martedì 4 giugno 2013

Una Vera Banca Centrale!!!!!

Marcello Foa aveva scritto su "Il Giornale" questo eccezionale articolo nel 2010. Come mai nessuno ne ha parlato?
Qual è lo Stato che può vantare una disoccupazione al 4,4%? E aumenti del Pil a due cifre con incrementi dei redditi delle persone fisiche pari al 23% tra il 2006 e il 2009? Uno pensa: non può essere che la Cina. Sbagliato. Anche nell’'ansimante America c’è chi va alla grande. L'’autore di questo miracolo è il North Dakota, ovvero uno dei piccoli e in apparenza marginali tra i 50 che compongono la federazione statunitense.
La sua fortuna? Aver dato retta, tra il 1915 e il 1920, alla Nonpartisan League, un movimento locale che l’'establishment tentò di fermare bollandolo come populista, ma che in realtà era lungimirante. Quel movimento indipendente propose agli elettori del North Dakota di non aderire al Federal Reserve System ovvero al circuito finanziario imperniato sulla Fed, la Banca centrale americana. 
Pensavano, i contadini dello Stato, che non ci si potesse fidare dei banchieri di Wall Street e che fosse più saggio avvalersi di un Istituto indipendente. Il tempo ha dato loro ragione.
Il successo del North Dakota è tutto qui: pur usando il dollaro come valuta di scambio, oggi è l’unico Stato americano che non dipende dalla Federal Reserve. A garantire le sue riserve sono i cittadini, i quali, in caso di dissesti finanziari non potrebbero avvalersi dell’assicurazione federale sui depositi. Lo Stato corre un rischio, ma ipotetico: in oltre 90 anni di vita l’istituto non è mai stato in difficoltà ed è passato indenne attraverso ogni crisi.
Per legge lo Stato e tutti gli enti pubblici devono versare i fondi nelle casse della Banca centrale del North Dakota, che li usa non per ottenere utili mirabolanti, né per oliare indebitamente le banche private, ma per aiutare la crescita dello Stato. Di fatto agisce come un'’agenzia di sviluppo economico e dunque sostiene progetti d’investimento, concede finanziamenti a tassi molto bassi, nonché un numero impressionante di prestiti agli studenti a condizioni eque.
Sarà per la mentalità contadina di quella gente o per le virtù civiche sia degli amministratori della banca che dei cittadini, ma il tasso di spreco e di inefficienza è bassissimo. Per dirla in altri termini: quegli investimenti non sono sprecati in progetti insensati o improduttivi, dunque non producono carrozzoni parapubblici con interessi e prospettive clientelari, ma producono ricchezza nel territorio e dunque nuovo gettito fiscale, nuovi fondi per la banca; insomma, generano un ciclo virtuoso.
Sembra l’uovo di Colombo, ma altro non è che il trionfo del buon senso. In ultima analisi lo scopo della banca centrale di un Paese dovrebbe essere quello di agevolare uno sviluppo economico armonioso e senza squilibri finanziari o inflazionistici. La Bank of North Dakota ci riesce a tal punto da chiudere ogni anno in utile (nel 2009 per 58 milioni di dollari), denaro che torna ai legittimi proprietari ovvero ai contribuenti. Il sistema funziona così bene che diversi Stati americani vogliono imitarlo. E mica solo staterelli, anche colossi come California, Ohio, Florida, stufi di un meccanismo che negli ultimi trent’anni ha creato una ricchezza illusoria.
La Federal Reserve, infatti, non appartiene ai cittadini americani, ma alle banche, che pertanto sono i suoi azionisti di riferimento, così come, peraltro, avviene per la Banca d’Italia. Il liberista Ron Paul da anni sostiene, inascoltato, che una Banca centrale non è nemmeno contemplata dalla Costituzione americana e che di fatto tradisce lo spirito dei fondatori degli Stati Uniti d’America. Furono gli ambienti di Wall Street, nel 1914, a indurre il presidente Wilson a creare la Fed, la quale, però, nel corso dei decenni ha assunto compiti e generato dinamiche devianti, sottraendo al popolo la sovranità finanziaria.
Contrariamente alla Fed, la North Dakota Bank non ha bisogno di considerare interventi straordinari a sostegno di un’economia asfittica, né di comprare i Buoni del Tesoro invenduti, per la semplice ragione che lo Stato non ha debiti ed è addirittura in surplus. La North Dakota Bank non ha seguito la moda dei subprime, né della cartolarizzazione dei debiti, né delle altre diavolerie finanziarie escogitate negli ultimi anni dai dissennati e avidissimi manager delle grandi banche d’affari. Ha continuato ad essere una banca centrale al servizio della comunità, capace di mettere a disposizione dei privati le risorse necessarie per avviare imprese che poi non vivono di sussidi, ma secondo le regole di mercato. È la rivincita di un’America semplice e vincente, ma di cui nessuno parla mai.

