Amici, connazionali, popolo sovrano (ma non troppo, che sennò Bruxelles s'incazza): celebriamo!
Il governo è riuscito nell'impresa epocale di portare il deficit al 3,1%.
Avete capito bene: TRE VIRGOLA UNO.
Non tre virgola zero, che sarebbe stato il biglietto d'uscita dalla procedura d'infrazione.
No, quello sarebbe stato un successo volgare, quasi sospetto.
Invece il 3,1% è il capolavoro dell'allievo che prende 5,9 e il professore non lo arrotonda al 6 perché "deve capire l'errore".
La narrazione ufficiale: un capolavoro di equilibrismo retorico
La premier ci spiega che mancavano solo 20 miliardi di PIL per centrare l'obiettivo.
VENTI MILIARDI. Una cifra ridicola, una mancia, un errore di arrotondamento.
Peccato che 20 miliardi siano più o meno l'intera manovra finanziaria del 2024.
Ma questi sono dettagli insignificanti.
Il ragionamento è sublime nella sua circolarità: siccome l'Istat poi rivede sempre al rialzo le stime del PIL, probabilmente abbiamo già raggiunto il 3% senza saperlo.
È come dire: "Non ho ancora vinto alla lotteria, ma statisticamente qualcuno vince sempre, quindi consideratemi milionario".
Schrödinger applicato alla contabilità pubblica: il deficit è simultaneamente sopra e sotto il 3% finché l'Istat non apre la scatola.
Il Superbonus: la balla colossale del "debito" che non esiste
Ed eccoci al pezzo forte: il Superbonus 110%, la "sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II".
Un genio del male, quel Conte, che mentre sgovernava durante una pandemia globale non si è accorto che qualche mano nemica ha pensato di fare recuperare sovranità allo Stato facendogli emettere dal nulla crediti fiscali che non possono essere conteggiati tra il debito.
Ma erano tutti impegnati con gli appalti del Covid e non se ne sono accorti.
Svista o ignoranza?
Ai posteri l'ardua sentenza ma è più probabile la seconda.
Ma veniamo al punto che il governo si guarda bene dallo spiegare, perché rovinerebbe la favoletta. I crediti fiscali del Superbonus NON sono un debito per lo Stato.
Ve lo riscrivo maiuscolo: NON SONO UN DEBITO.
Perché? Perché lo Stato quei soldi non li ha mai tirati fuori dalle sue casse.
Li ha creati dal nulla con un click sulla tastiera.
Non c'è stato alcun esborso, alcun finanziamento, alcun prestito da rimborsare.
Niente. Nada. Zero. Un caz.
Il meccanismo è di una semplicità disarmante: invece di incassare tasse per tot miliardi, lo Stato rinuncia a incassarle concedendo crediti d'imposta alle imprese.
Non è che prima quei soldi c'erano e ora non ci sono più: non c'erano prima e non ci sono adesso.
È una partita di giro contabile.
Lo Stato non ha "pagato" un bel niente.
Ha semplicemente deciso di non prelevare.
È la differenza che passa tra perdere qualcosa che hai in tasca e rinunciare a qualcosa che non hai ancora incassato.
La premier farebbe bene a farselo spiegare dal suo ministro dell'Economia. Anzi, no: probabilmente lo sa benissimo, ma fa comodo fingere il contrario. O è ignoranza anche qui ?
Dunque l'intero argomento — "il Superbonus ci impedisce di uscire dalla procedura d'infrazione" — è una colossale supercazzola.
Se il Superbonus non genera debito, non può essere la causa del mancato rientro.
Il capolavoro dei 5 punti percentuali
Ora, ridurre il deficit di 5 punti in tre anni sembra roba da Nobel dell'economia. Peccato che sia stato fatto principalmente in tre modi:
tagliando la spesa pubblica (chiamiamola "efficientamento", suona meglio);
con l'inflazione che ha gonfiato il PIL nominale facendo sembrare il debito più piccolo; e usando proprio i crediti d'imposta del Superbonus come capro espiatorio per giustificare altri tagli.
È come dimagrire 5 chili tagliandosi una gamba, pesandosi con i vestiti bagnati e dando la colpa al vicino che cucina troppo. E poi vantarsi della dieta.
Nel frattempo, la sanità pubblica cola a picco.
Il fondo sanitario in termini reali si riduce, le liste d'attesa si allungano più delle code all'ufficio postale il giorno della pensione, e un italiano su dieci rinuncia a curarsi.
Ma il deficit scende! E questo è ciò che conta, no?
Moriremo sani grazie al rigore fiscale.
La beffa dell'Istat: il complotto dei numeri
Il governo si rammarica che l'Istat "sottostimi" il PIL, per poi rivederlo al rialzo anni dopo.
