mercoledì 14 agosto 2013

Notizia da uno stato canaglia : Nell'Ungheria di Viktor Orban.l'inflazione cala.

All'interno di uno Stato Sovrano che rifiuta l'Euro e ha appena finito di rimbosare un debito al Fondo Monetario succedono delle cose incredibili.
Succede esattamente il contrario di quanto sbandierato da quegli economisti buffoni che vanno ai talk show.
L'inflazione cala. Come mai? La spiegazione è solo una : gli economisti ammaestrati dagli sponsor dell'Euro terrorizzano la popolazione raccontando balle su come schizzerebbe l'inflazione se uscissimo dall'Euro.
Se uscissimo dall'Euro succederebbe quello che è già accaduto nel 1992 dopo la svalutazione del 30% del Governo Amato : L'inflazione è calata.
L'inflazione è calata per un semplicissimo motivo. Alla base dello sviluppo dei fenomeni inflattivi ci sono sempre due condizioni che devono esistere. La piena produzione e la piena occupazione.
Non mi sembra sia lo scenario di questo momento storico.
La conclusione è sempre la stessa. Gli economisti sono pagati per raccontare balle a vantaggio degli sponsor dell'Euro.
Ecco cosa sta succedendo in Ungheria.
L' Inflazione ai livelli minimi degli ultimi anni, con tutti e tre gli indicatori al di sotto del 2% nel mese di luglio 2013. 
Lo comunica la Banca Nazionale Ungherese (sovrana) e gli analisti fiutano un prossimo nuovo taglio al tasso d'interesse, oggi al 4%. 
Scrive Milano Finanza: "L'inflazione in Ungheria è scesa a luglio a 1,8% da 1,9% di giugno, sorprendendo gli analisti e rilanciando la teoria di un imminente sostanzioso taglio dei tassi da parte della Banca centrale.
Le previsioni di buona parte degli osservatori per luglio mettevano in conto un balzo dell'inflazione al 2,1%. 
Ma il calo dei costo dei generi alimentari e quello delle bollette - sulla scia di provvedimenti varati dal governo ungherese a gennaio (ha tagliato i costi delle bollette del 10% e un altro 10% verrà tagliato a settembre) - hanno ridimensionato l'aumento dei prezzi. 
Ora si pensa che la Banca centrale a fine agosto potrebbe far scendere i tassi di più rispetto ai 10 punti percentuali previsti. Il principale tasso di riferimento attualmente è al 4%".
Per dirla alla Lubrano, sorge spontanea la domanda. Perché continuiamo a farci prendere per il culo?
Buon Ferragosto a tutti.

lunedì 12 agosto 2013

IL DITTATORE VIKTOR ORBAN E LA DEMOCRATICA UE.

Il Dittatore Ungherese Viktor Orban, nel mese di Luglio, ha ripagato il debito contratto nel 2008 dal governo socialista con il Fondo Monetario Internazionale, con 1 anno di anticipo.
IL Direttore della Banca Centrale Ungherese, ha scritto una lettera alla Sig.ra Christine Lagarde pregandola di chiudere la sede FMI di Budapest perché lo Stato Sovrano Ungherese (belle parole!!) non ha più bisogno della "sorveglianza" di FMI.

Oggi la "OPPOSIZIONE SOCIALISTA E LIBERALE" attacca Orban e le nuove leggi promulgate dal suo governo.
L’Unione Europea, gli Usa e i poteri usuraio/massonici che li governano, sono molto preoccupati per i cambiamenti delle leggi in Ungheria.
Vediamo cosa fa in Ungheria questo "sanguinario dittatore" chiamato Viktor Orban.
Sembra che stia commettendo un grave crimine. 
Sta favorendo la popolazione e non i banchieri e le multinazionali.
Sembra stia favorendo l'economia reale a scapito della finanza criminale.
Sembra voglia ridistribuire la ricchezza in maniera più equa tra la popolazione. 
Di questi "crimini" inauditi che sta commettendo Orban ce ne parla il cittadino ungherese Andras Kovacs che ringrazio per il prezioso contributo alla conoscenza della verità.
Articolo estratto dal quotidiamo online www.quieuropa.it.

