sabato 21 febbraio 2015

La Politica Italiana dov'è?

Di Olindo Cervi

Stavo cercando l'intervista di Beppe Grillo alla TV Spagnola e tra le proposte che fa YOUTUBE, me ne è capitata una di una lunga intervista a Rafael Correa, presidente dell'Ecuador. Me la sono andata a guardare e ho pensato alla nostra premiata e amata classe politica renzoberlusconiana.
Rafael Correa è un POPULISTA (nome molto in voga presso i nostri politici) che al suo paese si è permesso di mettere in riga e prendere letteralmente a calci nel culo il Fondo Monetario, la Banca Mondiale e tutti gli speculatori della finanza internazionale in nome del benessere del popolo e del principio economico di redistribuzione della ricchezza.
In questa intervista, Rafel Correa ha detto che risolvere la crisi non è un 
PROBLEMA TECNICO
ma un
PROBLEMA POLITICO
Se portiamo il problema in Italia capiamo che ci manca una cosa : IL POLITICO. 
Al suo posto abbiamo una sequela di buffoni al soldo della finanza internazionale che Correa ha preso a calci nel culo.
Tali enti non hanno fatto nulla di strano, Fanno i loro affari senza guardare in faccia nessuno e passando su tutto e tutti senza nessuna distinzione di classe, razza,cultura e qualsiasi altra cosa. La loro legge è fare profitti a tutti i costi. 
Chi dovrebbe impedire questo ? 
LA POLITICA
E Il Presidente Correa nel suo paese ha fatto esattamente questo.
Vediamo da noi chi dovrebbe e doveva farlo.
La nostra classe polica, per ignoranza abissale, ha ormai segato il ramo sul quale sta seduta.
I sondaggi li danno in caduta verticale con il PD che perde consensi a rotta di collo nei sondaggi veri (non in quelli pubblicati dai TG al loro soldo).
Ma per loro questo dato è inconcepibile. Perché ? Molto semplice : non lo capiscono. 
Si, è proprio così. 
Sono talmente ottusi, ignoranti e chiusi nel loro mondo che non lo capiscono.
Stanno assistendo inermi al loro disfacimento.
Viene normale porsi una domanda. Perché la gente non reagisce a questo sfacelo?
Un ventennio di governo del nano puttaniere, ha creato un popolo di stonati che sognano di fare i puttanieri o i proprietari di una squadra di calcio esattamente come lui. Quindi si è creato un paese assopito a sua misura con un popolo addormentato. 
Adesso vorrebbero che le persone fossero sveglie e piene di idee. Ma dalla loro parte non trovano più niente di questo. Trovano soltanto IL NULLA.
E il NULLA, con la sua alta intelligenza e indipendenza intellettuale da chi si fa rappresentare? Naturalmente dal RE DEL NULLA Matteo Renzi.
Quindi sono rimasti senza idee e soluzioni. Non sanno cosa fare.
Renzi e il suo entourage mentono sapendo di mentire e sperano che la buriana passi
Faranno viaggiare la fantasia ma non funziona più.
I sondaggi sono completamente negativi e i poteri forti che sostengono i politici incapaci lo sanno. 
Ormai i nostri politici non sono più in grado di garantire la tenuta del paese
Gli indici  parlano: Forza Italia va a picco, il PD quasi mentre crescono il Movimento 5 Stelle e l'astensione.
Gli astenuti sono nella stragrande maggioranza ex elettori schifati da PD e PDL. Non credono neppure a una parola di quanto viene loro detto ogni santo giorno sui quotidiani, nei talk show, nei manifesti elettorali. Solo in Piemonte e in Lombardia, Forza Italia perde il 20% del suo elettorato e il PD ne perde il 10%.
Chi gestisce il potere, proprio perchè auto-riflettente, non ha la possibilità di comprendere ciò che accade nella realtà. Sono circondati da un personale ottuso e compiacente, al quale viene richiesta soltanto deferenza servile, in cambio di prebende e privilegi. Quindi, non sono in grado di avere una lettura delle cose aderente alla situazione reale perchè nessuno glie lo spiega per bene. Se ne accorgono soltanto dopo, quando ormai è troppo tardi.
