Ovvero: come spiegare trent'anni di stagnazione italiana senza mai pronunciare le parole "avanzo primario"
Dunque. Andrea Giuricin, il nostro instancabile professore della Bocconi, specialista di privatizzazioni andate male e liberalizzazioni promesse e non mantenute, ha emesso un nuovo responso dalla sua cattedra digitale.
L'Italia spende 1.150 miliardi. L'economia non cresce da trent'anni. Il PNRR da 194 miliardi non ha cambiato nulla. Tanto debito per nulla. Anzi, per i nostri figli.
Bellissimo. Folgorante. Completo in tutti i suoi elementi. Tranne uno. Il più importante.
IL NUMERO CHE GIURICIN NON CITA MAI
1.150 miliardi di spesa pubblica. Giuricin ci dice quanto lo Stato spende. Non ci dice quanto incassa. E la differenza tra le due cifre è l'unica cosa che conta davvero per capire se lo Stato sta immettendo o togliendo risorse all'economia privata.
Le entrate fiscali italiane nel 2024 sono state circa 1.070 miliardi di euro. La spesa pubblica circa 1.150 miliardi. Il deficit è stato circa 80 miliardi, il 3,4% del PIL. Di questi 80 miliardi, circa 70 sono andati in pagamento di interessi sul debito, usciti dall'economia italiana per finire nei bilanci di banche e fondi istituzionali.
Il saldo primario, cioè entrate meno spesa al netto degli interessi, è stato sostanzialmente in pareggio. Lo Stato italiano nel 2024 ha incassato quanto ha speso, esclusi gli interessi. Non ha immesso risorse nette nell'economia privata. Ha distribuito da una tasca all'altra, togliendo con le tasse e rimettendo con la spesa.
E Giuricin si stupisce che l'economia non cresca.
IL PNRR IN AVANZO PRIMARIO: UN BICCHIERE CHE SI RIEMPIE E SI SVUOTA CONTEMPORANEAMENTE
I fondi del PNRR non sono stati deficit aggiuntivo puro. Sono stati in larga parte compensati dall'avanzo primario strutturale che l'Italia mantiene per rispettare i parametri europei. Ogni euro di PNRR speso veniva sterilizzato da tagli altrove o da maggiori entrate. Il saldo fiscale netto non è cambiato in modo sostanziale.
La vasca da bagno dell'economia italiana aveva un rubinetto nuovo chiamato PNRR. Ma lo scarico era ancora aperto. E lo scarico era più grande del rubinetto. La vasca non si è riempita. Giuricin guarda il rubinetto e dice che è inutile. Noi guardiamo lo scarico e diciamo che è quello il problema.
Un'identità contabile elementare, nota come equazione dei saldi settoriali di Wynne Godley, dice che il saldo finanziario netto del settore privato è uguale al deficit pubblico meno il saldo delle partite correnti. In parole povere: se lo Stato non fa deficit netto reale, il settore privato non accumula risparmio netto, non investe, non consuma, non cresce. Non è un'opinione. È una partita doppia. Vale sempre. Per costruzione matematica.
I TRENT'ANNI DI STAGNAZIONE: LA CAUSA CHE GIURICIN NON VEDE
Dal 1992 al 2022 l'Italia ha accumulato avanzi primari per oltre 900 miliardi di euro. Novecentomiliardi sottratti all'economia privata, drenati dal settore privato e trasferiti ai creditori del debito pubblico. Per trent'anni filati l'Italia ha tolto più di quanto ha dato, con la disciplina encomiabile di chi rispetta i parametri di Maastricht e riceve gli applausi di Bruxelles.
Risultato: PIL reale pro capite italiano nel 2022 inferiore a quello del 2000. Unico paese dell'OCSE con i salari reali più bassi nel 2022 rispetto al 1990. Un milione e mezzo di giovani emigrati. Disoccupazione giovanile al 40% durante la crisi del 2012.