Lettera Aperta di un Cittadino Ungherese al Popolo 

Italiano

Ungheria – Nel nostro Paese ancora una volta socialisti e liberali passano all'attacco.
I Grandissimi meriti di Orban e le trappole dei governi  socialisti e liberali.
Dall'ipertassazione agli inciuci con il Fondo Monetario Internazionale.
Dove sta andando l'Europa? 


di Kovacs Andras 

Budapest, Bruxelles, Roma – Cari Italiani, a noi Cngheresi non piace l’Unione Europea che c’é adesso e come funziona, noi siamo sopravissuti alla dittatura nazista e comunista, perché oggi una grande forza prova ad interferire in una nazione?! Oggi purtroppo i cittadini ungheresi sentono ancora una volta che la dittatura pian piano avanza, si fa sentire ancora una volta. Ciò perché ci sembra che a Bruxelles decidano tutto, si sente la pressione socialista e dei liberali che a ogni costo vuole spazzare via dalla strada il governo di Viktor Orbán. Io penso che chi ha fondato l’Unione Europea (Konrad Adenauer) oggi si rigiri nella tomba. (aggiungiamo: ma ne siamo davvero sicuri?…)
 Bruxelles e il Documento fasullo di Tavares – Il Giorno delle Menzogne 
Lo scorso 3 luglio a Strasburgo c’è stato uno nuovo scontro sull'Ungheria e quindi sul governo Orbán. 
Il politico socialista portoghese Rui Tavares ha redatto un documento fasullo riguardante l’Ungheria. Per il gruppo della sinistra e dei liberali questo giorno è stato il giorno delle menzogne riguardanti l’Ungheria. (…) 
Il documento di Tavares sembra sia stato confezionato proprio con lo scopo di mettere in cattiva luce il governo ungherese. 
Per esempio il parlamentare rappresentante della minoranza etnica rom in Ungheria Farkas Flórián ha screditato tutto quello che era stato scritto riguardo ai rom. Ha incontrato di persona l’autore (Tavares) e gli ha sottolineato tutte le falsità scritte dicendogli che in Ungheria non esiste la discriminazione razziale. 
Nel Parlamento Ungherese lavorano 3 rappresentanti parlamentari rom e in qualità di rappresentante  al Parlamentare Europeo c'è un rom ungherese.
I Magheggi della Sinistra Ungherese con la Mafia                                         
In Ungheria il prossimo aprile ci saranno le elezioni parlamentari. 
Sono iniziate le campagne elettorali politiche della sinistra e questo non sarebbe un problema se si svolgessero regolarmente e in modo corretto. 
La sinistra ungherese non ha paura di comportarsi in maniera non pulita ed é capace di fare azioni non corrette in preparazione delle elezioni politiche. 
Prima delle elezioni del 2010 il ministro socialista dei servizi segreti Szilvásy György ha ordinato ad un collega dalla posizione molto elevata di incontrarsi piú volte con la peggior mafia ungherese e cosí é stato. 
Il compito della mafia era quello di creare false situazioni sempre per sfavorire Orbán e per i politici di destra, favorendo i socialisti e i liberalisti. 
Adesso questi personaggi sono in giudizio di tribunale. 
L’ex capo del governo ungherese socialista Gyurcsány Ferenc ad un’incontro chiuso solo per i socialisti ha riferito a chi era presente che loro hanno mentito a tanta gente, hanno imbrogliato i propri simpatizzanti. 
Ma hanno imbrogliato anche a Bruxelles perché Gyurcsány ha mandato dei documenti falsi nei quali riportava dati non reali con l’andamento dello stato attuale e di allora. Tutto questo é stato fatto solo per poter vincere le elezioni.
 I Magheggi dei Liberali e i Prestiti Allegri dell'FMI                                          
Nel 2006 quando sono emersi questi fatti la popolazione ungherese si é rivoltata nelle strade manifestando pacificamente per intervenire affinché Gyürcsány si dimettese, ma lui ha comandato alla polizia di intervenire brutalmente contro i manifestanti usando mezzi come pallottole di gomma e manganelli. 
Tante persone giovani, anziane ed anche straniere sono finite all'ospedale gravemente ferite: 
esistono video e foto dell’accaduto. 