L'ultima trovata di Berlusconi-PD-Scelta Civica va al di là di qualunque commento, ed è la seguente: nel decreto sul lavoro presentato dal governo c'è un emendamento firmato di persona da Berlusconi, evento che lui ha fortemente voluto per dare un segnale al paese che dovrebbe essere di grande impatto, ovvero dimostrare che nonostante sia decaduto come senatore, sia un pregiudicato a tutti gli effetti e sia stato definito "legalmente inabile all'esercizio dei pubblici uffici in ogni sua forma" lui scrive le leggi perchè fa quello che gli pare. Questo fondamentale e osceno dettaglio, va da sè, non è stato propagandato dal PD, ma la notizia è circolata, provocando delle forti reazioni anche da parte di persone estremamente moderate.
Questo specifico particolare non è piaciuto a chi deve investire in Italia, non è piaciuto ai membri che contano nelle commissioni importanti del parlamento europeo, perchè identificano la Repubblica Italiana come una nazione in cui la legalità è stata formalmente cancellata e l'esercizio del Diritto soppresso. Ascoltare alcuni commento in giro per il mondo, oggi, è stato davvero triste.
Le persone ciniche e indifferenti che se ne fregano, seguiteranno a fregarsene.
Ma la parte sana della nazione si è ormai svegliata e comincia perfino a ragionare.
L'ultima statistica dell'Istat dice che sempre più italiani si vanno a informare in rete e non nei talk show televisivi.
La buona notizia è che li guardano sempre meno persone. Non se ne può più.
Per esempio, Conchita de Gregorio aveva lanciato un suo nuovo talk show che ha retto soltanto tre puntate. 
Il potere non capisce come mai.
Sembra che una parte degli italiani stiano migliorando, sembra si siano stufati.
Ci hanno messo un po' troppo a capirlo, ma meglio tardi che mai.
E' penoso (lo dico come italiano) essere testimoni della difesa ad oltranza fatta nei talk show condotti da giornalisti schiavi al loro soldo.
Gli indici statistici dei sondaggi sono impietosi perchè sono impietose le cifre vere sull'Italia rilasciate dagli uffici dell'Unione Europea: l'Italia è l'unica nazione dei 27 paesi che andrà indietro, l'unica in cui la disoccupazione aumenterà, l'istruzione e la cultura decresceranno, l'unico paese dell'Unione in cui l'innovazione tecnologica e la ricerca scientifica non vengono neppure contemplate in sede d'esame; l'unica nazione in cui diminuisce la spesa per i beni culturali e per la diffusione dell'istruzione; ed è chiaro a tutti che dei 120 miliardi di euro di debito nei confronti delle piccole e medie aziende, la Pubblica Amministrazione non verserà un bel nulla. Monti ne aveva stanziati 40, di miliardi di euro "da devolvere subito con effetto immediato" (marzo 2013): non è partito neppure un euro; Letta ne aveva stanziati "25 subito e 25 alla fine di settembre 2013 per chiudere il saldo entro la prima metà del 2014" (maggio 2013): non è partito neppure un euro. Renzi ha annunciato al paese che "intanto cominciamo da oggi a pagare i debiti alle aziende, perchè i 25 miliardi precedentemente stanziati da Letta sono già in viaggio da questa mattina" (2 Marzo 2014). Non è mai partito neppure un euro.
Non soltanto manca la volontà politica.
Ma non ci sono, al governo, le persone atte e adatte per impostare una qualsivoglia manovra.
Questa non è una crisi.
E' l'inizio dello sfaldamento definitivo di un sistema basato sulla corruttela, sulla manipolazione, sulla esaltazione del privilegio garantito a pochi dai partiti-aziende, che sta implodendo sotto gli occhi di tutti.
Se ne accorgerebbe anche un bambino.
Ma la Storia ci insegna che i detentori corrotti di un potere corrotto sono sempre gli ultimi ad accorgersi quando la mura del Palazzo cominciano a sbriciolarsi sulle loro teste.
Pensano sempre di poterla far franca.
Poi, si arriva a un punto di non ritorno e quel sistema salta.
E' accaduto allo scià Pahlevi in Iran, a Menem in Argentina, a Craxi e Andreotti, a Mussolini, a Nixon. Capiterà anche a questi signori che speriamo ci governino ancora per poco.
Indignarsi o scandalizzarsi per ciò che fanno ormai è inutile.
Basta avere un po' di pazienza e aspettare il motore della sega che gira a vuoto. 
Vuol dire che hanno finito di tagliare il loro ramo e stanno cadendo a picco.

