sabato 16 maggio 2026

ANDREA GIURICIN E IL PIL RUSSO: QUANDO IL PROFESSORONE NON SA DISTINGUERE IL NOMINALE DAL PPP

Ovvero: come confondere la mappa con il territorio in meno di 280 caratteri.

Dunque. Andrea Giuricin — quello che ci ha spiegato che privatizzare Telecom era una grande idea, che le liberalizzazioni portano efficienza, che il mercato sa sempre dove andare — ha scritto un tweet. Come ogni volta che scrive un tweet, ha confezionato in poche righe una quantità notevole di sciocchezze per centimetro quadrato.

Il professor Giuricin ci informa che la Russia «ha un'economia piccola ormai quanto la Spagna». E quindi, si intuisce, non è un avversario serio. E quindi, si intuisce ancora, qualcosa non torna nel fatto che questa economia "piccola" stia bombardando l'Ucraina da oltre quattro anni senza fermarsi, senza esaurire missili, senza collassare economicamente come ci avevano promesso.

Peccato che il confronto sia sbagliato. Sbagliato nel metodo, sbagliato nei numeri, sbagliato nelle conclusioni.

IL PROBLEMA SI CHIAMA PIL PPP, PROFESSORE

Giuricin confronta l'economia russa con quella spagnola usando il PIL nominale in dollari. È una scelta interessante. Interessante nel senso di: sbagliata.

Il PIL nominale in dollari misura quanti dollari valgono i beni e servizi prodotti da un paese, convertiti al tasso di cambio corrente. Se il rublo si svaluta del 30%, il PIL russo crolla del 30% in dollari — anche se la Russia produce esattamente le stesse cose di prima. Ha senso usare questo indicatore per capire la capacità produttiva reale di un paese? No. Non ha senso.

La misura corretta per confrontare le economie reali — quella che usano il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, la CIA — è il PIL a parità di potere d'acquisto, PPP. In PPP, l'economia russa è la quinta del mondo, davanti alla Germania, davanti al Giappone, davanti al Regno Unito. Non è piccola quanto la Spagna. È circa tre volte più grande della Spagna.

Ma forse Giuricin ha un vecchio libro di testo sul comodino.

COME FA LA RUSSIA A CONTINUARE, SE È COSÌ POVERA?

Questa è la domanda che il tweet di Giuricin implica senza mai farsi. Come fa un'economia "piccola quanto la Spagna" a sostenere una guerra di logoramento da quattro anni, a produrre missili a ritmo industriale, a pagare centinaia di migliaia di soldati?

La risposta è che il vincolo non è finanziario — è reale: manodopera, materie prime, capacità industriale. E la Russia, piaccia o meno, ha tutte e tre. Ha il petrolio. Ha il gas. Ha il grano. Ha le acciaierie. Ha i sistemi missilistici. Ha un territorio enorme e una popolazione di centoquarantacinque milioni di persone.

La Russia non compra i suoi missili su Amazon pagando in dollari. La Russia emette rubli, paga i suoi lavoratori in rubli, produce internamente quello che le serve per fare la guerra. Quello che manca — le tecnologie avanzate, i semiconduttori — lo importa dalla Cina e dall'India, aggirandosi attorno alle sanzioni occidentali che avrebbero dovuto "strangolarne l'economia" e invece l'hanno fatta crescere del 4% annuo per due anni di fila.

Sono queste le cose che Giuricin non spiega. Probabilmente perché non le sa.

IL DOPPIONE DELLA CONFUSIONE

C'è poi un secondo livello di errore nel tweet, e merita di essere sviscerato.

Giuricin mescola due cose completamente diverse: un giudizio morale sacrosanto — la Russia bombarda civili, e questo è un crimine di guerra — e un argomento economico sbagliato. Come se la debolezza economica dell'avversario fosse necessaria per giustificare il diritto dell'Ucraina a difendersi. Come se, se la Russia fosse "forte", allora l'Ucraina dovrebbe arrendersi.

Questo ragionamento non sta in piedi. Il Vietnam aveva un PIL in dollari ridicolo. Ha tenuto testa agli Stati Uniti per vent'anni. L'Afghanistan ha tenuto testa prima all'URSS poi alla NATO per decenni. La capacità di combattere non dipende dal PIL nominale in dollari. Dipende dalla mobilitazione reale delle risorse, dalla volontà politica, dalla struttura produttiva, dalla geografia.

Giuricin confonde la mappa con il territorio. Scambia un indicatore finanziario — che fluttua ogni volta che cambia il tasso di cambio — con la realtà materiale di un paese che produce, spara e resiste.

E L'UCRAINA?

Sul fatto che l'Ucraina debba difendersi, non ho mai avuto dubbi. Certo che deve difendersi. Lo dice il diritto internazionale. Lo dice il buon senso. Lo dice la dignità elementare di un popolo sotto le bombe.

Il punto — che sfugge a Giuricin come sfugge alla maggior parte dei commentatori italiani — è che sostenere l'Ucraina e capire correttamente l'economia russa non sono due cose in contraddizione. Anzi: capire correttamente l'economia russa è necessario per sostenere l'Ucraina in modo efficace, senza illudersi che le sanzioni stiano funzionando come promesso, senza raccontarsi che il crollo dell'avversario sia imminente, senza farsi sorprendere quando invece la guerra continua, i missili continuano a cadere e i civili continuano a morire.

L'errore di Giuricin non è etico. È tecnico. E gli errori tecnici, in materia di guerra e di economia, costano cari a chi quei civili vorrebbe davvero aiutare.

LA VERA DOMANDA

La vera domanda è: come mai uno come Giuricin — che sbaglia le previsioni sulle privatizzazioni, sbaglia i confronti economici, sbaglia la lettura del PIL — continua a essere citato come esperto?

La risposta è sempre la stessa: perché dice quello che i giornali vogliono sentirsi dire. Che il mercato funziona. Che le privatizzazioni sono buone. Che la Russia è debole. Che va tutto bene.

Chi dice cose scomode e complicate viene ignorato. Chi dice cose semplici e rassicuranti viene invitato in televisione.

Così funziona il circo dei professoroni con i titoli.

Olindo Cervi — che non ha la Bocconi ma almeno sa distinguere il PIL nominale dal PIL a parità di potere d'acquisto

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