L’ex capo del governo Gyurcsány, un anno prima che scadesse il suo incarico si è dimesso spontaneamente proprio perché la pressione di tutto quello che era stato scorrettamente fatto era così forte che non ci sono state altre alternative per lui se non quella di dimettersi. 
Purtroppo in questo anno di vuoto politico subentrò un personaggio simile a Gyurcsány che si chiama Bajnai Gordon. 
Loro due hanno preso dall’IMF (Fondo Monetario Internazionale) e dall’Unione Europea piú miliardi di prestito quando sapevano perfettamente che avrebbero perso le elezioni politiche e purtroppo il contratto del prestito prevedeva, in maniera davvero curiosa e singolare, che la quota maggiore di "prestito" da restituire sarebbe stata corrisposta tra il 2010 e il 2014. (nell'attuale amministrazione Orban). 
Adesso la banca nazionale ha inviato una lettera alla direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, scrivendo che l’Ungheria prima del tempo vuole pagare di ritorno questo prestito che nel 2008 il governo socialista e liberale aveva preso ed ha sperperato. 
Matolcsy György ha anche chiesto ed auspicato alla direttrice Christine Lagarde la chiusura dell’ufficio del Fondo Monetario di Budapest. 
L’Ungheria sta in piedi con le proprie gambe e non chiede piú prestiti al Fondo Monetario Internazionale perché questo prestito crea solo danni alla popolazione e di questo ci sono esempi concreti. 
Questo debito da restituire ora grava sulle spalle di Orbán. Gordon aveva grandi imprese tra cui una dove venivano lavorate grandi quantitá di oche da macello acquistate da privati. 
Nel tempo poi è emerso il fatto che Gordon avesse contratto enormi debiti con i propri dipendenti (non pagati) creando loro, in tal senso, gravi danni finanziari e inducendo molti di loro al suicidio poiché soffocati dai debiti e dal fallimento indotto conseguente ai mancati pagamenti da parte di Gordon per il bestiame acquistato. 
Questi grossi danni provocati da Gordon oggi vengono pagati da Orbán come quando Orbán all’inizio del suo incarico dovette pagare ai vigili del fuoco le ore di straordinario non pagate dall'ex capo del governo precedente, Gyurcsány.
2012 – La Schiacciante vittoria di Orban                                                             
Il breve periodo di Gordon ha portato tanti disagi ai cittadini. 
Diversi sono gli esempi: ha cancellato la tredicesima mensilitá ai lavoratori ed ai pensionati; ha abbassato da tre a due anni il sostegno finanziario per il mantenimento dei figli, del quale ogni famiglia poteva usufruire, e tante altre cose. 
E nonostante tutto questo ancora provano a ritornare al comando! 
Il Governo diViktor Orbán nel 2010 non a caso ha vinto con i 2/3 e ai socialisti e liberali europei si sono ''drizzati i peli sulla schiena”. 
Dopo questa esaltante vittoria subito Orbán ed il suo governo sono stati fatti oggetto di numerosi attacchi da parte dei socialisti e dei liberali ungheresi ed europei e ancora adesso è attaccato. Nel 2012 la pressione dei socialisti e liberali è stata elevatissima con addirittura tentativi di intromissione nelle politiche economiche.
  Le Bugie dell'Agenzia Bloomberg                                                                         
Per esempio l’agenzia di stampa Bloomberg piú volte ha redatto servizi sull'economia ungherese non veritieri, creando danni anche alla valutazione del fiorino. Nel tempo queste notizie sono state smentite e l’agenzia Bloomberg ha dovuto chiedere scusa al governo ungherese. 
Questi avvenimenti alla popolazione ungherese non sono piaciuti e così spontaneamente più di 500.000 persone (bambini, famiglie, anziani e stranieri) si sono nuovamente riversati in massa nelle strade di Budapest dimostrando in maniera tranquilla, pacifica e tangibile il loro appoggio e la propria solidarietà per Viktor Orban.
 La Nuova Costituzione Ungherese e i meriti di Viktor Orban, taciuti      
Oggi, la popolazione ungherese in qualsiasi momento – se necessario – è pronta a riversarsi nelle strade per dimostrare il suo appoggio e non solo nelle strade di Budapest ma in qualsiasi parte dell’Ungheria. 
