per la coesione sociale: una memoria
condivisa e affidabile. Consentire che questo bene venga privatizzato e
rivenduto senza un riconoscimento adeguato crea una distorsione nel mercato
delle idee e una perdita di sovranità sulla nostra stessa storia. La sua analisi
è un potente argomento per la trasparenza come regolamentazione necessaria per
correggere questa distorsione. Conclusione da povero economista: Il suo articolo
non è solo un contributo etico o storiografico. È un contributo a un principio
caro agli economisti con un’anima: l’efficienza del mercato culturale.
Promuovendo trasparenza, attribuzione chiara e riconoscimento del lavoro altrui,
lei propone un meccanismo per: a) Ridurre l’asimmetria informativa tra
produttori e consumatori di cultura. b) Allineare gli incentivi, in modo che
investire in ricerca originale torni ad essere premiato, anche simbolicamente.
c) Correggere l’esternalità negativa sull’ecosistema della ricerca indipendente.
d) Proteggere la diversità produttiva nel mercato delle idee, evitando il
monopolio narrativo di pochi grandi attori. In sostanza, ha scritto un articolo
chiaro, accessibile e fondamentale per la salute del nostro mercato culturale
sabato 29 luglio 2023
Il crollo di un continente
Questa è la settimana delle banche centrali mondiali. Tutti coloro che sono interessati ai mercati stanno seguendo da vicino le azioni delle maggiori banche centrali.
Sono molto più importanti e potenti dei politici che non contano nulla e sono lì solo per farci credere che siamo in democrazia. Sono burattini teleguidati.
I risultati delle azioni delle banche centrali non sono così evidenti a prima vista.
A proposito, la tendenza generale è che le banche centrali del mondo stanno diventando sempre meno indipendenti.
Ora devono eseguire anche compiti politici geopolitici e tali compiti comuni correggono le loro azioni.
Ad esempio, la Fed non può lasciare che i mercati scendano nell'anno delle elezioni (2024).
Può fare cadere l'economia.
Ma l'economia per loro non conta nulla, invece, i mercati contano moltissimo.
Anche in Cina, ci sono curiosi cambiamenti.
Il nuovo capo della People's Bank of China, la banca centrale del paese è Pan Gongsheng che ha sostituito Yi Gan che se ne va in pensione.
Ma non tutto è così semplice.
La figura del nuovo capo, a quanto pare, è una sorta di compromesso con gli Stati Uniti.
La Cina sta prendendo tempo.
È stato Pan Gongsheng a mettere in guardia sui rischi di una bolla immobiliare in Cina.
Ha partecipato alla riforma del tasso di cambio per promuovere lo yuan nei mercati esteri.
Il nuovo compito del nuovo capo della Banca centrale cinese sarà garantire una normale ripresa economica e, se possibile, non abbandonare il settore immobiliare. L'economia cinese deve essere attentamente monitorata, non solo perché si sta virando verso Est, ma soprattutto perché lo stato dei mercati dipende dalla liquidità cinese non meno che da quella americana.
Entrambi sono la chiave per la salute del sistema finanziario globale sull'orlo del baratro.
Mercoledì alla Fed, la riunione ordinaria si è conclusa con il previsto aumento del tasso di 0,25 punti percentuali.
Prendono denaro dal sistema, riducendo l'equilibrio; e hanno ancora paura dell'inflazione.
Quindi non confermano che non alzeranno più i tassi anche se ora sono al livello più alto in 22 anni. È ovvioche l'economia sarà ancora in recessione.
I problemi delle banche commerciali sono solo spostati in autunno insieme ai problemi per il sistema finanziario dovuti agli alti tassi.
Attendiamo inoltre con interesse gli sviluppi dell'economia europea.
La riunione della BCE di giovedì non decide nulla.
Problemi non solo nell'industria, che ristagna se non esporta fuori dalla UE, ma anche nel settore dei servizi, la principale speranza dell'Europa.