Un paese in cui i governanti nascondono ai propri cittadini che fanno redigere le leggi a un delinquente pregiudicato è un paese destinato alla sua distruzione o a un poderoso e rigoglioso ribaltamento dello status quo.
Nel dialetto emiliano si dice "sperom" ("speriamo" per chi non lo sapesse tradurre).

La trappola del debito sovrano

Questo è un vecchissimo articolo datato 2010. Possibile che nessuno abbia ancora imparato niente e che anche il fenomeno Tsipras voglia continuare a negoziare con una associazione a delinquere?
Leggetevi questo che ci dà una idea di come funzionerebbe il mondo libero dalla truffa del debito sovrano.

  • SFUGGIRE ALLA TRAPPOLA DEL DEBITO SOVRANO
    Postato il Mercoledì, 25 agosto 2010

DI ELLEN BROWN
webofdebt.wordpress.com
L’attuale crisi del credito è sostanzialmente una crisi del capitale: in un periodo in cui le banche sono carenti del capitale necessario per garantire i prestiti erogati, vengono innalzati i requisiti sul capitale. Quasi un secolo fa, la Commonwealth Bank of Australia dimostrò che le banche, in realtà, non hanno bisogno di capitale per erogare prestiti – fintanto che il loro credito viene garantito dal governo. Denison Miller, il primo governatore della banca, amava dire che la banca non aveva bisogno di capitale perché “è garantita dalla ricchezza e dal credito dell’Australia intera”. Con nient’altro che questo potere del credito nazionale, la Commonwealth Bank finanziò sia enormi progetti infrastrutturali che la partecipazione del paese alla Prima Guerra Mondiale.
Il presidente John Adams viene citato per aver detto: “Ci sono due modi per conquistare e schiavizzare una nazione. Uno è con le spade, l’altro è con il debito”. Oggi le maggiori conquiste avvengono sul campo di battaglia del debito, una guerra che sta imperversando a livello globale. Il debito costringe i cittadini a cadere nella schiavitù finanziaria nei confronti delle banche e costringe i governi a cedere la sovranità ai creditori, che alla fine sono banche private, artefici di tutto il denaro non in contanti odierno. In Gran Bretagna, dove la Banca d’Inghilterra è di proprietà del governo, il 97% dell’offerta monetaria viene emessa privatamente dalle banche sotto forma di prestiti. Negli Stati Uniti, dove la banca centrale è di proprietà di un consorzio privato di banche, la percentuale è addirittura maggiore. La Federal Reserve emette Banconote della Federal Reserve (vale a dire banconote di dollari) e le presta alle altre banche, che a loro volta le prestano ad interesse ai cittadini, alle imprese, ai governi locali e al governo federale.
Questo è vero oggi ma in passato ci sono stati dei modelli di successo nei quali il governo stesso emetteva la moneta nazionale, sia sotto forma di banconote che di credito della nazione. Un esempio lampante di questo approccio illuminato al denaro e al credito fu la Commonwealth Bank of Australia, che operò con ottimi risultati come banca di proprietà del governo per la maggior parte del ventesimo secolo. Invece di emettere “debito sovrano” – obbligazioni federali che indebitano la nazione facendole pagare interessi all’infinito – il governo, tramite la Commonwealth Bank, emetteva “credito sovrano”, credito che la nazione anticipava al governo e ai suoi organi costitutivi.
I risultati della banca furono particolarmente rilevanti considerando il fatto che nel corso dei primi otto anni, dal 1912 al 1920, non aveva la facoltà di emettere la moneta nazionale ed operava senza un capitale iniziale.
Sir Denison Miller, governatore della banca dalla sua creazione nel 1912 al 1923, fu citato sulla stampa australiana il 7 luglio 1921 per aver detto: “Vi sono le intere risorse dell’Australia dietro a questa banca. Questo continente è forte, e forte sarà la Commonwealth Bank. Potrà essere realizzata qualsiasi cosa che i cittadini australiani concepiranno in modo intelligente e appoggeranno in modo leale”.
Non si trattava solamente di strombazzate giornalistiche. In un articolo del 2001 dal titolo “Come viene creato il denaro in Australia”, David Kiss scrisse in merito ai primi risultati raggiunti dalla banca:
“La Commonwealth Bank, costituita dal governo australiano, raggiunse risultati sorprendenti mentre era ancora la banca “del popolo”, prima di venire paralizzata da successive decisioni del governo e, infine, venduta. In un periodo in cui le banche private chiedevano un 6% di interesse per i prestiti, la Commonwealth Bank finanziò gli sforzi bellici australiani della Prima Guerra Mondiale dal 1914 al 1919 con un prestito di 700.000.000 di dollari ad un tasso di interesse inferiore all’1%, facendo quindi risparmiare agli Australiani qualcosa come 12 milioni di dollari di oneri bancari. Nel 1916 rese disponibili dei fondi a Londra per l’acquisto di 15 piroscafi mercantili per sostenere le crescenti esportazioni dell’Australia. Fino al 1924 i benefici che ricadevano sulla popolazione australiana grazie alla loro banca erano costanti. La banca finanziò consorzi per il commercio di frutta e marmellate fino a 3 milioni di dollari, trovò 8 milioni di dollari per le abitazioni australiane mentre ai governi locali, per la costruzione di strade, linee tranviarie, porti, gasdotti, centrali di energia elettrica e via dicendo erogò prestiti per 18,72 milioni di dollari. Pagò 6,194 milioni di dollari al governo del Commonwealth tra il dicembre 1920 e il giugno 1923 – i profitti del suo Dipartimento per l’Emissione di Banconote – mentre nel 1924 aveva realizzato da sola utili per 9 milioni di dollari, disponibili per riscattare il debito. Il governatore della banca dalla mentalità così indipendente, Sir Denison Miller, utilizzò il potere di credito della banca dopo la Prima Guerra Mondiale per salvare gli australiani dalla situazione di depressione che veniva imposta negli altri paesi... Nel 1931 fusioni con altre banche trasformarono la Commonwealth Bank nel più grande istituto di risparmio d’Australia, catturando il 60% dei risparmi della nazione”.
Sfruttare il potere segreto del sistema bancario per il bene pubblico.
La Banca del Commonwealth fu in grado di raggiungere simili risultati con così poco perché sia il suo primo governatore, Denison Miller, che il suo primo e più fervido sostenitore, King O’Malley, erano loro stessi dei banchieri e conoscevano il segreto del sistema bancario: le banche creano il “denaro” che prestano annotando semplicemente delle voci contabili nei conti di deposito dei mutuatari.