La Nuova Legge Costituzionale ungherese è una buona legge anche a detta di politici stranieri e bisognerebbe leggerla per sapere esattamente cosa contiene. 
Il governo Orbán prova sempre a mettersi dalla parte del cittadino, tante cose positive ha portato agli Ungheresi. 
Per esempio per le famiglie numerose esiste il benificio fiscale; 
Orban ha allungato il periodo per il sostegno finanziaria dei figli (mantenimento); 
Orban sostiene l’incremento delle nascite; 
Provvede alla copertura dei costi per le vacanze dei bambini prevenienti da famiglie bisognose; 
Agli anziani é stata alzata la pensione; 
Sono state abbassate le bollette di luce, acqua, gas, spese per la pulizia delle canne fumarie, immondizie, fognature. 
In particolare da gennaio 2013 è stata ridotta del 10% e ancora si abbasserà del 10% in autunno. (da notare per contro – aggiungiamo – come in italia questo "stalinismo" del partito unico imperante e filo-europeista costringe gli Italiani a pagare le bollette energetiche ed a sostenere costi per carburanti da record del mondo, ed a fronte di zero servizi). 
In più Orban sostiene chi nel tempo ha fatto mutui in valuta straniera: 
mutui che nel tempo si sono triplicati in maniera davvero preoccupante ("grazie" ai giudizi dei mercati che remano contro ed ai tentativi esterni di destabilizzazione indotta – Cfr. Scandalo del rating e dello spread in Italia); 
Orban, inoltre, sostiene chi in tragedie ambientali (es.: terremoti o nubifragi) ha perso casa e si potrebbe ancora scrivere a riguardo di quanta solidarietà da parte del governo ci sia ancora oggi in Ungheria.
Si vede che questo governo di Orbán è un governo a favore delle persone e non delle banche.
Questo governo in modo duro ha tassato le banche, le multinazionali e per questi avvenimenti il governo Orbán è stato attaccato ed è attaccato tutt'oggi. 
Ora, tuttavia, il debito pubblico si abbassa: cosa che non é accaduta col governo di sinistra. 
I miliardi di debiti che il vecchio governo della sinistra aveva chiesto alle banche globali, il governo di Orbán li ha estinti. 
Il goveno Orbán per ogni decisione importante chiede il parere della popolazione (…)
Adesso riprendiamo il discorso su Tavares. 
Gentile signor Tavares la prossima volta che scrive un documento sull'Ungheria la prego di scrivere la verità e non cose inventate. 
Viktor Orbán e tanti altri importanti politici stranieri ritengono che il contenuto del suo documento abbia creato gravi danni all'Ungheria! 
Orbán ha chiuso l’incontro a Strasburgo affermando: ''noi ungheresi combatteremo queste persone che vogliono comandare e dirigere tutti!''.
 Non vorrei essere al posto del capo del governo Orbán, perché in giro ci sono tanti nemici mortali (non a caso in questo anno il famoso gruppo Bilderberg ha messo in agenda l’Ungheria).
 Cari italiani – Attenti alla Macchina del fango di Socialisti e Liberali       
Cari Italiani, io, ancora una volta, ho provato a mettere in luce la verità. Non sono una persona importante o che lavora in politica ma una persona semplice che lavora come autista di camion. Purtroppo i socialisti e liberali provano in ogni modo e con qualsiasi mezzo a spargere fango ed a diffondere falsitá attraverso i massmedia (notiziari cartacei e televisivi). 
Vorrei ringraziare i politici italiani e stranieri (per il vero – aggiungiamo come Redazione di Qui Europa – davvero pochi) che hanno appoggiato, sostenuto e difeso Viktor Orbán e il suo governo e che hanno votato contro il documento Tavares e appoggiato l’Ungheria. 
Posso proporre a quelli che parlano male dell’Ungheria di venire nel nostro paese e di conoscere cosa c’è e come funziona la vita quí. 
Sarò disponibile ad aiutarli a capire, se occorre. 
Vi ringrazio come sempre per aver letto il mio articolo e ci sentiremo presto per rispondere ad altri falsi articoli. 
Vi auguro ogni bene per l’Italia. 