venerdì 10 maggio 2013

Profilo di Enrico Letta, alias Monti junior


“Io ce la metterò tutta perché gli italiani non ce la fanno più dei giochetti della politica.”
Enrico Letta
Al di là del volto pulito, dei 47 anni ben portati e dei modi più o meno galanti di Enrico Letta, è bene conoscere alcune cose sul suo passato recente e remoto, per capire che cosa ci riserva il futuro.
Posizioni politiche ed economiche:
- Appoggio incondizionato a Napolitano-Monti, suoi compagni nella loggia segreta (“mega-P2 globale”) Gruppo Bilderberg e nella loggia semi-segreta e super-esclusiva creata da Rockefeller: la Commissione Trilaterale;
- Euro sì. Morire per Maastricht, titolo e sottotitolo del suo libro edito da Laterza ( http://www.ibs.it/code/9788842052487/letta-enrico/euro-si-morire.html); Letta dunque è un eurocrate di lunga data, peraltro poco lungimirante, non avendo avvertito i pericoli dell’area euro; curiosamente, il “giovane” eurocrate Letta ha “trascorso parte dell'infanzia a Strasburgo   http://it.wikipedia.org/wiki/Strasburgo dove frequenta la scuola dell'obbligo   http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_dell%27obbligo” (dalla sua pagina di Wikipedia);
- Pro austerity di Monti. Letta dice, il 9 ottobre 2012: “Noi abbiamo voluto per primi Monti, caricandoci anche responsabilità non nostre. Noi rivendichiamo la giustezza di quella scelta. La condivisione profonda di quanto è stato compiuto e la necessità di una continuità programmatica nel prossimo governo è sancita, peraltro, dalle conclusioni della Carta d’intenti, ribadite e votate dall’Assemblea di sabato all’unanimità” (http://www.liberoquotidiano.it/news/1094581/Nel-Pd-volano-stracci--Fassina-Monti-%C3%A8-da-rottamare--Letta-%C3%A8-in-contrasto-col-partito.html );
-  Chi critica l’austerity di Monti è cattivo. Per Letta, Fassina con le sue critiche a Monti, compagno di merende di Letta nel Bilderberg e nella Trilaterale, “ha passato il segno” ( http://www.liberoquotidiano.it/news/1094581/Nel-Pd-volano-stracci--Fassina-Monti-%C3%A8-da-rottamare--Letta-%C3%A8-in-contrasto-col-partito.html ); poco importa se oggi Letta si dichiara contrario all’austerity: ha già ampiamente dimostrato di essere ondivago e poco lungimirante.
- La nomina di Mario Monti è stata “un miracolo” (v. sotto, sezione “Amicizie e parentele”, voce Monti);
-  Goldman Sachs è coraggiosa. “Goldman Sachs” “sembra avere più coraggio e lucidità di analisi” rispetto a  “tanti rappresentanti dei poteri economici italiani che paiono timorosi nei confronti di una prospettiva di centrosinistra” (  http://www.asca.it/news-Pd__E_Letta__da_Goldman_Sachs_conferma_di_vocazione_europeista-1199195-POL.html ); NB: Mario Monti e lo zio Gianni Letta sono consiglieri per conto della Goldman Sachs. Goldman Sachs, la più grande banca d’affari statunitense (e del mondo), già nel 2007 è stata al centro di una inchiesta della Procura di Pescara per una frode al fisco per almeno 202 milioni di euro (  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/banche-daffari-e-di-truffe/1629089; http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=5770& , http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=5770& ). Goldman Sachs è ritenuta corresponsabile della crisi greca ed è stata additata come responsabile del crollo della lira agli inizi degli anni ’90, “dapprima annunciandone la sopravvalutazione ed indicando nel livello di 1000 lire al marco il tasso di cambio che essa riteneva realistico, poi buttandosi a vendere lire per contribuire a ottenere quel risultato.” ( http://www.movisol.org/draghi4.htm)
-  Privatizzazioni selvagge. Privatizzare tutto. Pro bono della Goldman Sachs. Letta annuncia: “È arrivato il momento di cominciare a parlare di privatizzazioni. Penso a Poste, Ferrovie, Eni, Enel, Finmeccanica e alle 20 mila aziende partecipate degli enti locali” ( http://vocialvento.com/2011/07/12/i-repubblichini/ ); anche in questo senso le privatizzazioni di Letta saranno in continuità con i metodi del suo maestro Andreatta e del suo idolo Monti (consigliere per la Goldman), a favore di Goldman Sachs, in combutta con lo zio Gianni e quindi in pieno conflitto di interessi ( http://affaritaliani.libero.it/economia/privatizzazioni-il-tesoro-sceglie-goldman-sachs-e-soc-generale-valutazione-quote.html ); in caso di uscita dell’Italia dall’euro, con la conseguente svalutazione, e tramite il suo funzionario Letta, Goldman Sachs potrà acquisire i gioielli nazionali a prezzo molto ribassato. Il sogno di privatizzare l’Enel e altri gioielli nazionali, in parte realizzato, era già di Andreatta ( http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1993/03/13/Altro/PRIVATIZZAZIONI-ANDREATTA-2_184900.php).