Questo segreto bancario fu confermato da un certo numero di vecchi addetti ai lavori nell’ambiente bancario. Nel 1998, in un documento intitolato “Manufacturing Money”, l’economista australiano Mike Mansfield citò Reginald McKenna, ex Ministro del Tesoro britannico, che dichiarava agli azionisti della Midland Bank il 25 gennaio 1924: “Temo che al cittadino comune non piacerà il fatto che gli venga detto che le banche possono creare e distruggere il denaro. La quantità di denaro in circolazione varia solamente grazie all’azione delle banche che aumentano o diminuiscono i depositi e operano acquisti bancari. Sappiamo come avviene tutto questo. Ogni prestito, ogni fido, ogni acquisto bancario crea un deposito e ogni estinzione di un prestito, di un fido o di una vendita bancaria distrugge un deposito”.
Il dottor Coombs, ex governatore della Reserve Bank of Australia, affermò in un discorso ufficiale presso l’Università del Queensland il 15 settembre 1954: “Quando una banca presta denaro, questo passa nelle mani della persona che lo prende a prestito senza che nessuno ci perda alcunché. Ogni volta che una banca presta denaro vi è di conseguenza un aumento della quantità totale di denaro a disposizione”.
Ralph Hawtrey, assistente del Sottosegretario al Tesoro britannico negli anni Trenta, scrisse in Trade Depression and the Way Out: “Quando una banca presta denaro, crea questo denaro dal nulla”. Nel suo libro intitolato The Art of Central Banking, Hawtrey spiega meglio questo concetto: “Quando una banca presta denaro, crea credito. Rispetto al prestito che viene inserito nella sezione delle attività, esiste un deposito inserito nella sezione delle passività. Ma gli altri prestatori non hanno il potere mistico di creazione dal nulla del mezzo di pagamento. Ciò che prestano deve essere denaro che hanno acquisito attraverso le loro attività economiche”.
Le banche possono fare quello che nessun altro può fare: “creare dal nulla il mezzo di pagamento”. I lungimiranti fondatori della Commonwealth Bank combinarono questo segreto bancario ben custodito con il servizio pubblico.
Il crollo bancario del 1983 genera un nuovo modello di banca pubblica
La Commonwealth Bank fu fondata in una situazione simile a quella di oggi: il paese aveva da poco subito un enorme tracollo del sistema bancario. Negli anni novanta dell’Ottocento, tuttavia, non esistevano le garanzie da parte dell’FDIC, non c’era la previdenza sociale, non c’erano gli ammortizzatori sociali per i disoccupati che potessero attutire il colpo. La gente che pensava di passarsela bene improvvisamente si trovò a non avere più nulla. Non potevano ritirare i propri risparmi, emettere assegni o vendere i propri prodotti o le proprie abitazioni dato che non c’era più denaro con cui acquistarli. Cittadini disperati si gettavano nel vuoto dai ponti o si buttavano sotto ai treni.
Qualcosa doveva essere fatto.
La risposta del governo laburista fu quella di approvare un disegno di legge nel 1911 che comprendeva una norma per una banca di proprietà pubblica che sarebbe stata garantita dei beni del governo. Con un’iniziativa rara per quei tempi, la banca avrebbe avuto un’attività sia di risparmio che di gestione bancaria generale. Era anche la prima banca australiana a ricevere una garanzia del governo federale.
Jack Lang era il ministro del Tesoro australiano nel governo laburista del 1920-21 e primo ministro del Nuovo Galles del Sud nel corso della Grande Depressione. Figura controversa, fu sollevato dall’incarico dopo essersi rifiutato di ripagare prestiti contratti con i banchieri di Londra. Nel libro The Great Bust: The Depression of the Thirties (McNamara’s Books, Katoomba, 1962), Lang descrisse i trionfi e le tribolazioni della Commonwealth Bank con dettagli significativi:
“Il Partito Laburista decise che una banca nazionale, garantita dei beni del governo, non fallirebbe in periodi di tensione finanziaria. Si rese anche conto che una simile banca sarebbe stata una garanzia per la disponibilità di fondi per la costruzione di case ed altre necessità. Dopo il crollo delle imprese edili, c’era una grande scarsità di denaro per simili attività”.
 “… Principale sostenitore della causa di una Banca del Commonwealth era King O’Malley, un pittoresco americano-canadese ... prima di arrivare in Australia aveva lavorato in una piccola banca di New York, di proprietà di uno zio… era rimasto molto colpito dal modo in cui lo zio aveva creato il credito. Una banca poteva creare il credito, e allo stesso tempo fabbricare il debito per equilibrarlo. Questa fu la grande scoperta della carriera bancaria di O’Malley. Imbonitore nato, aveva una voglia sfrenata di fare le cose in grande. Iniziò la sua carriera politica nell’Australia meridionale sostenendo una banca commerciale. Nel 1901 fu eletto nel primo Parlamento Federale come monogruppo di pressione per costituire una banca del Commowealth, e aderì al Partito Laburista con questa intenzione”.
King O’Malley insisteva sul fatto che la Commonwealth Bank dovesse avere il controllo dell’emissione delle proprie banconote ma tutti i suoi sforzi furono vani – fino al 1920, quando la banca rilevò l’emissione della valuta nazionale, come fu autorizzata a fare nel 1913 la Federal Reserve negli Stati Uniti. Questo rappresentò l’inizio del potere come banca centrale della Commonwealth Bank. Ma già prima di avere questo potere la banca era in grado di finanziare su vasta scala le infrastrutture e l’apparato militare, e lo aveva fatto senza avere un capitale iniziale. Questi risultati furono dovuti principalmente all’intuito e all’audacia del primo governatore della banca, Denison Miller.
Gli altri banchieri, temendo la concorrenza, avevano pensato che l’inserimento di uno dei propri uomini come governatore della banca potesse tenerla in riga. Ma non avevano fatto i conti con il loro rappresentante indipendente, che aveva visto l’opportunità di una banca garantita dal governo e si preparò per renderla il migliore istituto che il paese avesse mai conosciuto. Così Lang racconta la vicenda:
“La prima prova arrivò quando fu necessario prendere una decisione riguardo al capitale necessario per avviare una banca di quel genere. Secondo la legge, il Commonwealth aveva il diritto di vendere ed emettere titoli obbligazionari per un totale di 1 milione di sterline. Alcuni avevano addirittura pensato che quella somma sarebbe stata insufficiente, considerando quello che era accaduto nel 1893...”
 “Quando Denison Miller lo venne a sapere, la sua risposta fu che non era necessario alcun capitale”.
