martedì 21 aprile 2026

La Ristoratrice è sempre più spietata: niente pasti gratis.

La ristoratrice che non serve pasti gratis, la signora Veronica De Romanis in Bini Maghi, afferma che :

"Allora ripetiamolo 

Debito: non ci sono (solo) le regole Ue ma anche chi compra il debito aggiuntivo e a quale tasso di interesse. 

Occorre informare il Vice premier Salvini che ogni anno costa 85 mld 

Non esistono PASTI GRATIS 

Chi lo sostiene inganna i cittadini"

L’affermazione riportata dalla grande ristoratrice che non serve pasti gratis, è un classico esempio di come l’economia convenzionale, spesso definita "neoliberista", affronti la questione del debito pubblico.

Pur citando dati reali (come gli 85 miliardi di spesa per interessi), lo fa con una cornice mentale e un impianto teorico da contesta radicalmente.

Non si tratta di difendere l’ignoranza, ma di evidenziare come questa narrazione nasconda i veri meccanismi economici e imponga una coltre di paura funzionale a precise scelte politiche.

1. L'inganno del parallelismo familiare e la natura del vincolo

L'errore di base è trattare lo Stato come una famiglia.

Il bilancio di uno Stato che emette la propria moneta non è come quello di un cittadino o di un'impresa.

La frase "non esistono pasti gratis", resa celebre da Milton Friedman, è fuorviante se applicata a un'istituzione che detiene il monopolio della valuta.

Uno Stato sovrano spende creando moneta e la drena attraverso le tasse, non deve "finire i soldi" o diventare insolvente nella sua stessa valuta. L'idea che esista un vincolo finanziario stringente è un costrutto ideologico per giustificare l'austerità.

2. L'Italia, la trappola dell'Euro e il costo del "vincolo esterno"

C'è un punto critico che l'affermazione ignora: l'Italia ha perso la sua sovranità monetaria. Avendo adottato l'euro, il nostro Paese ha volontariamente scelto di comportarsi come se fosse un semplice utilizzatore di una valuta estera, rinunciando alla possibilità di emettere la moneta in cui si indebita.

I vincoli europei servono soprattutto a privilegiare i gestori privati del risparmio e a impedire politiche fiscali espansive. L'architettura dell'eurozona costringe l'Italia a ragionare sullo "zero virgola", creando un tappo alla crescita e all'occupazione.

3. La cifra degli 85 miliardi: una scelta politica, non una condanna

La spesa per interessi è reale e significativa, ma la sua interpretazione è opposta a quella che viene data.

Perché lo Stato paga interessi sul debito? Non perché sia un ente in perdita, ma perché le regole dell'Eurozona gli impediscono di finanziarsi direttamente.

L'Italia è costretta a emettere titoli di debito per "sterilizzare" la moneta creata dalla spesa pubblica, al fine di rispettare i parametri di Maastricht.

La spesa per interessi è quindi una tassa occulta e un gigantesco trasferimento di ricchezza dai cittadini ai detentori di titoli di Stato, in gran parte istituzioni finanziarie private, la stessa BCE è gli oligarchi miliardari.

4. Il vero "pasto gratis": l'avanzo del settore privato

L'economia è fatta di saldi settoriali.

Il "pasto gratis" esiste: si chiama deficit pubblico.

In termini contabili, il deficit del settore pubblico corrisponde esattamente all'avanzo finanziario del settore privato.

Ogni euro di deficit pubblico è un euro di risparmio netto per famiglie e imprese. Tagliare la spesa pubblica per paura del debito significa, matematicamente, distruggere ricchezza privata.

L'austerità è quindi una scelta politica che impoverisce deliberatamente i cittadini in nome di un dogma contabile.

5. L'unico limite reale: l'inflazione e le risorse reali

Non si può stampare moneta all'infinito. L'unico vincolo vero per la spesa pubblica è la disponibilità di risorse reali (lavoro, materie prime, capacità produttiva) e il rischio di inflazione.

La paura del debito è una cortina fumogena che distoglie l'attenzione dai problemi concreti del Paese: la deindustrializzazione, la disoccupazione, i servizi pubblici al collasso causa incapacità della classe dirigente.

Invece di discutere di come usare la potenza pubblica per creare lavoro e benessere, siamo costretti a discutere di spread, decimali di PIL e rassicurazioni ai "mercati". I 90 miliardi di interessi di cui si parla sono il prezzo che paghiamo per rimanere in un sistema monetario che ci vuole deboli.

Conclusione: informare Salvini e i cittadini

Informare il Vicepremier Salvini non significa terrorizzarlo con la cifra degli 85 miliardi come se fosse il preavviso di un fallimento imminente. Significa spiegargli che quella spesa è il sintomo di una dipendenza da un sistema monetario europeo disfunzionale, che trasforma la sovranità popolare in un problema contabile.

Chi sostiene che "non esistono pasti gratis" sta ingannando i cittadini, facendo passare una scelta politica (l'austerità e la cessione di sovranità) per una legge economica ineluttabile. La vera informazione da dare è che i vincoli non sono finanziari, ma autoimposti, e che esistono alternative per riprenderci il controllo del nostro destino economico.

Olindo Cervi

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