Ciò che è già arrivata non è recessione, ma stagflazione.
Sarà interessante vedere come i capi di Stato e di governo spiegheranno ai loro cittadini tutto quello che accadrà in autunno.
Una sorta di sommosse alla francese insieme ai problemi delle banche, che saranno maggiori in Europa che negli Stati Uniti.
L'Europa è in movimento...Verso il baratro. La speranza è che nel baratro finisca anche la sua classe politica serva e inetta.
domenica 23 luglio 2023
La truffa del grano in tempi di neoliberismo
Tutta la congrega di giornalai sta pompando l'argomento del "mondo che muore di fame per colpa della Russia" a causa del fallimento dell'accordo sul grano.
Vediamo un poco la situazione:
I primi cinque esportatori di grano nel mondo oggi sono Australia, Canada, Stati Uniti, Francia e Russia. L'anno scorso, questi cinque paesi hanno rappresentato quasi il 62% delle esportazioni di cereali. Questo è 3/5 delle esportazioni mondiali.
Gli Stati Uniti, per colpa loro, hanno smesso di essere il principale esportatore, scivolando al livello del Canada (che quest'anno è più alto degli Stati Uniti) a causa di Trump, che, come un elefante in cristalleria, ha iniziato a far arretrare la Cina nel mercato.
Pechino in risposta, ha quindi alzato al 25% i dazi sulle importazioni di grano dagli Stati Uniti, il che ha quasi ucciso le esportazioni americane.
Nel continente eurasiatico, è l'Europa a fornire quasi la metà delle esportazioni mondiali di grano (questo nel 2022), le consegne sono state pari a 30,6 miliardi di dollari che sono il 46,2% delle vendite mondiali.
Nell'altro emisfero, Stati Uniti e Canada, hanno fornito al mondo un altro 24,9% di grano.
La classifica dei primi 15 esportatori di grano si presenta così:
1. Australia: $10,2 miliardi (esportazioni +40,5% dal 2021)
2. Canada: $ 7,9 miliardi (+20,2%)
3. USA: $ 7,8 miliardi (+13,9%).
4. Francia: $ 7,3 miliardi (+63,9%)
5. Russia: 6,8 miliardi di dollari (-6,6%).
6. Argentina: $ 3,1 miliardi (+5%)
7. Ucraina: $ 2,7 miliardi (-47,2%).
8. India: $ 2,1 miliardi (+23,6%)
9. Romania: 1,8 miliardi di dollari (+14,1%).
10. Kazakistan: $ 1,6 miliardi (+32%)
11. Bulgaria: $ 1,4 miliardi (+8,4%)
12. Polonia: $ 1,1 miliardi (+33,1%)
13. Lituania: $967,2 milioni (+19,5%)
14. Lettonia: $ 764,1 milioni (+68,3%)
15. Germania: $ 753,2 milioni (-15,6%).
Se guardiamo alle aziende che governano il mercato i maggiori trader sono:
Cargill (Stati Uniti)
Arciere Daniels Midland (USA)
Bunge (Stati Uniti)
Louis Dreyfus (Francia)
Per essere chiari, queste 4 società private controllano il 73% delle esportazioni mondiali di grano. Forse trasferiranno volumi nei paesi poveri da qualche parte? Dopotutto, dal loro punto di vista, i mercati più redditizi sono:
1. Indonesia: dove il fabbisogno di importazioni è stimato a 3,81 miliardi di dollari
2. Egitto: $ 3,8 miliardi
3. Cina: $ 3,78 miliardi
4. Turchia: $ 3,2 miliardi
5. Algeria: $ 2,68 miliardi
6. Italia: 2,6 miliardi di dollari per i nostri produttori di pasta con grano 100% made in Italy 😂😂😂😂
In tutti questi paesi, la necessità di importazioni non fa che aumentare.
Ci sono paesi africani qui, ma non sono affatto poveri. E in termini di flussi è tutto chiaro, ecco perché il grano è andato da Odessa - in Europa, Turchia e Cina.