Miller si guardò bene dall’andare dai politici a chiedere soldi. Poteva  farcela senza un capitale. Come King O’Malley, sapeva come funzionava il  sistema bancario (tutto questo, ovviamente, avveniva prima degli  attuali requisiti sul capitale imposti da oltre frontiera dalla banca  delle banche centrali, la Banca per i Regolamenti Internazionali). Lang  continua:
 “Miller era l’unico dipendente. Aveva trovato un piccolo ufficio… e  aveva chiesto al Tesoro un anticipo di 10.000 sterline. Questa fu  probabilmente la prima e unica volta che il Commonwealth prestò alla  banca dei soldi. Dal quel momento in poi, tutto andò nella direzione  opposta”.
 “… Nel gennaio 1913, Miller aveva completato i preparativi per aprire  una banca in ogni stato del Commonwealth, tra cui anche una  rappresentanza a Londra. Il 20 gennaio 1913, tenne un discorso nel quale  dichiarava che la nuova Commonwealth Bank apriva le proprie attività.  Queste furono le sue parole:
 “Questa banca è stata creata senza un capitale, perché nessun capitale è  richiesto al momento, ma è garantita dalla ricchezza e dal credito  dell’Australia intera”.
 “In quelle poche e semplici parole risiedevano lo statuto della banca e  il credo di Denison Miller, che non smetteva mai di ripetere. Aveva  promesso di fornire agevolazioni per espandere le risorse naturali del  paese, e che sarebbe stata sempre una banca dei cittadini. ‘Non c’è  dubbio che con il tempo sarà elencata come una delle più grandi banche  del mondo’ aggiunse in tono profetico.”
 “... Pian piano alle banche private apparve chiaro che potevano aver  allevato una serpe in seno. Erano così concentrate sui rischi di dover  lottare contro la socializzazione bancaria che non si erano rese conto  che avevano molto più da temere dalla concorrenza di un banchiere  ortodosso, che aveva alle spalle le risorse del paese.”
 “… Una delle prime dimostrazioni della sua fermezza arrivò quando la  Melbourne Board of Works scese sul mercato alla ricerca di denaro per  estinguere vecchi prestiti, e per procurarsi anche nuovo denaro. Fino a  quel momento, a parte i Buoni del Tesoro e gli anticipi provenienti  dalle proprie Casse di risparmio, i governi dipendevano dai prestiti  oltremare provenienti da Londra... oltre ad avere dei vincoli rigidi di  sottoscrizione, avevano anche scoperto che non potevano aspettarsi più  di 1 milione di sterline al 4 per cento, 97,5 netto.
 “Allora decisero di rivolgersi a Denison Miller, che aveva promesso di  garantire condizioni speciali a quegli istituti. Miller si offrì  immediatamente di prestare 3 milioni di sterline a 95, su cui si sarebbe  applicato un tasso di interesse del 4 per cento. L’accordo fu concluso  all’istante. Quando gli fu chiesto dove la sua giovane banca avesse  raccolto tutto quel denaro, Miller rispose: ‘Sul credito della nazione.  E’ illimitato’”.
 Un’altra prova importante arrivò nel 1914 con la Prima Guerra Mondiale:
 “La prima reazione fu il rischio che la gente potesse correre agli sportelli a ritirare i propri risparmi. La banche si resero conto che erano ancora vulnerabili se questo fosse avvenuto, avevano ancora paura di un altro Venerdì Nero. “Ci fu una riunione organizzata in fretta e furia dai principali banchieri. Alcuni riferirono che c’erano indicazioni del fatto che una  corsa era già iniziata. Denisor Miller sostenne poi che la Commonwealth  Bank, per conto del Commonwealth, avrebbe appoggiato ogni banca in  difficoltà... Questo fece cessare il panico e collocò Miller in prima  fila. Ora, per la prima volta, la Commonwealth Bank stava prendendo  l’iniziativa. Gli ordini li stava dando, e non prendendo...”
 “Denison Miller... controllava praticamente i finanziamenti bellici. Il  governo non sapeva come si potevano ottenere questi soldi. Miller sì”.
 E quest’interessante storia continua. Miller morì nel 1923 e nel 1924 i  banchieri ripresero il controllo della Commonwealth Bank, strozzandone  le attività e impedendole di salvare gli australiani dalle devastazioni  della Depressione degli anni Trenta. Nel 1931, il consiglio di  amministrazione della banca entrò in conflitto con il governo laburista  di James Scullin. Il presidente della banca si rifiutava di estendere il  credito, in risposta alla Grande Depressione, a meno che il governo  avesse tagliato le pensioni, cosa che Scullin rigettò. Il conflitto che  circondò la vicenda portò alla caduta del governo e alle richieste da  parte dei laburisti di riformare la banca e un maggiore controllo  diretto del governo sulla politica monetaria.
 La Commonwealth Bank ricevette quasi tutti i poteri di una banca  centrale grazie ad una legge di emergenza approvata nel corso della  Seconda Guerra Mondiale, e alla fine del conflitto bellico utilizzò  questi poteri per iniziare una fortissima espansione dell’economia. In  soli cinque anni vennero aperte centinaia di filiali in tutto il paese.  Nel 1958 e nel 1959, il governo divise in due la banca, concedendo le  funzioni di banca centrale alla Reserve Bank of Australia mentre la  Commonwealth Bank Corporation conservava le proprie funzioni di banca  commerciale. Entrambe le banche, comunque, rimanevano di proprietà  pubblica.
 Alla fine la Commonwealth Bank aveva filiali in ogni città e zona di  periferia, mentre nelle zone rurali aveva una rappresentanza in ogni  ufficio postale e in ogni emporio. Essendo la banca più grande del  paese, stabiliva i tassi e decretava la politica, che gli altri dovevano  seguire per paura di perdere clienti. La Commonwealth Bank fu  ampiamente percepita come una polizza di assicurazione contro gli abusi  da parte delle banche private, in modo da garantire che chiunque avesse  accesso ad un sistema bancario equo. La Commonwealth Bank operò come una  banca interamente di proprietà dello stato fino agli anni Novanta,  quanto fu privatizzata e dunque gli interessi si spostarono verso la  massimizzazione dei profitti, con una costante e massiccia chiusura  delle filiali e delle agenzie, il licenziamento in massa dei dipendenti e  la riduzione delle modalità di accesso ai bancomat e al pagamento in  contanti alle casse dei supermercati. Ora è diventata un’altra costola  del cartello bancario ma i suoi sostenitori ribadiscono che una volta  rappresentava la linfa vitale del paese.
 In Australia oggi c’è un rinnovato interesse nel ristabilire una banca  di proprietà pubblica sul modello della Commonwealth Bank. Gli Stati  Uniti e gli altri paesi farebbero bene anche a considerare questa  possibilità.
 Un ringraziamento speciale a Peter Myers per la riproduzione di ampi  brani del libro di Jack Lang nella sua newsletter settimanale.