martedì 23 luglio 2013

Intrecci Politica e Imprenditoria


La caduta di Casa Ligresti. E La Russa. E Santanchè
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Per qualche motivo a noi ignoto, i media non ritengono opportuno associare la parola «Ligresti» alla parola «Mafia». E non lo faremo nemmeno noi. Ci limitiamo a rallegrarci dell’arresto dell’intera famiglia, che a quanto pare stava per filarsela avendo svuotato un suo conto lussemburghese di 14 milioni: è un sollievo per tutta Milano, la fine di «un tumore» (come dice Staiti di Cuddia).

Ci limitiamo a sottolineare lo stile di Salvatore Ligresti come «imprenditore e capitalista» italiota. Uno stile, se possiamo osare, prettamente siculo. Nel senso che, accaparratisi delle società assicurative serie e solide, quotate in Borsa, la Famiglia le ha trattate come «cosa nostra»: ossia non appartenente anche agli azionisti e risparmiatori minori, ma solo sua. E come le ha trattate? Semplicemente spogliandole, saccheggiandole fino all’osso. A danno degli altri azionisti (e chi se ne frega, come dicono a Paternò), ma alla fin fine a danno di loro stessi, perché con quale progetto hanno saccheggiato? Nessun progetto.

È questo il tipo di capitalismo italico di cui i Ligresti sono esponenti eccezionalmente vistosi, ma non unici. Mai si ricorda di loro una bella operazione, un giusto e sagace investimento che abbia prodotto reddito, un colpo imprenditoriale indovinato. Reddito e ricchezza, l’hanno puramente e semplicemente distrutta, al solo scopo di pagarsi loro, i loro lussi e i loro piaceri sfondati. Senza nemmeno sentire il bisogno di usare il cervello.

È «la politica manageriale che ha portato al graduale depauperamento della società Fondiaria Sai» di cui parlano gli inquirenti, «la distruzione del valore delle azioni acquistate da migliaia di risparmiatori». Durante il saccheggio, i famigliari si sono ben retribuiti: nel triennio 2008-2010, Jonella Ligresti ha percepito – si legge – compensi per 9 milioni, Giulia Ligresti per 3,4 milioni, Antonio Talarico per 8 milioni, Fausto Marchionni per 15 milioni, Gioacchino Paolo Ligresti per 10 milioni, Emanuele Erbetta per 2.8 milioni. Secondo il gip «le società a monte della catena partecipativa di Fondiaria-Sai sono nel complesso delle scatole vuote, non in grado di produrre alcuna risorsa patrimoniale».

Tipica, l’operazione Atahotel. La catena alberghiera appartenente ai Ligresti, è in perdita. Appena si accaparrano il gruppo assicurativo Fonsai, i Ligresti gli vendono Atahotel, liberandosi di perdite per 52 milioni, a facendosi pagare per giunta, per il catorcio, 25 milioni. Un prezzo assurdo: ma giustificato dalla dichiarazione che gli immobili Atahotels erano affittati a caro prezzo. Solo che, appena in mano a Fonsai (poi a Fondiaria), Atahotel ottiene sconti su questi affitti, che erano serviti a gonfiare il valore della società. Una truffa agli azionisti? Chissenefrega, dicono a Paternò: pensiemo ai figghi nostri. Con Ligresti che vende sempre a Ligresti in perdita, ma ben compensato per le sue consulenze sempre s’intende dalle società di famiglia che sta saccheggiando.

Perché i profitti di Salvaore Ligresti, il capostipite, mica venivano da buoni investimenti, da impieghi redditizi del capitali disponibile (e preso in prestito, o affidato dagli altri azionisti). Macché: lui si è scremato per anni dei soldi dalle società che erano sue come non fossero sue, trattandole come una preda. Secondo gli inquirenti, tra il 2003 e il 2011 FonSai, Milano e Immobiliare Lombarda hanno pagato l’ingegnere perché prestasse consulenza «in operazioni che le società avrebbero poi posto in essere relazionandosi con società riferibili a Ligresti stesso». Per questo FonSai gli ha versato 3,5 milioni di euro all'anno, Milano 1,5 milioni e Immobiliare Lombarda 250 mila euro. In aggiunta, il cda di Fondiaria nel 2007 gli ha riconosciuto un una tantum di 3,5 milioni per «l'impegno profuso» e Milano nello stesso anno e per le stesse ragioni 3 milioni. In tutto ha incassato qualcosa come 42,2 milioni. Percepiti per aver venduto al gruppo FonSai immobili di sua proprietà» (Il Sole24 Ore).

Capito? Ligresti si faceva pagare come «consulente» di società di cui era presidente o amministratore delegato, o consigliere d’amministrazione. E così viveva. E alla grande.

Niente, nessuna intelligenza da capitalista, non un barlume di acutezza imprenditoriale è mai apparso nella Famiglia Ligresti. Nessuna strategia, nessun progetto. Solo spreco e dissipazione senza cervello.