Quindi profitti giganteschi per i 4 commercianti di libero mercato 😂😂😂
Le aziende vicine alla famiglia di Erdogan erano strettamente legate alle forniture turche, motivo per cui i turchi si arrabbiano.
Alla fine si riduce tutto al principio base del neoliberismo : profitti per pochi e miseria per molti.
L'ONU ha un intero programma con un buon budget per aiutare i paesi affamati. Se l'Europa ha bisogno di grano ucraino, basta che apra il confine con la Polonia. Ma i polacchi non ne hanno bisogno: lì i monopolisti hanno già fatto tracollare i prezzi come in Italia e i contadini protestano.
Come disse il primo ministro fascista polacco Morawiecki: la Polonia non rischierà di destabilizzare il suo mercato. E i ministri dell'agricoltura di Bulgaria, Ungheria, Romania e Slovacchia si sono uniti a lui - hanno persino firmato una dichiarazione sull'estensione del divieto di importazione di grano dall'Ucraina.
I profitti sono dei commercianti sono più importanti.
La morale è che in neoliberismo, dell'economia dell'Ucraina e dei paesi affamati frega niente a nessuno.
I profitti dei monopolisti sono più importanti.
venerdì 19 maggio 2023
La caduta del petroldollaro
Zelensky è stato portato con un aereo francese al vertice della Lega Araba in Arabia Saudita.
Ha biascicato qualcosa sul perché gli arabi avrebbero dovuto opporsi alla Russia con Assad che ha staccato l'auricolare della traduzione simultanea.
Detto all'italiana, non l'ha cagato nessuno e l'hanno rimesso velocemente sull'aereo e inviato in Giappone al G7.
Il viaggio è stato una vera perdita di tempo.
Al momento attuale è impossibile cambiare qualcosa nella posizione degli stati arabi e dei sauditi in particolare.
Praticamente l'intero mondo arabo guarda con speranza al conflitto in Ucraina.
Se la Russia ha successo, allora ci sono possibilità per altri di resistere agli Stati Uniti e all'Occidente.
L'idea è questa ed è quello che sostiene la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica dei paesi arabi.
I sauditi e gli Emirati Arabi Uniti stanno facendo grandi profitti con i prodotti petroliferi Russi sotto sanzioni.
Gli arabi acquistano prodotti russi per se stessi e vendono i propri a profitti altissimi in Europa.
Anche Zelensky è interessato anche al carburante perché in Ucraina è iniziato una vera e propria carestia.
Kiev non sarà in grado di pagare più del dovuto e gli arabi non venderanno a buon mercato.
Quindi l'ucraina potrà sperare solo nel "buon cuore" dei paesi occidentali.
Ma veniamo al punto veramente importante.
Il mondo sta subendo una ristrutturazione globale del mercato dell'energia che si compone sia di una reazione alle azioni aggressive dell'Occidente, sia di un processo naturale atteso da tempo.
Il petrodollaro sta per essere definitivamente distrutto causa una vera rivoluzione economica iniziata dagli arabi.
La dipendenza dei paesi arabi dagli Stati Uniti e dal petrodollaro venne sistematicamente rafforzata e il processo iniziò subito dopo la seconda guerra mondiale.
I sauditi hanno quindi firmato il cosiddetto. "Patto di Quincy" con cui gli Stati Uniti si impegnavano a proteggerli in cambio del monopolio delle compagnie petrolifere americane nella penisola arabica.
Questo è un avvenimento molto interessante che merita un articolo a parte.
Dopo l'abolizione del gold standard da parte del Presidente Richard Nixon, la svalutazione del dollaro è continuata, i sauditi hanno subito un crollo delle entrate petrolifere.
L'OPEC ha risposto a un embargo sulle forniture di petrolio all'Occidente.