Questa è la stagnazione italiana. Non è causata dall'eccesso di spesa pubblica. È causata dall'eccesso di tassazione rispetto alla spesa, cioè dall'avanzo primario che toglie potere d'acquisto al settore privato anno dopo anno dopo anno. Ma Giuricin guarda i 1.150 miliardi lordi e si indigna. Non guarda mai le entrate. Non calcola mai il saldo netto. Non pronuncia mai le parole "avanzo primario".
"TANTO DEBITO PER I NOSTRI FIGLI"
Eccola. La frase finale. Il colpo di teatro. I nostri figli che pagheranno il debito.
Peccato che questa frase contenga un errore fondamentale. Il debito pubblico italiano è denominato in euro. I titoli di Stato italiani sono detenuti per circa il 70% da soggetti italiani: banche italiane, fondi pensione italiani, assicurazioni italiane, famiglie italiane. Il debito pubblico italiano, nella parte detenuta da residenti, è contemporaneamente un debito dello Stato e un credito del settore privato italiano. Sono i risparmi delle famiglie italiane, i patrimoni dei fondi pensione, le riserve delle banche.
Quando i "nostri figli" pagheranno il debito, lo pagheranno in larga parte a sé stessi. È una redistribuzione interna, non un trasferimento verso un creditore esterno alieno che un giorno busserà alla porta. E finché il PIL cresce più degli interessi, il rapporto debito,PIL scende automaticamente senza bisogno di austerità. Il PIL cresce se lo Stato fa deficit reale. Cioè fa esattamente l'opposto di quello che Giuricin propone.
LA SOLUZIONE DI GIURICIN E DOVE PORTA
Giuricin non lo dice esplicitamente, ma il messaggio è chiaro: troppa spesa, troppo debito, bisogna tagliare. Vediamo dove ha portato questa ricetta dove è stata applicata più fedelmente.
La Grecia tra il 2010 e il 2015 ha tagliato la spesa pubblica del 30% in cinque anni, su richiesta della Troika. Risultato: PIL crollato del 25%, disoccupazione al 27%, disoccupazione giovanile al 60%, emigrazione di massa, sistema sanitario collassato. Dopo cinque anni di lacrime e sangue, il debito,PIL era più alto di prima perché il PIL era crollato più velocemente dei tagli.
Il Giappone fa deficit da trent'anni, ha un debito al 260% del PIL, e ha disoccupazione al 2,5%. Non è collassato. Non ha fatto default. I mercati non lo puniscono. Gli Stati Uniti fanno deficit strutturale da sempre. Sono la prima economia mondiale.
Ma Giuricin guarda i 1.150 miliardi italiani e dice che sono troppi. Non guarda la Grecia. Non guarda il Giappone. Non guarda gli Stati Uniti. Guarda solo il numero lordo, senza contesto, senza confronto, senza il saldo netto.
LA DOMANDA FINALE
Caro Giuricin, una domanda semplice. Se la spesa pubblica alta causa stagnazione, perché la Danimarca, con spesa al 55% del PIL contro il 49% italiano, cresce regolarmente? Perché la Svezia, con spesa al 50% del PIL, è tra le economie più dinamiche d'Europa? Perché la Germania nel decennio di austerità 2014,2019 ha lasciato marcire le proprie infrastrutture e poi si è scoperta meno competitiva della Cina?
La risposta è che non è il livello della spesa pubblica il problema. È la composizione della spesa e soprattutto il saldo netto rispetto alle entrate. Spesa produttiva in deficit fa crescere. Spesa finanziata interamente da tasse non fa crescere. Austerità fa decrescere.
Tre concetti elementari che richiedono di capire la differenza tra saldo lordo e saldo netto, tra stock e flusso, tra debito e deficit. Tre concetti che evidentemente non fanno parte del curriculum bocconiano di Giuricin.
Olindo Cervi, che non ha la Bocconi ma sa leggere un bilancio dello Stato e capire la differenza tra entrate e uscite
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