martedì 28 gennaio 2014

L'unico problema è L'EURO!!!!!!!!!

Dal Blog Voci Dall'Estero abbiamo una intervista al Prof. Claudio Borghi.
Tra i pochissimi economisti liberi che difendono gli interessi dei cittadini e non delle lobby.
Cosa c'è di sbagliato?
Una sola cosa : L'EURO.

Intervista a Claudio Borghi: "La Storia Farà Giustizia"

Le Interviste de L'AntiDiplomatico: dopo Sapir e Ambrose Evans Pritchard, una bella intervista al nostro Claudio Borghi.

"Il modo in cui i nostri governi ci hanno svenduto ad interessi economici esteri è vergognoso e la storia farà giustizia"

 


di Alessandro Bianchi

Claudio Borghi Aquilini. Professore di Economia degli Intermediari Finanziari all'Università Sacro Cuore di Milano. Editorialista de il Giornale ed Autore di Investire nell'arte, Sperling & Kupfer (2013).  

- Professore, Lei ha avuto il merito di essere tra i primi economisti italiani a focalizzare la crisi sul suo problema principale: l'insostenibilità della moneta unica per un paese come l'Italia. Oggi anche i più ferventi sostenitori del "sogno" federale degli "Stati Uniti d'Europa" hanno iniziato ad ammettere che c'è un problema. Perché, secondo Lei, l'uscita dalla zona euro è l'unica soluzione possibile e come risponde a coloro che prima di un tale passo chiedono la formazione di un cartello dei paesi dell'Europa del sud per forzare Bruxelles, Berlino e Francoforte a cambiare le loro politiche?



Ci sono solo tre vie d'uscita possibili da questa situazione e due (taglio dei salari e trasferimenti interni dalla Germania a noi) non sono né realistici né desiderabili.Rimane lo smantellamento della zona euro.

- Nei media si utilizzano tre argomenti principali per descrivere l'impossibilità di un ritorno alla lira: il rischio d'inflazione ad i livelli di Weimar, l'incapacità di competere con i nuovi giganti commerciali come la Cina e le inevitabili ritorsioni da parte della Germania. Sono dei rischi realmente concreti?

L'arsenale del terrorismo informativo è mirato ad impedire l'uscita dall'euro rendendola difficile proprio per il rischio di panico dei risparmiatori. In realtàl'inflazione credo che in tutto il mondo occidentale sia l'ultimo dei problemi e anzi, mi pare che in tanti stiano cercando disperatamente di crearla. Quanto al discorso delle dimensioni sarebbe sensato se si dovesse giocare a tiro alla fune, ma dobbiamo commerciare e lo si fa con i prodotti e con i prezzi. Nessun aiuto ci viene dai nostri partner europei, per i quali siamo a nostra volta concorrenti. La Germania poi non può ritorcere nullaperché esporta verso di noi più di quanto esportiamo noi verso di loro.


- Già nel novembre del 2011, quando il governo Berlusconi fu costretto alle dimissioni dopo la famosa lettera della Bce, Lei scrisse come si stesse compiendo "il delitto perfetto" da parte della tecnocrazia: utilizzare la leva dello spread per sovvertire le scelte democratiche ed imporre esecutivi amici. Esperimenti portati a termine anche in diversi altri paesi. Cosa è cambiato da questo punto di vista dal governo Monti a quello Letta?

Letta è meno spudorato di Monti nel suo asservimento ai voleri europei ma è solo questione di immagine, nei fatti sono tutti e due dei semplici esecutori.


- Con i programmi di salvataggio, la troika ha fino ad oggi imposto macelleria sociale e svendita delle aziende pubbliche. Per l'Italia, Cottarelli, Saccomanni e Letta  preferiscono utilizzare spending review e privatizzazioni, ma il senso non cambia poi molto. In un'economia depressa e ad un passo dalla deflazione, si può davvero pensare di ridurre il debito vendendo quote dei nostri "gioelli di stato"?

Se l'Italia svende le proprie partecipazioni strategiche per ripagare una fetta minuscola del proprio debito mi domando cui prodest. Dato che gli investitori da rassicurare sono quelli futuri e che il ripagamento del debito si indirizza a quelli passati sorge un problema: non ho mai visto un creditore rassicurato dal fatto che il proprio debitore svenda i suoi gioielli per ripianare crediti altrui.

- Storicamente le grandi battaglie per la democrazia hanno visto i popoli lottare per eliminare il controllo di budget ed imposte all'arbitrarietà di pochi, ponendolo sotto il controllo sovrano parlamentare. Nel silenzio generale, l'Unione Europea ha compiuto esattamente il procedimento inverso. L'Italia ha già versato al Mes, il Fondo salva Stati, 15 miliardi – 50 se si considerano tutte le alchimie finanziarie create dal 2010 - per un totale di 125 miliardi rinnovabile potenzialmente all'infinito e che servirà per salvare una seconda volta le banche dopo gli stress test in corso. In questo contesto, come giudica il fatto che il nostro paese debba poi elemosinare due miliardi di euro e la possibilità di sforare dal Patto di stabilità per intervenire nell'emergenza in Sardegna?

Il modo in cui i nostri governi ci hanno svenduto ad interessi economici esteri è vergognoso e la storia farà giustizia. In quest'Europa tutti vengono pagati direttamente (con finanziamenti) o indirettamente (con il recupero dei crediti). Solo noi paghiamo e basta pur essendo in crisi.

- Lei ha recentemente dichiarato come la disoccupazione di massa sia l'inevitabile risultato di una moneta troppo forte. Non ritiene che, anche fuori dall'euro, la società del 2014 non possa più permettersi logiche basate solo sulla crescita infinita ed iniziare a pensare a modelli di sviluppo alternativi, oppure giudica l'utilizzo delle politiche keynesiane l'unica via percorribile?

Fra la crescita infinita e vent'anni di stagnazione direi che ci sono numerose vie di mezzo. Io comunque sono anti-ciclico: keynesiano in recessione e liberista in crescita.

- Si vive una fase di grande confusione politica per quel che riguarda la critica all'architettura istituzionale europea ed il rischio è che in questo modo molte forze vengano disperse. Che tipo di legittimità e credibilità possono avere secondo Lei partiti che sono al governo o che hanno rappresentanti a Bruxelles o Strasburgo da oltre vent'anni e che oggi promettono di battere i pugni sul tavolo?

I partiti sono quasi tutti compromessi,occorrerà credibile autocritica, ma dovranno essere molto convincenti e mi sembra una bella impresa. Il primo test sarà la qualità delle persone inserite in lista.

- Cosa si aspetta dalle elezioni del Parlamento europeo del prossimo maggio?

Mi aspetto una forte affermazione delle forze antieuriste, a cominciare dal Front National in Francia.

domenica 19 gennaio 2014

Nessuno parla più della Grecia

Fate Girare, nessuno dei nostri media schiavi ne parla, ma la situazione è esplosiva. 

Dal Blog di Alberto Bagnai

(http://goofynomics.blogspot.it)

Il ridicolo uccide


(traduco, per i diversamente europei, l'ultimo post del blog di Panagiotis).