-  Affidare a Goldman Sachs la valutazione delle partecipazioni statali ad aziende per vedersi ridurre poi drasticamente i bond italiani che aveva in portafoglio. Questo infatti è accaduto con il governo Monti: lui ha affidato a GS le valutazioni su “Fintecna, Sace e Simest in vista della cessione alla Cdp” e GS ha ridotto del 92% i bond italiani che aveva in portafoglio,” portandoli da 2 miliardi di euro a una misera quota di 155,2 milioni di euro. In pratica, le collusioni di Monti con Goldman Sachs sono controproducenti da ogni punto di vista e anche in prospettiva futura, perché invia un fortissimo segnale di sfiducia agli investitori. Lo stesso, si deve presumere, avverrà con il prossimo governo Napolitano-Letta  ( http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-08-09/doccia-fredda-goldman-sachs-160710.shtml?uuid=Abtzo0LG ). Del resto appare chiaro a cosa potrebbero essere mirate quelle riduzioni di portafoglio: a una svalutazione di tutto il patrimonio industriale nazionale, che poi verrà acquistato a prezzi di favore dalla stessa Goldman Sachs.
- Smembrare l’ENI. “Terna e Snam Rete Gas scorporata da Eni”: smembrare l’ENI e quindi privatizzarla togliendoci il controllo sulle autentiche fonti di approvvigionamento del gas, utili alla NATO nell’ambito di una strategia di indebolimento della Gazprom e quindi della Federazione Russa, che collaborano strettamente con ENI ( http://vocialvento.com/2011/07/12/i-repubblichini/ ); anche questa operazione sarà probabilmente un bel regalo a Goldman Sachs; lo smembramento e la privatizzazione dell’ENI seguirà il precedente dello smembramento e privatizzazione dell’IRI operata tramite l’intervento di Andreatta, il mentore di Letta. Tramite l’accordo con l’eurocrate Van Miert siglato nel 1993, Andreatta diede il via allo smantellamento dell'IRI, che dai tempi di Mattei era un complesso di aziende statali (regno per lo più di monopoli naturali) fra i più grandi al mondo, che ci era invidiato all'estero “perché era in grado di fare tutto, e moltiplicava ogni lira investita per sei-sette volte” ( http://www.movisol.org/draghi4.htm ).
-  Una delle poche iniziative promosse Letta diverse dal duetto austerity/privatizzazioni – ma patrocinata dai soliti Monti e da Goldman Sachs, evidentemente per i profitti che potrà trarne avendoli in gestione – è quella degli “euro project bond quale possibile pilastro della strategia di rilancio della crescita", sostiene Letta. Però questa soluzione è controversa e di difficile applicazione. Contro gli Eurobond si è espresso anche Mario Draghi, secondo il quale non risolverebbero i problemi strutturali di fondo dei singoli paesi, oltre  a introdurre problemi di natura giuridica dovuti alla necessità di modificare i trattati ( http://www.libertiamo.it/2010/12/17/eurobond-il-dado-e-tratto/ ).
Principali appartenenze e affiliazioni:
-  Loggia segreta (“mega-P2 globale”) Gruppo Bilderberg, cui ha partecipato nel 2012; fra i pochissimi personaggi italiani che vi appartengono: Mario Monti, membro del suo consiglio direttivo;
-  Loggia semi-segreta e super-esclusiva Commissione Trilaterale, creata da Rockefeller; fra i pochissimi politici italiani che vi appartengono, oltre a Vittorio Grilli, i due compagni di Letta, Giorgio Napolitano e Mario Monti;
-  Loggia esclusiva “a porte chiuse” Aspen Institute, come recita il loro sito, «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”.» Membri del suo comitato esecutivo italiano, guarda caso, sono, oltre a Enrico e Gianni Letta, Monti, Amato e vari altri; Napolitano non ha mancato di partecipare alle loro iniziative;
-  Goldman Sachs, la più grande banca d’affari del mondo (http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/9/22/26536-la-goldman-sachs-vota-per-il-pd/; vedi anche sotto, voce zio Gianni Letta);
-  Dal 1990 collabora con “l’Arel, Agenzia per le Ricerche e le Legislazioni fondata da Nino Andreatta, il più ultraliberista tra i ministri e gli economisti democristiani,” (... http://www.contropiano.org/news-politica/item/16124). Dal 1993 è segretario generale dell’Arel. Andreatta nel 1993 dichiarava quella delle privatizzazioni un’“emergenza nazionale” ( http://archiviostorico.corriere.it/1993/marzo/03/Andreatta_privatizzare_emergenza_nazionale_co_0_9303039062.shtml ); conosciamo bene le dichiarazioni di Letta a favore delle privatizzazioni: è probabile dunque che anche con Letta le privatizzazioni diverranno emergenza nazionale, a vantaggio (solo provvisorio) del bilancio e di Goldman Sachs.