Una abilità però, don Salvatore ce l’ha: le relazioni. Le amicizie incredibili che lo coprono «politicamente» e le relazioni che gli procurano il denaro altrui. Nientemeno che Mediobanca gli ha dato, per le operazioni distruttive come quelle descritte sopra, più di un miliardo. Mediobanca, il salotto buono, schifiltosissimo quando si tratta di finanziare imprenditori veri, molto «choosy» su chi far entrare e chi no al suo cospetto, si fida di questo tizio, con quella faccia di Paternò. Soldi che poteva dare alle imprese che esportano, e che sono in difficoltà per il credito ristretto, la banca d’affari li dà ai Ligresti. Per anni. Assistendo allo spreco sterile e scemo senza fare una piega.

Un creditore così benevolo, gli imprenditori veri se lo sognano. Una banca così generosa nei fidi, mai s’è vista per le persone serie. Per i Ligresti sì. Tanti riguardi. Al punto che l’amministratore delegato di Mediobanca Nagel, quando infine deve espellere i Ligresti e accollarsi la loro finanziaria Premafin (che Mediobanca ha pagato molte volte il suo valore, sprecando l’investimento), ancora fa con loro un patto segreto, in cui come buonuscita e compenso finale per il disastro, accetta di dargli 45 milioni ed altri benefit. Il tutto contenuto in una letterina, in un «papello» come dicono a Paternò, che non doveva essere conosciuto da terzi, ma è stato scoperto.

Interessanti e molto istruttive le richieste dei Ligresti come appaiono sulpapello: oltre ai 45 milioni di buonuscita, Salvatore vuole (e Mediobanca gli dà): un posto per il figlio Paolo in Fondiaria (in Svizzera, per precauzione). Una buonuscita per le figliole, l’autista e la segretaria per papà. Le vacanze pagate per tutti, l’iscrizione perpetua ad un ricco golf club, più la tenuta Cesarina, un ricco predio agrituristico cui «don Salvatore tiene più che a ogni altra cosa».

Molto istruttivo come vedete: i Ligresti volevano continuare a fare la vita dei ricchi capitalisti, senza più esserlo. Era questo il loro programma, non ne avevano altro. L’apparenza senza sostanza. Il mangiare senza lavorare. In questo tipo di cose hanno avuto tanti successi.

Come con l’ISVAP, l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni Private, l’ente pubblico che doveva controllare le assicurazioni, ed ha assistito senza fare una piega «allo scempio che la gestione Ligresti stava compiendo del patrimonio di quella che era la seconda compagnia d’assicurazioni italiana». Qui il perché è meno misterioso: il presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini (uno di quei grand commisimmarcescibili che noi contribuenti paghiamo tanto profumatamente perché facciano da «authority»: nel caso, con 281 mila euro annui) era amicone di Ligresti. Che gli era largo di favori: un bell’appartamento di proprietà Ligresti a Roma per il figlio, una raccomandazione – così accusano gli inquirenti – che Giannini avrebbe chiesto a Ligresti, consistente nel procurargli un posto per quando, di lì a poco, sarebbe scaduto il suo mandato all’Isvap, e di procurarglielo convincendo il suo amico Silvio Berlusconi. Oggi non solo Giannini è incriminato per corruzione e calunnia; ma persino l’Isvap è stato trascinato nella rovina, è stato abolito e le sue funzioni prese da Bankitalia (adesso siamo tranquilli che vigilano...). 
Perché le entrature politiche di Ligresti erano leggendarie, con l’altra «famiglia di Paternò» fortissima a Milano: i noti La Russa. Era stato il capostipite, senatore Antonino La Russa, a introdurre il giovaneLigresti nientemeno che presso l’inarrivabile Enrico Cuccia, il laicissimo ed algido patron di MedioBanca, siculo del resto come loro (il richiamo della foresta?). Da allora le due famiglie sono state intrecciate in tutte le imprese. Secondo Staiti di Cuddia, persino «la decisione di far diventare Gianfranco Fini segretario fu presa a Taormina in un albergo di Salvatore Ligresti, presenti il senatoreAntonino La Russa, suo figlio Ignazio, Giorgio Almirante ePinuccio Tatarella. Quando poi i figli adottivi di Almirante fallirono con la concessionaria di auto Lancia a Roma, furono salvati da Ligresti, che diede loro un’agenzia della Sai. Il male affonda lì».

