Riccardo Trezzi, economista, ex BCE, brillante conoscitore dei meccanismi monetari che pero' inspiegabilmente continua a non applicare, ci chiede dove sbaglia nella sua analisi dell'Italia.
E' una domanda onesta a cui rispondo con la stessa onesta'.
Sbaglia tutto.
Ma non nei dettagli che elenca.
Sbaglia nella premessa che non enuncia e sbaglia nel modo in cui un medico che ha fatto la diagnosi sbagliata continua a chiedersi perche' il paziente non guarisce, senza mai rimettere in discussione la diagnosi.
IL SINTOMO CHE TREZZI SCAMBIA PER LA MALATTIA
Trezzi elenca: i giovani sono pochi e senza soldi. I boomers sono davanti alla tv. Il giornalismo e' andato.
Nessuna domanda per l'analisi seria. Li tratta come cause del declino italiano, quando sono effetti.
Sono i sintomi, non la malattia.
La malattia si chiama: trent'anni di austerità fiscale, avanzo primario strutturale, compressione della domanda aggregata, deindustrializzazione progressiva, blocco degli investimenti pubblici, stagnazione dei salari reali.
Dal 1992 al 2022 l'Italia ha accumulato avanzi primari per oltre 900 miliardi di euro. Novecentomiliardi sottratti al settore privato, trasferiti ai creditori del debito pubblico.
Il PIL reale pro capite italiano nel 2022 era inferiore a quello del 2000. Siamo l'unico paese dell'OCSE con salari reali piu' bassi oggi rispetto al 1990. Un milione e mezzo di giovani sono emigrati nell'ultimo ventennio. La disoccupazione giovanile ha toccato il 40% durante la crisi del 2012-2014.
Trezzi si chiede perche' i giovani non hanno soldi e non protestano.
La risposta e': perchè li abbiamo mandati via.
Quelli rimasti non hanno energie per protestare perche' lavorano part time involontario a 900 euro al mese. Non e' apatia ma sopravvivenza.
I BOOMERS DAVANTI ALLA TV: UN'ANALISI SOCIOLOGICA CHE DIMENTICA L'ECONOMIA
I boomers hanno pensioni decenti, case di proprieta' pagate negli anni Settanta e Ottanta, risparmi accumulati quando i salari crescevano e lo Stato investiva.
Ovviamente non vogliono cambiamenti: il sistema attuale li protegge.
Ma questo non e' una colpa loro ma è il risultato di politiche economiche che hanno trasferito ricchezza dalle generazioni future a quelle presenti attraverso la compressione della spesa pubblica produttiva.
Quando lo Stato riduce il deficit strutturale anno dopo anno, toglie risparmio netto al settore privato.
Ma non lo toglie in modo neutrale: lo toglie ai giovani, ai precari, ai lavoratori a basso reddito.
E' redistribuzione verso l'alto, silenziosa, automatica, che non fa notizia.
IL GIORNALISMO MILITANTE: CAUSA O EFFETTO?
Trezzi si lamenta del giornalismo militante come se fosse una causa del declino.
E' invece un effetto.
Il giornalismo serio costa e richiede lettori disposti a pagare per contenuti di qualità.
Questo richiede una classe media benestante con reddito disponibile. Quando schiacci i redditi per trent'anni, ottieni esattamente il giornalismo di bassa qualità che Trezzi deplora che non è una causa ma una conseguenza.
DOVE SBAGLIA TREZZI: LA RISPOSTA VERA
Trezzi sbaglia perche' la sua analisi e' puramente descrittiva e sociologica, e manca completamente della dimensione macroeconomica causale.
Sbaglia perchè elenca i sintomi senza fare la diagnosi.
Sbaglia perchè, conoscendo perfettamente la macroeconomia monetaria, non applica quel framework all'analisi italiana.
Lui sa benissimo che il deficit pubblico e' il risparmio netto del settore privato e sa benissimo che trent'anni di avanzo primario equivalgono a trent'anni di drenaggio di risparmio dal settore privato e sa benissimo che la stagnazione italiana coincide perfettamente con la stagione dell'austerità post-Maastricht.
Ma non lo dice.
Se Trezzi applicasse all'Italia lo stesso rigore che usa per altri paesi, la diagnosi sarebbe che l'Italia ha seguito scrupolosamente le prescrizioni dell'austerità europea.
Ha mantenuto avanzi primari per trent'anni e ha compresso la spesa pubblica produttiva privatizzando, liberalizzando e flessibilizzando il mercato del lavoro.
Ha fatto tutto quello che il mainstream raccomandava.
Risultato: stagnazione, emigrazione giovanile, impoverimento della classe media, polarizzazione politica, declino culturale e non e' un caso.
Non e' colpa dei boomers ma è la conseguenza prevedibile di politiche economiche sbagliate.
Dove sbaglia Trezzi? Sbaglia nell'ultima riga. Non dovrebbe chiedersi "dove sbaglio?". Dovrebbe chiedersi: "Perchè so la risposta e continuo a non dirla?"
Olindo Cervi, che non e' Warren Mosler ma gli ha letto tutti i libri
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