-  Fondatore del think tank bipartisan Vedrò, che vede fra i numerosi partecipanti l’amico di Monti Corrado Passera, Gianluca Comin, dell’Enel, ed Enrica Minozzi, dell’Eni, due aziende che Letta vuole smembrare e privatizzare ( http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/24/perche-hanno-scelto-il-giovane-enrico/ ).
-  PD. “Il Pd si candida ad essere il country party, il partito dell’Italia” ( http://vocialvento.com/2011/07/12/i-repubblichini/ ).
Amicizie privilegiate e parentele:
-  Napolitano, membro, come Letta, della Trilateral Commission e dell’Aspen Institute, e amico degli amici. In fondo è lui che ha appena nominato Presidente del Consiglio il suo compagno di logge Letta. -  Mario Monti, il Barone. Monti ha dunque come suo successore il suo compagno di logge ed estimatore Letta. Degno di nota è il cosiddetto “pizzino” di Letta a Monti – suo compagno di associazioni segrete ed esclusive quali il Bilderberg e la Trilateral Commission, e con interessi comuni in Goldman Sachs – un biglietto scambiato in Parlamento, la cui foto, assolutamente autentica, è stata pubblicata dal “Corriere della Sera” il 18 novembre 2011: «Mario, [si notino la confidenzialità e l’informalità, N.d.R.] quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!» ( http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2011/11/18/pop_monti-foglio.shtml ); In altre parole: Mario Monti ha ricevuto l’incarico il 16 novembre 2011; subito dopo l’incarico Letta, che lo chiama “Mario” (in amicizia) gli dà il suo appoggio, “sia ufficialmente”, sia “riservatamente” (parola sottolineata da Letta; leggasi: in segreto); poi grida al miracolo per l’incarico al suo amichetto Monti della Trilaterale/Bilderberg/Aspen. Curiosità: nella parte finale della lettera, Letta scrive di aver “tenuto” – contatti? – con Stefano Grassi]. Il riferimento non è facilmente decifrabile ma potrebbe essere a Stefano Grassi, consigliere di Mario Monti, che ha frequentato la stessa università di Letta, conseguendo anch’egli un dottorato di ricerca in diritto presso la Scuola Superiore S. Anna di Pisa e che condivide con Letta attività nell’ambito di istituzioni della Comunità Europea. Mesi fa era scoppiato un mini-scandalo perché Monti avrebbe chiesto il distaccamento di Grassi, in qualità di consigliere per le politiche comunitarie e per le riforme economiche pagato dalla Comunità Europea (con i nostri soldi), per farlo lavorare al suo fianco nella Lista Monti.
- Beniamino Andreatta (1928-2007), il Guru delle Svendite. Economista democristiano ultraliberista, che già favorì la carriera universitaria del suo portaborse Prodi, è stato un vero mentore per Letta. Fra i suoi principali insegnamenti, la ricetta dello spezzatino. Lo spezzatino di colossi industriali nazionali, come l’IRI, che ora Letta vuole applicare a Finmeccanica, ENI eccetera. Andreatta «nel 1992 annunciò che per rientrare dal debito pubblico occorreva “ridurre il reddito delle famiglie italiane di almeno 5milioni di lire”». Andreatta, secondo alcune fonti, sarebbe stato presente sul panfilo Britannia il 2 giugno 1992 nella presunta trattativa segreta fra oligarchi angloamericani (dicesi anche: l’ubiquitaria Goldman Sachs) e membri della classe dirigente italiana per la privatizzazione e la svendita del patrimonio industriale italiano ( http://www.movisol.org/draghi4.htm ). Esistono fonti che suggeriscono che Andreatta avesse come obiettivo la svendita integrale di tutte le quote statali di tutti i patrimoni pubblici. Andreatta, in qualità di neo-ministro degli esteri, accolse subito entusiasticamente la proposta britannica di mandare gli eserciti in Bosnia ( http://www.movisol.org/draghi4.htm ).
- Gianni Letta, lo Zio. Che il caso Letta sia un possibile caso di nepotismo (secondo varie possibili forme di favoritismo) è sotto gli occhi di tutti, ma in queste circostanze è il minore dei mali. Più problematiche sono le affiliazioni dello zio. Dal 18 giugno http://it.wikipedia.org/wiki/18_giugno 2007 http://it.wikipedia.org/wiki/2007 Gianni Letta è “membro dell'advisory board di Goldman Sachs International http://it.wikipedia.org/wiki/Goldman_Sachs con compiti di consulenza strategica per le opportunità di sviluppo degli affari, con focus particolare sull'Italia” ( http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Letta ). Si noti che un ruolo analogo è stato (è?) rivestito anche da Monti, il compagno di merende di Enrico Letta – che con lui frequenta il Bilderberg e la Trilaterale.