È geniale: non sono le politiche economiche a essere sbagliate, è la statistica che è in ritardo.
Come dire che non sei in sovrappeso, è la bilancia che non si è ancora aggiornata all'ultima versione del firmware.
La verità è che se il PIL fosse stato anche solo dello 0,9% più alto — una crescita che qualsiasi paese decentemente governato in fase di ripresa post-pandemica avrebbe ottenuto senza troppi sforzi — saremmo già fuori dalla procedura. Ma chiamiamola sfortuna, dai!
Il ringraziamento finale: l'apoteosi dell'assurdo
E arriviamo al gran finale: il ringraziamento al ministro Giorgetti per "aver saputo gestire in maniera responsabile le risorse pubbliche in una fase storica molto complicata, dando all'Italia grande prestigio e solidità economica".
Prestigio. Solidità. L'Italia che fino a ieri era il malato d'Europa, con il debito pubblico più alto dopo la Grecia, con la crescita più anemica del continente, con la produttività ferma da trent'anni.
Ma abbiamo grande prestigio. 😂😂😂😂
L'ho letto sul blog della premier, quindi è vero.
La realtà che non vi raccontano
E qui arriviamo al cuore del problema, quello che nessuno a Palazzo Chigi ha il coraggio di dire.
Lo Stato è sovrano dal punto di vista monetario.
Punto.
Può emettere moneta.
Può creare crediti fiscali dal nulla.
Può spendere senza dover prima "trovare i soldi".
L'unico vero limite è l'inflazione, non certo il deficit.
E l'inflazione si combatte con politiche fiscali e industriali, regolamentazione dei prezzi nei settori strategici, investimenti in capacità produttiva.
Non strangolando la spesa pubblica ed è ora che tutti capiscano che se lo Stato non spende SIAMO TUTTI MORTI perchè lo Stato è l'unico che immette moneta netta nell'economia reale.
STIAMO MORENDO PERCHE' LO STATO NON SPENDE, NON PERCHE' E' SPENDACCIONE.
Questo concetto va studiato e capito altrimenti continuate tutti a non capire un cazzo.
La favola del "debito che grava sulle future generazioni" è esattamente questo: una favola.
I titoli di Stato sono risparmio sicuro per i cittadini, non una maledizione che pioverà sui nostri nipoti.
E i crediti d'imposta del Superbonus non sono un buco nel bilancio, ma un investimento che ha generato lavoro, ristrutturato 500.000 edifici, migliorato l'efficienza energetica del paese.
Soldi spesi nell'economia reale, non evaporati nel nulla come quelli messi n finanza.
E allora perché tutto questo teatro?
Perché serve un nemico.
Serve il governo precedente cattivo che "ci ha lasciato i debiti".
Serve il Superbonus sciagurato.
Serve l'Europa che ci impone il 3%.
Così puoi dire: "Non è colpa mia se taglio la sanità, è colpa del Superbonus".
"Non è colpa mia se non assumiamo insegnanti, è colpa di Conte".
Una narrazione talmente comoda che quasi ci dispiace smontarla con i fatti.
L'alternativa: la Modern Money Theory senza paura
Con la piena sovranità monetaria, un governo potrebbe finanziare sanità, scuola, infrastrutture e pure il Superbonus senza dover elemosinare il permesso a Bruxelles.
Perché uno Stato che emette la propria moneta non può "finire i soldi" — può solo gestire l'inflazione. Ma per capirlo bisognerebbe studiare la MMT invece di ripetere a pappagallo che "lo Stato deve fare come le famiglie".
Le famiglie, signori miei, non hanno la Banca d'Italia.
Non battono moneta.
Non emettono titoli di Stato.
Non creano crediti d'imposta premendo un tasto.
Se proprio vogliamo fare un parallelo, lo Stato somiglia più a un contabile che segna i punti in una partita: non può finire i punti, può solo decidere come assegnarli.
Ma questo ragionamento è troppo complicato per un dibattito pubblico che si riduce a "deficit buono/deficit cattivo" come fossimo all'asilo.
Quindi brindiamo.
Brindiamo al 3,1%, alla quasi-vittoria, al trionfo dell'austerità che ci sta rendendo più poveri, più disuguali e più malati.
Brindiamo al Superbonus, che ha ristrutturato mezzo milione di case senza generare un euro di debito ma viene trattato come la peste.
Brindiamo al fatto che tra qualche anno l'Istat ci dirà che forse, in realtà, il deficit era già sotto il 3% e non lo sapevamo.
Nel dubbio, intanto, prenotatevi una visita specialistica nel pubblico.
L'appuntamento è per il 2028.
Se va bene.
Olindo Cervi
P.S. - L'autore declina ogni responsabilità per crisi isteriche, attacchi di sconforto o improvvise illuminazioni keynesiane derivate dalla lettura di questo articolo.
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