È interessante notare che, sei mesi prima, il maestro guerrafondaio Henry Kissinger aveva affermato che entro la fine dell'anno i prezzi del petrolio sarebbero andati alle stelle.
E già nel 1974 gli Stati Uniti concordarono con l'Arabia Saudita, convincendoli che la vendita di petrolio in dollari con successivo ritiro di obbligazioni statunitensi avrebbe coperto tutte le perdite.
Questo reinvestimento del reddito in dollari degli arabi nel sistema finanziario statunitense ha dato origine al petrodollaro.
Quindi gli Stati Uniti hanno creato una fonte rinnovabile di investimento nella loro economia.
Oggi gli arabi stanno abbandonando questo sistema che è un cambiamento titanico nell'economia globale.
Qualcuno pensa davvero che nel bel mezzo di tali processi globali, il mondo arabo scambierà i suoi interessi per ascoltare le fandonie con di un tossicodipendente?
La posta in gioco è troppo alta e non faranno questo errore.
sabato 13 maggio 2023
Pakistan essenziale per gli equilibri mondiali.
Qualche parola riguardo il Pakistan.
Per capire il disegno globale, non importa chi sia e da che parte stia Imran Khan.
C'è un grande clamore intorno a lui che non è affatto importante.
Vediamo invece come stanno le cose veramente.
Come mai queste rivolte succedono proprio adesso ? E perché succedono ?
Il Pakistan è il paese chiave dell'Asia meridionale.
Ma la cosa principale è che è il tassello più importante per la Cina nel quadro della Nuova Via della Seta.
Gli Stati Uniti per impedire alla Cina di attuare questo progetto.
Ora, in Asia, oltre al corridoio est-ovest (alias "One Belt - One Road"), si parla di un corridoio nord-sud che arriverà in Iran grazie alla Russia.
Questo diventa pericoloso per gli Stati Uniti causa la rapida uscita delle merci via terra dall'Europa all'Asia.
Questa costituisce una grandissima minaccia al commercio marittimo nella regione più attiva del mondo.
Questo commercio è ancora controllato dagli anglosassoni, principalmente dagli Stati Uniti.
Per gli Stati Uniti diventerebbe difficilmente realizzabile il saccheggio dell'Europa e la distruzione della sua classe media.
La "Nuova Via della Seta" sarebbe un ostacolo insormontabile.
L'Europa potrebbe avere nuove possibilità di svincolarsi dal colonialismo USA, mentre la Cina e la Russia potrebbero avere l'opportunità di costruire una macrozona separata in stretto contatto con l'Europa.
Il ritiro degli Stati Uniti dall'Afghanistan, oltre a fare pressione sull'Asia centrale, è stato un modo per migliorare le relazioni con il Pakistan.
In questo momento, agli Stati Uniti non importa chi sia al potere in Afghanistan. Controllando il Pakistan, gli Stati Uniti potranno anche influenzare i processi afgani.
Se gli Stati Uniti possono influenzare in qualche modo la politica del Pakistan, prendono due piccioni con una fava.
In primo luogo, sarà più facile fare pressione sull'India.
In secondo luogo potrà fare pressione sull'Iran da est.
In terzo luogo, la Cina è già pronta a investire 65 miliardi di dollari in Afghanistan per le infrastrutture comuni e sull'estrazione del litio con il Pakistan.
Cina e Pakistan non condividono solo un confine comune.
C'è una forte cooperazione militare tra i due paesi.
I paesi conducono esercitazioni congiunte e i cinesi sono uno dei principali fornitori di armi al Pakistan.
Cina e Pakistan hanno un mega progetto - il Corridoio Economico Cina-Pakistan - parte della "Nuova Via della Seta". Tale corridoio termina nel porto di Gwadar.
In totale, la Cina investe circa 100 miliardi di dollari nelle infrastrutture pakistane.
In particolare, attraverso il porto di Gwadar, la Cina prevede di esportare merci in Europa e Africa senza dazi e con quasi zero tasse già nel 2023.