- Pierluigi Bersani, l’amico che non vende più. Bersani, compagno di partito, e coautore di libri con Enrico Letta, nel 1992-1993, ha avuto un ruolo nelle vendite delle industrie di Stato e si è attirato critiche per certi versi simili a quelle che colpivano Andreatta, in merito all’abulia circa le svendite di gioielli industriali italiani. Nerio Nesi, su “Liberazione”, accusò l’allora ministro Bersani accomunandolo ai "bravi funzionari del Tesoro", di cultura monetarista, capaci solo di "vendere e svendere": "È possibile che il responsabile dell'Industria non abbia alcunché da dire sul futuro del secondo gruppo manifatturiero italiano? Faccia sentire la sua voce" ( http://archiviostorico.corriere.it/1997/aprile/28/Caso_Fabiani_Andreatta_contro_Iri_co_0_9704287286.shtml ). Tuttavia, Bersani il 14 febbraio 2013, pur essendosi dichiarato possibilista su una futura vendita di Finmeccanica, ha anche negato recisamente questa possibilità nel breve periodo, definendola “pazzesca” e quindi assumendo una posizione diametralmente opposta a quella di Letta. Evidentemente questo è uno dei motivi che l’hanno reso persona non grata ai poteri superforti, e quindi a Napolitano che non gli ha concesso incarichi ( http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE91D00920130214 ).
- In sintesi, come lo ha definito L. Pistelli, Enrico Letta è “l’Amato del 2000” perché “è dentro tutti i giochi” (http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/24/perche-hanno-scelto-il-giovane-enrico/ ).
Conclusioni
Il problema non è tanto che Letta sarebbe il responsabile di un governo di larghe intese.
Per quanto molti lo ritengano scandaloso, un governo di larghe intese sarebbe pur sempre una situazione migliore di quella reale, perché un inciucio alla luce del sole sarà pur sempre inciucio, ma è meglio di un inciucio segreto; in altri tempi lo si sarebbe chiamato compromesso storico – non che si possano fare paragoni con quello degli anni Settanta, che peraltro vedeva protagonista una classe dirigente di caratura infinitamente superiore a questa. Questa classe che, probabilmente non sapendo quello che ha fatto, con la rielezione di Napolitano ha compiuto il peccato originale dei prossimi sette anni.
Davvero sono stati così ingenui da credere che votando Napolitano avrebbero avuto in cambio qualcosa? Proprio quel Napolitano che “lavorava da tempo” alla sua rielezione, come afferma il deputato del PD Sandro Gozi ( http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/prodiani-allo-scoperto-contro-re-giorgio-lavorava-da-tempo-a-rielezione-54793.htm ).
Ben difficilmente i membri del PD e del PDL otterranno qualcosa, né per sé né per il Paese. Infatti:
-  un vero governo di larghe intese probabilmente non ci sarà, eccettuate le intese su questioni secondarie e sul salvataggio di qualche gruppetto di politici da guai giudiziari. Saranno grandi intese di facciata. Le vere intese, quelle sulle questioni fondamentali, saranno prerogativa dei soli compagni di merende di Letta Junior: Letta Senior, Monti, Napolitano, la direzione della Goldman Sachs e della Trilateral Commission e gli altri poteri superforti dietro a questo gruppo.
-  Letta è il rappresentante di un Governo Monti 2, per l’austerity, per le privatizzazioni, per lo smembramento e la svendita dei gioielli nazionali, come nel ’92-’94.
-  Letta, fino a prova contraria, è Monti Junior, e potrà presto trasformarsi in Andreatta Junior. Questo è espresso per l’ennesima volta a chiare lettere dallo stesso Letta:
“È chiaro – a chi è dotato di buon senso e responsabilità – che qualunque primo ministro si candidi a succedere a Monti dovrà farlo in continuità con Monti stesso.” (9 ottobre 2012, sito di Enrico Letta). Tutto ciò rende assolutamente non credibili i tranquillizzanti proclami dell’ultima ora di Letta contro l’austerità, diffusi anche dal “Financial Times”.
Dunque, Letta, fino a prova contraria, deve essere considerato un nemico del patrimonio pubblico italiano. In altri termini, un nemico della Repubblica.
Andrea Aliprandi
Fonte: www.comedonchisciotte.org