Nel pomeriggio, verso la sera, di questo 14 gennaio, il nostro amico Sakis, di 44 anni, è stato sepolto dalla sua famiglia e dai parenti. Non aveva retto alla situazione, come Petros, sepolto venerdì scorso. Crisi d’apoplessia o apoplessia da crisi, per essere più precisi, nel linguaggio attuale, perché gli effetti visibili di questa hanno comportato la morte per “incidente vascolare cerebrale”. Ieri, lunedì 13 gennaio, verso le otto del mattino, il mio cugino Costas si è suicidato gettandosi dal quarto piano dell’immobile dove abitava. È morto sul colpo “perché è caduto sul lastricato in cemento del giardino e non sugli alberi o sul prato”, secondo la polizia e il referto del medico legale. In certi paesi il ridicolo uccide.

Costas era nato 58 anni fa nella compagna profonda della Tessaglia, in Grecia centrale. Commesso a 17 anni, diventò poi commerciante, fino a ieri mattina. La sua attività aveva subito u n calo dell’80% dall’inizio della crisi, ogni tanto riportavo nel blog le mie conversazioni con lui. Da sei mesi era preoccupatissimo alla sola idea di evocare la futura e prevedibile cessazione della sua attività.

Il mio zio Dimitri, nato nel 1924, padre di Costas e fratello primogenito di mia madre pensa che viviamo in un’epoca... inspiegabile logicamente: “nel 1944 combattevo i tedeschi e i loro sbirri greci con le armi in pugno. Certe famiglie del nostro villaggio sono state decimate, eppure, fra i superstiti, nessuno aveva pensato di suicidarsi. E per di più morivamo di fame. Perché allora Costas, e in questo momento?”

D’altra parte, nella mattinata del 13, prima di apprendere questa notizia terribile, avevo già notato un’altra chiusura di un bar-ristorante. Pensavo così alle bufale che i miei due contradditori raccontavano con  tanta convinzione durante la trasmissione alla quale avevo partecipato di recente su RFI, ricordata in precedenza nel blog. Roba del tipo “la Grecia va meglio, abbiam perfino un surplus primario, la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea promette bene...”. Poveracci, soldati... al soldo del ridicolo.

La nostra famiglia, i più coraggiosi di noi... hanno pulito la lastra in cemento. Il giardiniere che viene ogni lunedì ci ha aiutato, e d’altra parte era stato lui a scoprire per primo il cadavere. Poi, quel silenzio che si frappone ai suoni dei viventi nella Grecia d’oggi.

Mio cugino Costas lascia due bambini grandi, mentre quelli di Sakis, anche loro due, fanno le elementari nel quartiere. La nostra cugina Evangelia, che non incontravo da un anno, mi ha informato del viaggio di suo figlio Yannis. È emigrato a Dubai, a 24 anni, nel luglio scorso. Lo ignoravo. In questa settimana pesante Vroutsis, Ministro del Lavoro (?) di Samaras e della sua banda di assassini (diciamo... indiretti) nel lento genocidio del popolo greco, Vroutsis ha appena precisato che la sua grande priorità nella “presidenza greca”: “Aiutare i greci a emigrare, se possibile senza abbandonare l’Europa”, e tutta la stampa ne parla con ironia.
Il nostro paese cambia, tranne le cappelle che guardano verso il cielo e la dolcezza del paesaggio. La mia cugina Iulia, ieri, gridava a squarciagola che “Dio non esiste perché non esiste giustizia”. E come in un rituale di maledizione ha invocato le forze oscure perché questi personaggi ridicoli finiscano nel silenzio, e soprattutto perché finiscano. “Gli dei della vendetta agiscono in silenzio”, scriveva Jean-Paul Richter, protestante filantropo riconosciuto per il suo romanticismo tipicamente tedesco, ma son ormai passati due lunghi secoli.

Nel quartiere stanno allestendo l’unico cinema all’aperto rimasto. “Ci sono tantissimi lavori da fare per la riapertura, prevista per maggio, verso le elezioni”, mi dice il proprietario... Petros, Sakis, Costas, che sarà sepolto il 15 gennaio, e gli altri, non vedranno il nostro prossimo film. Il ridicolo uccide e questo blog si accorderà un piccolo intervallo.





(per chi non lo conosce, Panagiotis, l'autore dell'articolo, é http://www.youtube.com/watch?v=M94zY-R9zMc... 
Siategli vicini, in base al solito principio "niente fiori, ma opere di bene" - potete contribuire al suo blog - e a questo proposito, visto che nessuno ci parla di queste cose, vi ricordo 
http://www.kapipal.com/59be9ba15b614d239ed5431ca4354777

sabato 18 gennaio 2014

L'ECONOMIA "BANCOCENTRICA" A MISURA DI "FURBETTO".

