Come ogni stagione, puntuale come la dichiarazione dei redditi e altrettanto gradita, la professoressa ci ricorda che spendere è male, tassare è peggio, e che da qualche parte nel mondo, solitamente un paese nordico citato a metà, qualcuno ha fatto le riforme giuste e ora tutti sono felici, magri e competitivi.
L'articolo si apre con una constatazione folgorante: la tentazione di aumentare le tasse è bipartisan.
Da Salvini a Schlein, passando per Bonelli e Giorgetti, tutti vogliono tassare gli extraprofitti delle energetiche.
Questo, per la professoressa, è evidentemente la prova che si tratta di un'idea sbagliata.
Ragionamento impeccabile: se destra e sinistra concordano, vuol dire che la politica è populista. Ma se concordano solo con lei, vuol dire che hanno una visione coraggiosa e controcorrente.
Il teorema della ristoratrice austera
De Romanis ci spiega che le tasse, andrebbero ridotte.
E la spesa pubblica?
Anche quella, ridotta.
Il deficit? Ridotto.
Il debito? Ridotto.
In sostanza: tutto ridotto, tranne evidentemente gli spazi sui quotidiani nazionali dedicati a questo messaggio, che pare in costante espansione.
Il problema è un piccolo dettaglio che l'economia MMT ha la maleducazione di sollevare.
La spesa pubblica di qualcuno è il reddito di qualcun altro.
Quando lo Stato "spende troppo" per pagare un infermiere, quell'infermiere porta a casa uno stipendio, ci paga l'affitto, compra il pane e, udite udite, contribuisce alla crescita del PIL.
Si chiama moltiplicatore fiscale, concetto barbaro e keynesiano che nei circoli austeriani viene pronunciato sottovoce, come si fa con le malattie imbarazzanti.
Ma lasciamo perdere questi dettagli da manuale di economia vera.
La professoressa ha le esperienze internazionali.
Queste esperienze internazionali dimostrano che se i cambiamenti sono ben presentati il consenso politico tende a rafforzarsi.
Magnifico.
Il problema non è cosa tagli, ma come lo vendi.
La spending review diventa una questione di comunicazione. Basta presentare bene i tagli alla sanità e la gente applaude. Qualcuno avvisi Giorgia Meloni: non servono risorse, serve un bravo copywriter.
Il riferimento alle esperienze internazionali è un classico del genere.
Si evoca sempre un paese non meglio specificato tipo la Svezia negli anni '90, il Canada, la Nuova Zelanda dove l'austerità ha funzionato.
Si omette sistematicamente di ricordare che quei paesi avevano valuta propria con cambio flessibile, o che la loro ripresa coincise con un boom delle esportazioni, o che il contesto era radicalmente diverso dall'Italia del 2025.
Ma i dettagli sono roba da economisti eterodossi, categoria che De Romanis probabilmente colloca tra i no-vax e i terrapiattisti.
Gli extraprofitti: il crimine che unisce.
La cosa che più turba la professoressa è l'unanimità sulla tassazione degli extraprofitti energetici.
Tutti d'accordo = populismo.
Eppure, dal punto di vista MMT, la questione è persino più semplice di quanto sembri: le imprese energetiche hanno estratto reddito reale dall'economia durante la crisi dei prezzi, non lo hanno creato. Tassare quella rendita non è redistribuzione punitiva — è prevenire che una parte del sistema di pagamenti si concentri in modo disfunzionale, con effetti inflazionistici reali.
Ma naturalmente, spiegare questo richiederebbe abbandonare il frame "Stato cattivo che prende i soldi ai bravi imprenditori", e De Romanis quel frame se lo tiene stretto come una ciambella di salvataggio in mezzo all'oceano della complessità macroeconomica.
Conclusione: il pasto non è mai gratis, ma dipende per chi.
L'eterna illusione, dice il titolo ma l'eterna illusione è quella di un'economia che cresce sottraendo domanda aggregata, che migliora tagliandoi servizi, che diventa competitiva comprimendo i salari. Trent'anni di questa medicina e il paziente-Italia ha il PIL pro capite fermo al 2000.
Ma Veronica De Romanis tornerà.
La prossima settimana, la prossima stagione, il prossimo governo.
Con le stesse ricette, le stesse esperienze internazionali, lo stesso tono da adulta che spiega ai bambini che i soldi non crescono sugli alberi.
Peccato che, tecnicamente, per uno Stato con sovranità monetaria, quasi ci crescano.
Ma questa è un'altra storia.
L'autore è un mezzo economista che preferisce Lerner ad Alesina e Stephanie Kelton alla Troika.
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