martedì 30 aprile 2013

“Cala lo spread. Fiducia nel nostro Paese? No, merito di Stati Uniti e Giappone” - Il Fatto Quotidiano


ANALISI DELL'ECONOMISTA LORETTA NAPOLEONI. Le nostre obbligazioni fanno gola per due motivi: i rendimenti sono alti rispetto a quelli del resto dei paesi occidentali e la caduta dei tassi d’interesse in atto ne fa crescere il valore


Se gioca bene le sue carte, il nuovo governo italiano potrebbe, almeno nel breve periodo, trarre vantaggio dalle mutate condizioni del mercato delle obbligazioni di stato, e cioè la corsa all’acquisto del debito della periferia di Eurolandia. Ci troviamo di fronte ad uno di quegli spettacolari colpi di scena che l’alta finanza sferra quando uno meno se lo aspetta? Pare proprio di sì, ma chi pensa che dietro ci sia l’ennesima dietrologia di organizzazioni come il Bilderberg sarà deluso: ciò che sta avvenendo è frutto di politiche economiche e monetarie rivoluzionarie perseguite principalmente da due paesi: gli Stati Uniti ed il Giappone. Politiche che nell’era della globalizzazione hanno un raggio di gettata che va ben oltre i confini nazionali.
Chiediamoci perché lo spread scende in tutt’Europa, perché all’apice della nostra crisi politica delle scorse settimane i tassi ai quali l’Italia si indebitava erano quasi la metà di quelli dell’autunno del 2011. La risposta più frequente è che c’è fiducia nel nostro paese, ma è la risposta sbagliata. Le nostre obbligazioni fanno gola per due motivi: i rendimenti sono alti rispetto a quelli del resto dei paesi occidentali e la caduta dei tassi d’interesse in atto ne fa crescere il valore. Vale la pena spiegare questi due punti.
Dal 2010 il rendimento delle obbligazioni dei paesi emergenti e di quelli cosiddetti di frontiera – a ridosso dei primi ma ancora in fase di decollo, come il Ruanda – sono scesi dall’11 al 6 per cento, durante la crisi del credito del 2009 questi erano arrivati al 20 per cento. Oggi giorno soltanto il debito pubblico pachistano, venezuelano ed argentino, di nazioni in default insomma, offre rendimenti al di sopra del 10 per cento. Il motivo è la politica monetaria espansiva perseguita dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e da poche settimane dal Giappone. L’ingresso del Giappone, poi, tra i tipografi del danaro, nazioni che stampano moneta per far fronte alla deflazione, ha causato un’ulteriore e più profonda ondata di tagli nei tassi di rendimento. Ondata che perdurerà per almeno due anni, questa la durata ufficiale di questa politica.
Più il denaro rende poco a livello globale più la caccia ai tassi più elevati diventa difficile, più i tassi scendono più sale il valore delle obbligazioni già in portafoglio. Ecco spiegata la spirale di guadagno sui titoli. L’appetito per il debito della periferia è alimentato dalla caduta mondiale dei rendimenti che ha ridimensionato il rischio della periferia. Oggigiorno le obbligazioni della Costa Rica o del Ruanda rendono meno di quelle della Grecia, che fa parte dell’Unione Europea. Di fronte a queste anomalie l’investitore alla ricerca di alti rendimenti deve necessariamente riassestare il rischio Grecia.
E veniamo ai paesi della periferia di Eurolandia dove i tassi sono di pochi punti percentuali al di sotto di quelli di nazioni africane. Dal 2010 ad oggi gran parte del debito nazionale è stato riacquistato dai singoli paesi. Si tratta di un fenomeno che sta trasformando questi paesi nei replicanti del Giappone dove quasi il 100 per cento del debito nazionale è detenuto da cittadini ed istituzioni nazionali. Ciò implica che il pericolo di default è minino dal momento che lo stato è allo stesso tempo debitore e creditore. Ma c’è un altro elemento importante da prendere in considerazione: l’alta e crescente percentuale di fallimenti nell’economia reale.
Dall’autunno del 2011 la Banca centrale europea ha immesso nel sistema bancario circa 2mila miliardi di euro, a questo va aggiunto l’aumento dei depositi in euro, 44 miliardi a marzo in Italia, Spagna e Francia. Dove finiscono tutti questi soldi? La risposta è semplice: nel mercato obbligazionario perché è l’investimento più redditizio e sicuro. L’andamento dei prestiti non onorati o restituiti in Italia ce lo conferma. Dal 2008 ad oggi la percentuale di questi sul totale dei prestiti è passata dal 2 al 6 per cento.
Questi dati ci dicono che nei prossimi mesi non dovremmo affrontare crisi finanziarie come quella del 2011, abbiamo insomma un attimo di respiro. Ma se in questo intervallo non iniziamo a rimettere in ordine la nostra economia facendola ripartire, dietro l’angolo ci aspetta un destino simile a quello del Giappone: deflazione ventennale o forse qualcosa di peggio. Come ha scritto un blogger finanziario londinese: la grande abbuffata del mercato dei titoli della periferia è ricominciata, comprate, comprate, comprate fino a quando inizieranno i disordini in strada.