Quando l’MSI, per uno scherzo insperabile della sorte, diventa un partito di governo sdoganato da Berlusconi, i La Russa salgono nel firmamento della greppia pubblica, e ne approfittano. Oh se ne approfittano. Ignazio ministro della Difesa; il fratello Romano, che prima lavorava in un negozio della Richard Ginori (altra società comprata e rovinata dai Ligresti) diventa europarlamentare, poi coordinatore provinciale del Pdl e assessore regionale.

La Russa distribuisce posti pubblici, che sono scambi di favori, a siculi collegati con le due Famiglie. Per esempio eleva un tal Giovanni Catanzaro, di Caltanissetta , un dipendente di Ligresti, prima della Richard Ginori e poi della Sai, a «Lombardia Informatica»: la grassa società della Regione Lombardia di Formigoni che gestisce l’informatizzazione della Regione più ricca d’Italia, gestendo un bel po’ di milioni per acquisti di computer eccetera. E che fa questo Catanzaro per ricambiare il favore? Fa trasferire il «call center» della Sanità della Regione Lombardia – tenetevi forte – a Paternò: 189 operatori assunti sul posto, che devono alle Due Famiglie eterna riconoscenza.

Filippo Milone
  Filippo Milone
Poi ci sono i due fratelli Milone, Giuseppe e Filippo: di Paternò. Il primo è stato piazzato in consiglio provinciale lombardo, l’altro ancor meglio sistemato: La Russa lo mette prima alle Poste, poi lo chiama al ministero della Difesa come consigliere, infine riesce a farlo entrare – addirittura – nel governo Monti, dove ricopre la carica di sottosegretario alla Difesa. Altra coppia di fratelli, i Randazzo: Salvatore siede da vicepresidente nel cda delle Ferrovie Nord (ma ha bazzicato pure l’Aler, Azienda Lombarda per l’Edilizia, boccone ambitissimo per le mafie del movimento terra ); Francesco, già amministratore della ligrestiana Fondiaria Sai, ha agguantato un posto nel consiglio di gestione di A2A: che è l’azienda «multi-utility» regionale, altra magnazza delle mafie siculo-lombarde perché si occupa di smaltimento rifiuti.

In tutti questi decenni, il senatore Antonino La Russa è alla testa di tutti i gruppi appartenuti a Ligresti e da lui via via rovinati: vicepresidente della Sai, vicepresidente della ATA Hotels S.p.A., vicepresidente della finanziaria Richard Ginori S.p.A., e infine vicepresidente della Premafin, la holding finanziaria dei Ligresti oggi in bancarotta.

E la pacchia doveva continuare: alla morte del capostipite Antonino, è il nipote Geronimo (figlio di Ignazio) a ereditare la poltrona del nonno nel cda della Premafin, alla quale aggiungerà quella nel cda dell’Aci. A 25 anni, Geronimo è già un arrivato, tanto più se si considera che si è andato a laureare a Catania, così è stato più sicuro di riuscire. E ovviamente, il seggio in Premafin dà al bel giovine di successo altri seggi, con relativi gettoni di presenza, in società di Ligresti: è anche nel cda di Finadin, in Immobiliare Lombarda e nella International Strategy srl. Tutti incarichi per cui il vecchio amico del nonno ha versato a Geronimo la bellezza di 376 mila euro annui, finché è durata.


Santanchè e La Russa



Ma, infaticabile, dinamicissimo imprenditore (del tipo siculo-lombardo), Geronimo La Russa trova il tempo e le forze anche per affari più propriamente suoi: da marzo 2010 è socio unico della società immobiliare Metropol srl cui risultano intestati uffici, rimesse e negozi nel centro di Riccione, e socio accomandatario della immobiliare di famiglia, Interiblea (che custodisce anche la residenza milanese di papà Ignazio). È inoltre un fondatore di «Milano Young», una Onlus (eh sì) che dovrebbe svolgere iniziative benefiche e in cui il giovin signore siede a fianco di Barbara Berlusconi, Paolo Ligresti, Mauro Pagani, Micol Sabbadini, Francesca Versace e Giulia Zoppas. Dimenticavo: è pure vicepresidente dell’Aci, l’Automobil Club Italiano, ente inutile che paghiamo tutti perché si è accaparrato il PRA, pubblico registro delle automobili.