Siamo all'inizio del 2014 e vorrei fare, con parole molto semplici, un piccolo punto. 
Dove secondo me siamo e dove stiamo andando.
Praticamente ci stiamo schiantando a 300 all'ora contro un muro e ora cerco di spiegare perché.
Io sono una persona molto magnanima, segnata da molte importanti disgrazie nella vita, che quasi cinquantenne si è dovuta reinventare da capo vittima di questa economia BANCOCENTRICA che rovina persone e aziende. 
Che cos'è l'economia BANCOCENTRICA e perché ce l'ho con lei ? 
Cerco di spiegarlo. 
Anni fa ero un giovane imprenditore laureato in economia e commercio.
Un giovane stupido ed entusiasta del suo business che credeva nella crescita economica infinita. 
In poche parole credevo a ciò che diceva la economia BANCOCENTRICA.
L'economia "BANCOCENTRICA" ti diceva : Indebitati moltissimo, tanto il tuo business continuerà a crescere all'infinito.
Con i tassi bassi che ti diamo riesci senza problemi a servire il debito e a ripagarlo. 
E lo stupido che ha studiato sui libri della "Scuola di Direzione Aziendale" della Università Luigi Bocconi, credeva alla processione di banche che tutte le mattine affollavano il suo ufficio e gli offrivano soldi a più non posso e per qualsiasi stupido investimento volesse o gli venisse in mente di fare.
Ti offrivano addirittura fidi bancari per "giocare" (si, è il termine esatto perchè tra il casinò e la Borsa non c'è nessuna differenza) in Borsa.
E lo stupido accettava sempre convinto che l'espansione dell'economia e del credito continuassero all'infinito.
Le persone della mia generazione sono tutte creature della TV e della stampa spazzatura.
Guardavamo e tantissimi guardano ancora i telegiornali, i talk show e credevamo a quello che c'era scritto sul Corriere della Sera e sul Sole 24ore.
Eravamo tutti ottimisti e figli di genitori che avevano vissuto con tanti sacrifici ben ripagati la crescita economica infinita del dopoguerra.
Eravamo tutti illusi di essere ricchi, ma eravamo solo ricchi di debiti che la economia bancocentrica ci permetteva e ci invitava a contrarre tutti i giorni.
Anzi, per contrarre ancora più debiti che non costavano nulla o quasi, abbiamo messo a repentaglio il fieno che era già pagato in cascina.
E qui scatta il vero piano della economia BANCOCENTRICA. La requisizione della ricchezza reale. 
Alla fine del 2005 i tassi hanno cominciato a salire. 
Prima piano piano e poi vertiginosamente per toccare il massimo verso la fine del 2008 dove l'euribor a 3 mesi ha toccato il 5,11% (ottobre 2008).
La gente non è più riuscita ad onorare il debito e l'economia "BANCOCENTRICA" ha cominciato la realizzazione del proprio progetto di requisizione delle ricchezze reali delle persone in cambio di nulla. Processo che ora sta continuando senza pietà anche ai danni degli Stati Sovrani (una volta ora non più) e che ci ha trascinato nella situazione economica in cui siamo ora.
Bisogna meditare sul concetto di ricchezza.
E' più ricco uno che ha 1.000.000 di euro e 900.000 euro di debito o uno che ha 100.000 euro.
Sono due visioni di vita differenti, uno rivolto alla esteriorità e al consumo sfrenato e l'altro rivolto alla sobrietà e al consumo consapevole.
Ogni stile ha vantaggi e svantaggi.
Lo stile di vita basati sul debito ha portato alla esasperazione e alla esaltazione della figura del FURBETTO a scapito dell'ONESTO.
L'economia "BANCOCENTRICA" ha dei cicli che sono determinati dalla politica monetaria delle banche. Per mantenere lo stile di vita da 900.000 euro di debito la persona deve avere chi gli presta 900.000 euro. Quando il sistema bancario che presta i 900.000 euro decide di non concedere più credito, sottrae alla persona anche i 100.000 che sono "in teoria" di sua proprietà.
Se la persona ha la "sfortuna" di essere un ONESTO che ha creduto alle balle che raccontava l'economia "BANCOCENTRICA", si trova ora sul lastrico come la maggioranza degli imprenditori. 
Se invece l'imprenditore è stato un "FURBETTO" e ha sfruttato il momento di espansione del credito della economia "BANCOCENTRICA" ha fatto le seguenti azioni : 
1) Ha portato i 100.000 euro all'estero (poi riportati in Italia con lo scudo fiscale). 
2) 900.000 euro di investimenti li ha intestati a qualcun altro e gli continuano quindi a rendere.
3) 900.000 euro che gli ha prestato il sistema bancario non li restituisce.
4) Ora ha la liquidità per fare buoni investimenti a prezzi stracciati sui cadaveri delle persone oneste.
E' questo il disastro di questa nazione. 
Per vivere bene non è importante essere persone oneste, colte e capaci, è necessario essere "FURBETTI".
Devi essere "COMPETITIVO" e pronto a passare sul cadavere di chiunque.
Questo "SISTEMA BANCOCENTRICO A MISURA DI FURBETTO" mi dà profondamente fastidio ed è per questo che sono molto indignato; e la mia indignazione nasce dal profondo rispetto che nutro per lo Stato e le sue Istituzioni, che però vanno ben distinti dagli uomini che si ritrovano in questo momento a rappresentarli.
Lo Stato è morto!
Perché si aprono d’ufficio fascicoli di indagine verso ladri di galline e non si perseguono i ladri veri?
Perché la Procura della Corte dei Conti solleva d’ufficio l’eccezione di incostituzionalità per la legge sul finanziamento pubblico ai partiti e non fa la stessa cosa per i Trattati di fonte comunitaria ? 
Stanno arrivando addirittura a svendere la Banca D'Italia e il suo oro che era di proprietà dello Stato e dei suoi cittadini. 
Tutte queste svendite di Sovranità ad enti sovranazionali non eletti da nessuno sta producendo una voragine incolmabile nei conti dello Stato.
Dov’è finito lo Stato?
Dov'è finito il concetto di Sovranità, ossia di sommo potere appartenente al Popolo?
Dov'è la Libertà ?
Non esistono più Diritto e Libertà, esistono esistono solo Stato Corrotto e Cittadini FURBETTI.
Gli uomini ONESTI sembrano extraterrestri. 
Sono venuti a meno il Diritto e la Libertà.
Abbiamo perso di vista la nostra storia e le nostre tradizioni. 
Abbiamo perso di vista il Diritto Romano e guardiamo al diritto e alla finanza Anglosassone. 
Pensiamo che Sovrani siano i Mercati Finanziari basati sul nulla anziché il Popolo.
Oggi si incontrano Renzi e Berlusconi. Pensiamo che due condannati possano essere a capo di un organo che deve riformare la costituzione? 
Scusate, per un attimo ho pensato di essere nella terra degli ONESTI e ho dimenticato che siamo in quella dei FURBETTI.
E ho dimenticato che la maggioranza degli Italiani vota ancora PD e PDL o come cazzo si chiama (un po' di volgarità qui è permessa).
E ho dimenticato che un FURBETTO e un CORROTTO non voteranno mai per un ONESTO.
Quindi, cari Italiani ONESTI, cercate una via di fuga perché il muro su cui ci schianteremo è sempre più vicino. Speriamo che la nostra macchina sia più dura del muro!