domenica 28 aprile 2013

La banca esagera con gli interessi: ex imprenditore la fa pignorare


VENEZIA 28 Aprile 2013 - Quando è la banca a essere pignorata. Nonsuccede spesso, visto che quasi sempre è l’istituto bancario ad avvalersi dello strumento coattivo per recuperare i crediti di clienti insolventi. Stavolta la situazione è letteralmente a parti inverse. È un correntista, o meglio un ex correntista, il titolare di un’impresa edile di Mestre, che – forte di una sentenza del Tribunale di Venezia – si è presentato nella filiale di via Riviera XX Settembre della Deutsche Bank con l’ufficiale giudiziario, ottenendo il pagamento di 96mila euro.
«Non è stato facile - commenta l’avvocato Daniela Ajese, legale dell’imprenditore – ma alla fine i funzionari dell’agenzia ci hanno consegnato il sospirato assegno circolare. Si tratta della somma fissata dal giudice che ha condannato la Deutsche Bank alla restituzione degli interessi ultralegali, delle commissioni di massimo scoperto e di altre spese non dovute, addebitate al mio cliente nel corso del rapporto che è stato dichiarato illegittimo».
Tutto comincia con un crac. Appunto quello di un’azienda attiva sia in terraferma che in centro storico nel settore delle costruzioni che al massimo del suo sviluppo ha dato lavoro a una decina di dipendenti. Le prime difficoltà arrivano quando il comparto inizia a soffrire all’inizio del Duemila: gli immobili non si vendono, il costo del denaro che lievita e la progressiva difficoltà di accedere al credito. Poi la chiusura della ditta, dovuta in sostanza alla sovraesposizione con il sistema bancario che esige il rientro dei debiti.
«Debiti? Alla fine – sottolinea l’avvocato Ajese, da anni attiva nel settore bancario a tutela delle aziende – analizzando la gestione dei conti correnti in essere con la medesima società abbiamo recuperato nei confronti di più istituti di credito complessivamente più di un milione di euro. Per quanto riguarda la Deutsche Bank – conclude Ajese – gli addebiti illeggitimi sono stati effettuati nel periodo compreso fra il 1990 e il 1996. Per fortuna la Corte di Cassazione ha definitivamente chiarito (l’ultima sentenza è del 2010) che la prescrizione decennale per la richiesta di restituzione degli importi dovuti inizia a decorrere a partire dalla data di estinzione del conto corrente ed è per questo motivo che abbiamo potuto rivalerci sulla banca, ottenendone la condanna a distanza di così tanto tempo».
di Monica Andolfatto su: Il Gazzettino

sabato 6 aprile 2013

Se i nostri politici ascoltassero un poco. O per ignoranza o per sordità non ce la fanno.


Questo breve articolo è stato scritto sul New York Times il giorno 4 aprile da un povero economistello da due soldi che si chiama Paul Krugman. 
Per queste sue strane teorie, a questo poveretto è stato assegnato il premio Nobel. 
Come mai i politici e i professori non lo ascoltano ?
Sono sordi o sono ignoranti? 
Alla fine dell'articolo Krugman esorta la politica a fare il proprio dovere. 
Fare l'interesse dei milioni di disoccupati e non quello dei banchieri e dei finanzieri.
A difendere l'economia reale e non la finanza creativa.
Se non facciamo tornare al centro di tutto il lavoro e le persone siamo destinati al baratro senza nessuna altra soluzione alternativa.
Ai posteri la sentenza, intanto leggiamo l'articolo di Paul Krugman sperando che lo legga anche qualche politico che improvvisamente decide di fare il proprio dovere. 


THE URGE TO PURGE
Paul Krugman


Durante la Grande Depressione, molte persone influenti hanno sostenuto che il governo non doveva neanche tentare di limitare i danni.
Secondo Herbert Hoover(31° presidente degli Stati Uniti dal 1929 al 1933), Andrew Mellon, il suo segretario al Tesoro, lo esortò a "Liquidare lavoro, liquidare le scorte, liquidare gli agricoltori. ... Sarà come spurgare il marcio fuori dal sistema.
"Non cercate di accelerare la ripresa, ha avvertito il famoso economista Joseph Schumpeter, perché lo stimolo artificiale annulla il lavoro delle fatto dalle depressioni. "

Come molti economisti, ho usato citare questi luminari del passato con un certo compiacimento. Dopo tutto, la macroeconomia moderna aveva mostrato che avevano torto, e noi non avremmo dovuto ripetere gli errori del 1930, vero?

Come eravamo ingenui. Si scopre la voglia di effetto-spurgo, la voglia di vedere la depressione come una punizione necessaria e in qualche modo anche auspicabile per i peccati passati, mentre bisogna inveire contro ogni tentativo di mitigare la sofferenza. Questo sentimento è più forte che mai.

Infatti, le teorie di Mellon in questi giorni sono ovunque.

Accendete CNBC o leggere un articolo su un giornale importante, e non si vedrà nessuno sostenere che il governo federale e la Federal Reserve stanno facendo troppo poco per combattere la disoccupazione di massa.
Invece, è molto più probabile incontrare un presunto esperto che inveisce sui mali del deficit di bilancio e sulla creazione di moneta, e denuncia l'economia keynesiana, come la radice di ogni male.

Ora, il fatto è che questi hanno sbagliato su tutto, in ogni fase della crisi, mentre i keynesiani sono stati accantonati.
Ricordate come i deficit federali avrebbero dovuto causare impennata dei tassi di interesse?
Poco male: Dopo quattro anni di tali avvertimenti, i tassi restano vicino a minimi storici proprio come avevano previsto i keynesiani.
Ricordate come stampare denaro stava per causare un'inflazione galoppante? Da quando è iniziata la recessione, la Fed ha più che triplicato le dimensioni del suo bilancio, ma l'inflazione è stata in media meno del 2 per cento.