Ma soprattutto, Geronimo è noto come gran frequentatore di discoteche, estati in yacht, corse in auto di lusso e notti brave fra riccozzi e olgettine e veline tv, tutta la zoologia che alimenta quel che i rotocalchi specializzati chiamano «il gossip» fra i «VIP». Tutto suo padre, si potrebbe dire. O anche: ad ogni politico il suo Trota. . Quando il Trotino di Paternò s’è sposato con una Patrizia, al matrimonio si sono fatte vedere Mara Carfagna (allora ministra delle impari opportunità), Barbara Berlusconi, e Daniela Santanchè. La giovane coppia è andata ad abitare, narrano le cronache mondane, «in un attico agli ultimi piani della Torre Velasca, lo storico grattacielo di Milano con vista sul Duomo di proprietà del gruppo di Ligresti, che è diventato così il suo padrone di casa».

Geronimo La Russa, Barbara Berluscono e Ligresti figlio


Già, anche la Santanchè è nel giro di Famiglia. Secondo il solito Staiti di Cuddia, «Ignazio avrebbe anche fatto un patto “politico-commercial-mondano” con Daniela Santanchè: lui le aprì le porte della Provincia, lei quelle dei salotti, da quelli di Cortina e della Sardegna a quelli televisivi». Così inizia quella che Staiti definisce (lascio a lui la responsabilità) «la politica dell’sms, soldi, mignotte, salotti tv». Quella che ben conosciamo e di cui costoro sono tanta parte...

… O lo sono stati, perché ora spero che il crollo della lurida Casa Ligresti trascini con sé anche i La Russa, anche la Santanchè con il suo appartamento di 900 metri quadri, tutta questa brutta gente che a Milano si è impadronita del nome della «Destra» e l’ha sporcato. Lo spero per Sergio Ramelli, sprangato nel ’75 uscendo da scuola perché aveva scritto un tema «di destra»; per Enrico Pedenovi, consigliere provinciale del MSI, assassinato a colpi di pistola un anno dopo a Milano perché credevano a quella Destra, lo spero per le altre decine di sprangati e mutilati, di incarcerati ingiustamente, di costretti alla latitanza, di rovinati nella vita e nel futuro; per Mazzola e Giralucci trucidati a Padova dalle BR. Almeno per ricordo di queste vittime, quella brutta gente avrebbe dovuto aver qualche decenza. Hanno sgavazzato e goduto sulle ossa di quelli che ci hanno creduto. Ora spero tocchi a loro, almeno, di non sgavazzare più.

P.S. – Per i non-milanesi, una nota: quando si parla di «poteri forti» in Italia, non occorre pensare a Goldman Sachs e Morgan Stanley. Sono già «poteri forti» inamovibili e impuniti per decenni i Ligresti e La Russa, figuratevi a che punto siamo ridotti...

P.P.S. – Secondo me anche Silvio, nel cui nome tutta la politica mignotte e tv è stata consumata, farebbe bene a filarsela ad Antigua. Non capisco cosa aspetta. Il «senatore» De Gregorio ha già ammesso di essere stato da lui pagato (3 milioni) per cambiare partito, passando da Di Pietro al Pdl. Al processo Ruby, i giudici hanno incriminato i 32 testimoni a suo favore – quelli che hanno giurato che sì, lui credeva che Ruby fosse davvero la nipote di Mubarak, e ne aveva anche parlato col dittatore egiziano. Ora, tutti costoro sono o stipendiati da Berlusconi, o gli devono seggi parlamentari: è chiaro che i giudici ne hanno le scatole piene di queste false testimonianze. Non si tratta più di prostituzione con una minorenne, ma di qualcosa di più grave: in Usa come in Gran Bretagna, si direbbe «disprezzo della Corte». Un cosa è per un imputato difendersi anche con mezzucci; ma se l’imputato cerca palesemente di far fessi i giudici, in un modo così plateale, allora la Corte ha ragione di incavolarsi. Voi sapete che giudizio dò della Boccassini e dei giudici milanesi; ma stavolta hanno ragione. E fra poche settimane cominceranno ad interrogare questi «testimoni» in veste di imputati, e allora ne vedremo delle belle: quelli se la faranno sotto, e tradiranno il loro capo, il loro Al Capone. Perché non si sbriga a filarsela? Vuol finire come Ligresti, che si è deciso in ritardo? Cos’è, arroganza? O idiozia?