In futuro, a Gwadar potrebbe sorgere anche una base militare cinese.
La cosa più spiacevole per gli Stati Uniti è vedere Gwadar con le infrastrutture cinesi ultimate.
Con il Pakistan verrebbe ridotto l'effetto di una possibile chiusura dello stretto di Malacca in caso di guerra con la Cina.
Per questo il Pakistan è in subbuglio dall'inizio dell'anno e da un mese vari attivisti dell'opposizione locale cercano di bloccare il porto di Gwadar.
L'ultima risorsa per gli Stati Uniti, se tutte le altre possibilità di influenza saranno esaurite, sarebbe quella di fomentare un conflitto tra Pakistan e India. In alcune zone di confine, il rapporto tra uomini e donne è già di 10 a 1.
Si ha un rapporto simile solo quando ci si prepara ad una guerra.
Vanno seguiti molto attentamente gli equilibri in questa regione che ora sta diventando fondamentale per gli equilibri mondiali.
venerdì 5 maggio 2023
L'asse Washington Londra Sopravviverà?
Ad essere onesti, non pensavo che le mie previsioni sulla pirateria avrebbero iniziato a realizzarsi così rapidamente nella pratica.
In primo luogo, il 2 maggio, a 40 km dalla Malesia, la petroliera Pablo ha preso fuoco.
È successo con il bel tempo.
La petroliera stava lasciando la Cina senza carico.
L'incidente è interessante perché la petroliera Pablo fa parte della cosiddetta "flotta ombra", utilizzata per il trasporto di petrolio da Iran e Russia.
I media hanno subito notato che la nave navigava senza assicurazione occidentale e trasportava merci pericolose.
In generale, si può affermare che la guerra delle petroliere è iniziata.
Gli anglosassoni hanno una vasta esperienza nel disabilitare l'infrastruttura energetica del nemico.
Affondarono petroliere nel Golfo Persico, fecero saltare gasdotti e molto altro.
In secondo luogo, il governo polacco è "contento" di aver già presentato un disegno di legge al parlamento, che presuppone che la "valorosa flotta polacca" affonderà le navi nemiche dirette al gasdotto Baltic Pipe, che è posato lungo lo stesso Mar Baltico dalla Norvegia alla Polonia.
Inoltre, tale infrastruttura si interseca con Nord Stream.
Il mese scorso, i polacchi hanno escogitato una sorta di zona di esclusione temporanea di 200 metri attorno al terminal.
A ottobre, pochi giorni dopo le esplosioni al gasdotto Nord Stream che trasportava il gas russo attraverso il Mar Baltico, la Polonia ha aumentato la sicurezza della sua infrastruttura energetica oltre i suoi confini.
È interessante notare che il Baltic Pipe attraversa il Nord Stream vicino all'isola di Bornholm nel Mar Baltico.
Così come il cavo sottomarino Svezia-Polonia da 600 megawatt (MW).
Quindi risulta che ai Russi è proibito avvicinarsi al loro gasdotto?
Dovrebbero chiedere il permesso ai polacchi ?
In generale, non è difficile ipotizzare l'ulteriore sviluppo degli eventi.
A breve termine, tutto ciò significa che sta per iniziare una guerra di pirati.
È ovvio.
A medio termine, gli anglosassoni fanno capire che il mare è sotto il loro dominio.
Ciò significa che i lavori sui corridoi di trasporto "One Belt - One Road" e "Nord-Sud" saranno accelerati.
Allo stesso tempo, la tensione crescerà anche in quei Paesi attraverso i quali devono passare le principali arterie di questi corridoi.
E soprattutto, ciò riguarda paesi chiave così importanti come Iran, Iraq, Turchia, Pakistan, Azerbaigian, Kazakistan e Uzbekistan.
Quindi attenzione ai pirati e attenzione che l'asse Washington- Londra si sta incrinando e Londra sta rimanendo sempre più isolata.
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