Ma i seguaci di Mellon continuano ad arrivare. L'ultimo esempio è David Stockman, primo direttore di bilancio del presidente Ronald Reagan, che ha appena pubblicato un mammut dal titolo "The Great deformation."

Il suo libro non ha molto di nuovo da dire.
Anche se la volontà del signor Stockman di criticare alcuni repubblicani e lodare alcuni democratici gli ha fatto guadagnare una reputazione da iconoclasta, la sua analisi è praticamente liquidatorismo di serie.

Siamo stati condannati al disastro, egli afferma, da quando la Federal Reserve ci ha portato fuori dal Gold Standard e ha introdotto l'assicurazione dei depositi. Tutto ciò in quanto c'è stata una serie di "spese folli" (la sua parola preferita): spese folli di consumo, spese folli di debito, e soprattutto le spese folli di stampa di denaro.
Se il disastro è stato in qualche modo evitato per 70 e più anni, è stato grazie a una serie di incidenti fortunati.

Quindi tratta più o meno le solite cose.
In particolare, come molti nel suo campo, il signor Stockman fraintende il significato di aumento del debito.
Sì, il debito totale per l'economia degli Stati Uniti, combinato pubblico e privato, è aumentato drammaticamente in rapporto al PIL Ma questo non significa che noi come nazione abbiamo vissuto molto al di là dei nostri mezzi, e dobbiamo stringere drasticamente le nostre cinture.
Mentre abbiamo accumulato un debito estero significativo (anche se non così grande come molti immaginano), l'aumento del debito è rappresentato prevalentemente da americani che prendono in prestito da altri americani, che non rendono la nazione nel suo insieme più povera e non significa che dobbiamo nel complesso spendere di meno.
In realtà, il problema più grande creato da tutto questo debito è che si sta tenendo l'economia depressa, ed è questo che ci porta a spendere poco. Abbiamoi debitori costretti a tagliare le spese, mentre i creditori non vedono alcuna ragione per spendere di più.

Allora cosa dobbiamo fare? Con tutti i mezzi, dobbiamo cercare di ripristinare il tipo di regolamentazione finanziaria efficace che, negli anni prima della rivoluzione Reagan, ha contribuito a scoraggiare un eccessivo indebitamento.

Ma questo è prevenire la prossima crisi. Per affrontare la crisi che è già qui, abbiamo bisogno di stimoli monetari e fiscali, per indurre coloro che non sono troppo profondamente indebitati a spendere di più, mentre i debitori forti riducono il debito.

Ma tale ricetta è un anatema per i Mellonites, che erroneamente vedono solo le stesse politiche che ci hanno portato in questa trappola.
E questo, a sua volta, ti dice perché il liquidatorismo è una dottrina così distruttiva: ruotando i nostri problemi in un morality play del peccato e della punizione, ci aiuta a condannare a una crisi più profonda e più a lungo.

La cattiva notizia è che il peccato vende. Anche se le teorie di Mellon hanno sbagliato tutto, la nozione di macroeconomia come morality play ha un fascino viscerale che è difficile da combattere.

Mellon ha sbagliato nel 1930, e il suo avatar ha sbagliato oggi.

La disoccupazione, non l'eccessiva stampa di denaro, è ciò che ci affligge oggi e la politica dovrebbe fare di più, non di meno.

martedì 2 aprile 2013

nocensura.com: Monti prima di abbandonare palazzo Chigi fa un reg...

Prima di abbandonare Palazzo Chigi, Monti e il suo governo tecnico fanno l'ultimo regalo a banche e assicurazioni. Infatti giovedì 28 marzo e' stato preparato, pronto per essere approvato, il decreto taglia risarcimenti per le vittime di incidenti stradali e della Malasanità con una tabella medico-legale e una di valutazione monetaria per le lesioni da 10 a 100 che riduce gli importi risarcitori di circa il 60%. Questa tabella non è quella approvata dai vari organismi scientifici nel corso degli anni perché ha subito un coefficiente di abbattimento assolutamente non previsto. E ciò accade proprio mentre il Tribunale di Milano ha appena pubblicato quella nuova con gli incrementi per la svalutazione.
Tutti i cittadini e le vittime della strada fanno appello al Presidente Napolitano perché da ultimo baluardo degli Italiani non firmi questo decreto che mortificherebbe ancora di più tutti coloro che hanno già tanto sofferto.

"Questo è un altro regalo dell'ex presidente Monti ai poteri forti" - lancia l'allarme l'avv. Angelo Pisani, presidente di NOI Consumatori Anti-Equitalia. E continua: "Il governo Monti ha più volte tradito gli Italiani, ora vuole svendere la salute umana e i diritti delle persone che hanno subito grandi sofferenze. L'associazione NOI Consumatori si batterà per difendere i danneggiati e le vittime della strada e della Malasanità, ma sarebbe fondamentale una mobilitazione generale di tutte le associazioni a tutela dei cittadini."

 Di Angelo Pisani - noiconsumatori.it